IOR, ancora un rinvio a giudizio del Tribunale vaticano

Una visuale del Torrione Niccolò V, sede dell'Istituto delle Opere di Religione
Foto: Archivio CNA
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È stato rinviato a giudizio “un ex presidente dello IOR nonché un legale di sua fiducia per i reati di peculato ed autoriciclaggio”. La comunicazione è stata diffusa sul sito dell’Istituto delle Opere di Religione lo scorso 26 febbraio, un po’ in sordina, senza che ne venisse comunicata l'uscita con una nota stampa.

Il comunicato non fa, come di consueto, nomi. Il riferimento è comunque al processo nei confronti dell’ex presidente del Consiglio di Sovrintendenza Angelo Caloia (in carica dal 1989 al 2009) e il legale Gabriele Liuzzo. Nel processo, figurava tra gli accusati anche Lelio Scaletti, ex direttore generale dello IOR , deceduto il 15 ottobre 2015.

Si legge nella nota dello IOR che “secondo l’ipotesi accusatoria, tali condotte illecite – contestate anche al Direttore Generale dell’epoca nel frattempo deceduto – sarebbero state poste in essere tra il 2001 ed il 2008 nell’ambito della dismissione di una parte considerevole del patrimonio immobiliare dell’Istituto per le Opere di Religione con un danno patrimoniale superiore ai 50 milioni di euro”.

Lo stesso IOR aveva presentato una denuncia nel 2014, a seguito della verifica interna dell’Istituto cominciata nel 2014. L’Istituto ha annunciato che decide costituirsi parte civile nel processo che inizierà il prossimo 15 marzo.

Secondo il comunicato dell’Istituto di Religione, il rinvio a giudizio “conferma, ancora una volta, l’impegno profuso negli ultimi quattro anni dal management dello IOR, per attuare una governance forte e trasparente nel rispetto dei più rigorosi standard internazionali e la volontà dell’Istituto di continuare a perseguire, attraverso il ricorso alla giurisdizione civile e penale, qualunque illecito ovunque e da chiunque commesso ai suoi danni.”

Si tratta pressappoco della stessa formula utilizzata dall’Istituto nel commentare la condanna a mala gestione di due ex dirigenti dell’Istituto, resa nota lo scorso 7 febbraio.

Si era fatto un accenno alla denuncia contro Caloia nell’ultimo rapporto sui progressi di MONEYVAL, il comitato del Consiglio d’Europa che valuta i progressi in tema di trasparenza finanziaria dei Paesi che accettano di sottoporsi al processo di mutua valutazione.

 

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