Papa Francesco negli Emirati Arabi, di cosa si parlerà con i musulmani?

Il logo della Human Fraternity Conference, che si terrà ad Abu Dhabi, cui Papa Francesco parteciperà il 4 febbraio 2019
Foto: EAU
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Sono due mani che si cercano, in segno di cooperazione e unità, a costituire il logo dell’incontro della Fraternità Umana che si tiene ad Abu Dhabi il prossimo 4 febbraio. È lì che andrà Papa Francesco. E ci sarà anche lo sceicco Ahmed al Tayyeb, grande imam di al Azhar. Sarà il quinto incontro tra i due.

Il summit di Abu Dhabi è un ulteriore passo all’interno dell’Islam sunnita verso una “modernizzazione” della loro religione. Già l’Incontro Internazionale per la Pace del Cairo del marzo 2017 si inseriva in un percorso sulla cittadinanza già battuto da quel mondo islamico, e che ha trovato un nuovo sfogo nella dichiarazione di Islamabad. Questo percorso trova terreno fertile negli Emirati Arabi Uniti, e in particolare ad Abu Dhabi.

È un percorso fatto anche per necessità, perché lì ad Abu Dhabi la religione islamica è di certo maggioritaria, ma c’è un numero altissimi di immigrati, che provengono soprattutto dalle Filippine e dall’India. La tolleranza è una necessità, per permettere al Paese di continuare a crescere.

Per questo, di tutti i Paesi del Golfo, e soprattutto di tutti gli Emirati, Abu Dhabi era il posto più probabile. Non certo l’Arabia Saudita, che pure ha invitato Papa Francesco, e che ha lanciato segni di apertura (ci sono stati due incontri in Vaticano, e l’ultima missione del Cardinale Jean Louis Tauran, ora deceduto, è stata proprio in Arabia Saudita), ma che resta comunque ancora lontano da cenni di vera libertà religiosa.

Andando negli Emirati, poi, Papa Francecso prosegue il dialogo con l’Islam sunnita che aveva intrapreso nel 2016, quando furono riaperti i colloqui con l’università al Azhar del Cairo. Da allora, Papa Francesco e il Grande Imam di al Azhar Ahmed El Tayyeb si sono incontrati quatro volte, e si incontreranno di nuovo all’incontro sulla Fraternità Umana organizzato da Mohamed bin Zayed al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi.

L’incontro è parte di un lavoro che vuole trasformare Abu Dhabi nella “città della tolleranza”, e dà inizio ad un anno chiamato “Anno della Tolleranza” che vuole proiettare gli Emirati tra gli Stati che intrattengono il dialogo.

Come detto, ci sarà anche il grande imam di al Azhar, nonché molti intellettuali e leaders religiosi. Organizzatore dell’evento è il Consiglio Musulmano degli Anziani. Il sultano Faisal al Remeithi, segretario generale dell’organismo, ha detto che la conferenza sarà “un forum intellettuale che ci potrà permettere di ascoltare alla voce della ragione e della saggezza nelle interazioni umani, senza considerare la razza o l’identità religiosa”.

Tema cruciale, quello della cittadinanza, perché l’Islam non prevede eguale cittadinanza per i non musulmani. Anche in Bosnia, per questo motivo, si vive un “esodo nascosto dei cristiani”, come ha denunciato recentemente il Cardinale Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo.

La conferenza sarà organizzata in sessioni. La prima sessione sarà su “Principi di Fraternità Umana”, e andrà ad esaminare i migliori modi per promuovere una cultura di pace nelle aree della violenza e dell’estremismo ideologico ed etnico. La seconda sessione discuterà di “Responsabilità comuni per raggiungere la Fraternità Umana”, con un focus particolare su come rafforzare i legami di cooperazione tra Est ed Ovest. La terza sessione sarà su “Fraternità Umana, sfide e opportunità”, e considererà anche delle buone pratiche per affrontare il tema dell’intolleranza.

Il viaggio di Papa Francesco ha luogo un decennio dopo che Santa Sede ed Emirati Arabi Uniti hanno annunciato lo stabilimento delle relazioni diplomatiche, nel 2007. Relazioni strette per promuovere “legami di mutua amicizia”, come disse Benedetto XVI ricevendo le credenziali del primo ambasciatore. Appena un anno dopo, nel 2008, la prima delegazione di alto livello degli Emirati Arabi, guidata dall’ex speaker del Consiglio Federale Nazionale Abdul Aziz al Ghurair, faceva visita in Vaticano e incontrava Benedetto XVI.

Gli Emirati Arabi Uniti sono sotto la giurisdizione del Vicariato Apostolico dell’Arabia del Sud. La prima chiesa del Paese, quella di San Giuseppe, è stata costruita nel 1965, mentre due anni dopo è stata costruita la Chiesa dell’Assunta.

In questi anni, gli Emirati hanno lavorato molto sul concetto di tolleranza religiosa e di libertà di espressione, e - sottolinea il vescovo Paul Hinder, dal 2004 alla guida del Vicariato Apostolico dell'Arabia del Sud - "c''è sempre stato un dialogo sano tra il governo e il Vicariato", e tra gli esempi c'è "la visita nel 2015 del Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, che inaugurò con lo Sheikh Nahyan bin Mubarak al Nahyan, al tempo ministro per la Cultura e ora ministro della Tolleranza, inaugurò la chiesa di St. Paul's in Mussafah ad Abu Dhabi, in un terreno, come gli altri, donato proprio dalla famiglia reale".

Non solo. Nel 2017, Mohamed bin Zayed ha ordinato che una delle moschee più importanti di Abu Dhabi venisse rinominata “Maria, Madre di Gesù” allo scopo di “consolidare legami di umanità tra i seguaci di differenti religiose”.

Mentre Papa Francesco si preparava al viaggio a Panama, lo scorso 17 gennaio si è riunito ad Abu Dhabi il Comitato Supremo Nazionale dell’Anno della Tolleranza, presieduto proprio da bin Zayed, che nell’occasione ha detto che lo scopo degli Emirati Arabi è di “rendere la tolleranza una piattaforma, uno stile di vita e un modello unico da seguire a livello globale”.

Tra il 15 e il 16 novembre 2017, si è tenuto ad Abu Dhabi il primo summit internazionale della tolleranza, cui hanno partecipato oltre mille persone.

Come tutti i Paesi del Medio Oriente, gli Emirati hanno i loro problemi: Abu Dhabi è stata coinvolta nella sanguinosa guerra in Yemen, e si è scontrata con il Qatar, mentre c’è anche qualche repressione interna, come mostra la condanno a 10 anni di carcere del dissidente Ahmed Mansoor.

Ma la campagna per la tolleranza è stata forte negli ultimi anni. Il Ministero per la Tolleranza è stato promosso nel 2016, mentre l’Istituto Internazionale della Tolleranza è stata fondato nel 2017.

Sempre ad Abu Dhabi ci sono varie realtà che operano per contrastare il fondamentalismo. Ad esempio, il centro Sawab, legato al ministero degli Esteri, e il centro Hedaya, che garantisce lavoro ad oltre settanta persone. Nel Paese vige anche la libertà di culto per gli sciiti, una anomalia in una regione lacerata dalla divisione fra le due principali correnti dell’islam. 

Sono queste le iniziative delle cosiddette “petromonarchie”, sette emirati che insieme compongono uno Stato fondato nel 1971, dopo che l’amministrazione del Regno Unito aveva lasciato il controllo della regione.

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