Italiani nel mondo, più attivi all'estero che in patria, la vicinanza della Chiesa

Presentato il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, mentre si apre il convegno sulle Missioni Cattoliche italiane in Europa

Il Rapporto Italiani nel Mondo 2021
Foto: Migrantes
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La fotografia che si sviluppa sotto gli occhi di chi legge il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana è sempre molto profetica.

Così la edizione 2021 non solo mette a punto i dati che riguardano la situazione nata dalla pandemia, ancora in corso del resto con preoccupanti picchi in Europa e in altri continenti, ma accende i riflettori su una realtà  interessante: L’unica Italia che continua a crescere è quella che risiede strutturalmente all’estero. 

Il Rapporto è stato presentato oggi alla stampa, e tra i saluti è arrivato anche quello del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, e del Presidente del Parlamento Europeo Davide Sassoli. 

L’Italia di oggi  vede tra italiani e immigrati una situazione di stallo, mentre crescono le comunità degli Italiani Residenti all’Estero. 

Certo la pandemia ha ridimensionato il numero delle partenze, e si tratta di 109.528 italiani, oltre 21 mila persone in meno rispetto all’anno precedente. Crescono, in particolare i giovani tra i 18 e i 34 anni (42,8%): nell’anno della pandemia, il protagonismo dei giovani italiani in mobilità aumenta, ma il “rischio” di uno spostamento è stato volutamente evitato dai fragili come anziani e bambini. 

Crescono i numeri di coloro che sono andati nel Regno Unito: +8.358 iscrizioni in più rispetto al 2020. Giovani e giovani adulti, nuclei familiari con minori che la Brexit ha obbligato a far emergere attraverso la procedura di richiesta del settled status, un permesso di soggiorno a tempo indeterminato per chi può comprovare una residenza continuativa su territorio inglese da cinque o più anni.

“La mobilità ha cambiato l’Italia e ha cambiato gli italiani e può, a buona ragione, essere considerato l’elemento più importante di cambiamento sociale, economico, culturale, anche religioso dell’Italia degli ultimi decenni” scrive nella introduzione del Rapporto  il vescovo Gian Carlo Perego, Presidente Fondazione Migrantes.

“Le migrazioni per la Chiesa - scrive Perego- sono una provocazione per ciascuno di noi ad essere veramente “cattolici”, capaci cioè di riconoscere pienamente gli altri, di affermare concretamente la dign tà di ogni persona e di vivere la fraternità come stile” e per questo “se una persona, un bambino, un giovane e un adulto, un uomo e una donna che cerca di costruirsi un futuro in un altro paese non trova una città – l’ospedale, la chiesa, la scuola, la fabbrica e la bottega – che lo accoglie, lo riconosce, lo rende partecipe da subito alla vita della città e non lo lascia ai margini, nasceranno distanze, incomprensioni, violenze, delusioni: si affiancheranno due città diverse. Lo ricordava bene Giorgio La Pira, sindaco della città di Firenze quando parlava di “beni elementari” citando “la casa, l’officina, la scuola, l’ospedale e la Chiesa””.

Il segretario della Conferenza Episcopale il vescovo Stefano Russo ha messo in luce il ruolo della Chiesa in questa realtà migratoria. “La Chiesa oggi si interroga su quale sia il ruolo delle comunità” ha detto ricordando il convegno dedicato al ruolo delle Missioni Cattoliche di Lingua Italiana nell’Europa di oggi che inizia oggi. Cosa significa evangelizzare e come testimoniare la fede come Chiesa di lingua italiana non in Italia ma in ogni Paese del mondo?  “La Chiesa in Italia - ha detto Russo- ha in questo momento una priorità che è allo stesso tempo una preoccupazione pastorale: le nuove emigrazioni giovanili” perché : gli italiani emigrano oggi massicciamente e i giovani sono i protagonisti principali.

Cosa siamo chiamati a fare per i tanti fedeli di lingua italiana che arrivano all’estero oggi spinti dalla necessità di trovare una realizzazione personale e lavorativa? Non basta la sola assistenza morale e spirituale. La Chiesa deve essere compagna di vita per ciascuno di loro, la parrocchia una casa. Uno degli ambiti imprescindibili consiste in una autentica formazione al fine di vivere nella verità e nella carità che porti all’amore e alla cura dell’altro, profondo compito di spirito cristiano e sociale”.

 

 

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