Iraq, monastero Mar Benham: i manoscritti non sono perduti

Padre Joseph con i manoscritti recuperati a Mar Benham
Foto: www.ankawa.com
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Aveva nascosto i manoscritti in un corridoio, nei sotterranei del monastero martire di Mar Benham. E lì li ha ritrovati, dopo la liberazione. Padre Joseph, uno dei frati dello storico monastero occupato e distrutto dalle forze dell’auto-proclamato Stato Islamico, ha così potuto recuperare uno straordinario patrimonio culturale.

Rinnovato nel 1968, meta di pellegrinaggio di musulmani e cristiani, il monastero di Mar Benham era caduto sotto il controllo dell’ISIS nell’offensiva mossa in Nord Iraq a giugno 2014. Le truppe islamiste avevano rimosso le croci dal monastero, minacciato i monaci di morte e poi cacciati gli stessi monaci, ai quali era stato autorizzato di portare con sé niente altro che i vestiti. La tomba di San Benham – cui è intitolato il monastero – fu bruciata, come documentato da un video del 19 marzo 2015. Ma il 20 novembre 2016, dopo più di due anni di occupazione, il monastero è stato liberato il 20 novembre 2016 dalle forze di liberazione irachena.

Ma cosa era successo ai manoscritti nel frattempo? Padre Joseph, uno dei frati, saputo dell’avvicinarsi degli islamisti, aveva preso i preziosi manoscritti dalla biblioteca, li aveva composti in barili di ferro e poi li aveva messi in una nicchia dietro un corridoio del monastero, chiusi da un cancello che ha reso i manoscritti invisibili per l’esercito islamista.

Così, nonostante i due anni di saccheggio continuo del monastero, e addirittura la distruzione del monastero stesso il 19 marzo 2015, i libri si sono salvati. Si tratta di antichi testi in siriaco, per lo più di autore anonimo, quasi tutti di natura spirituale, ma non solo: ci sono testi di astronomia, matematica e altre scienze antiche.

Il monatero di Mar Benham martire e di sua sorella Sarah si trova a 14 chilometri a Sud dalla cittadina di Bkhaddada. La sua storia è legata a quella del principe assiro Mar Benham, convertitosi al cristianesimo insieme a sua sorella Sara e a 40 suoi seguaci. Quando il padre, il re Sennacherib, seppe della conversione, ordinò di ucciderli tutti.

Ma, dopo aver fatto uccidere i figli, Sennacherib costruì il monastero come segno di penitenza. Il monastero è stato sotto la cura della Chiesa Ortodossa Siriana, e le sculture che erano presenti nel monastero mostravano ristrutturazioni nel XII e XIII secolo, e testimoniavano anche i momenti di difficoltà, in particolare negli anni dal 1743 al 1790, a causa degli attacchi di Nader Shah, il leader persiano di religione musulmana.

Fu nel XVIII secolo che i monaci nel monastero stabilirono contatti con Roma, e fu così che gli abitanti della vicin Beth Khdeda si convertirono al cristianesimo. Il monastero divenne dunque di amministrazione cattolica nel 1790, e poi ritornò alla Chiesa Siriaca Ortodossa dopo meno di dieci anni, per poi diventare di nuovo cattolico nel 1839, cosa che è rimasto fino ad oggi.

Un gioiello di storia del cristianesimo antico, che – nonostante la distruzione – non ha fatto perdere tutte le antiche testimonianze. Quei manoscritti che l’ISIS non è riuscito a trovare sono un segno di speranza per tutta la regione.

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