Kazakhstan, Dichiarazione Finale. Le tre parole del Papa: pace, donna, giovani

Lettura della Dichiarazione Finale e conclusione del “VII Congress of Leaders of World and Traditional Religions”, presso il Palazzo dell’Indipendenza

Il Papa durante il Congresso
Foto: Vatican Media / ACI group
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Si sta per concludere il Congresso dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali che ha visto la partecipazione di Papa Francesco in Kazakhstan. Oggi, nel Palazzo dell’Indipendenza, ha luogo la lettura della dichiarazione finale. "Grazie per aver vissuto intensamente questi giorni di condivisione, lavoro e impegno nel segno del dialogo, ancora più preziosi in un periodo tanto difficile, su cui grava, oltre alla pandemia, l’insensata follia della guerra", dice subito il Pontefice nel suo ultimo discorso

"Non possiamo andare avanti collegati e separati, connessi e lacerati da troppe disuguaglianze. Grazie, dunque, per gli sforzi tesi alla pace e all’unità", commenta il Papa davanti ai leader religiosi.

"La Dichiarazione del nostro Congresso afferma che l’estremismo, il radicalismo, il terrorismo e ogni altro incentivo all’odio, all’ostilità, alla violenza e alla guerra, qualsiasi motivazione od obiettivo si pongano, non hanno nulla a che fare con l’autentico spirito religioso e devono essere respinti nei termini più decisi possibili - continua il Papa riferendosi alla Lettura del Documento finale - Il Kazakhstan, nel cuore del grande e decisivo continente asiatico, è stato il luogo naturale per incontrarci. La sua bandiera ci ha rammentato la necessità di custodire un sano rapporto tra politica e religione. No alla confusione, dunque. Ma “no” anche alla separazione tra politica e trascendenza, in quanto le più alte aspirazioni umane non possono venire escluse dalla vita pubblica e relegate al solo ambito privato".

"Occorre soprattutto impegnarsi perché la libertà religiosa non sia un concetto astratto, ma un diritto concreto. Difendiamo per tutti il diritto alla religione, alla speranza, alla bellezza: al Cielo. La via del dialogo interreligioso è una via comune di pace e per la pace, e come tale è necessaria e senza ritorno. Il dialogo interreligioso non è più solo un’opportunità, è un servizio urgente e insostituibile all’umanità", dichiara il Papa.

Francesco poi ci tiene a sottolineare tre parole che si trovano all'interno della Dichiarazione del Congresso.

La prima è pace. "Scaturisce dunque dalla fraternità, cresce attraverso la lotta all’ingiustizia e alle disuguaglianze, si costruisce tendendo la mano agli altri. Noi, che crediamo nel Creatore di tutti, dobbiamo essere in prima linea nel diffondere la convivenza pacifica. La dobbiamo testimoniare, predicare, implorare. Perciò la Dichiarazione esorta i leader mondiali ad arrestare ovunque conflitti e spargimenti di sangue, e ad abbandonare retoriche aggressive e distruttive. Solo servendo la pace il vostro nome rimarrà grande nella storia!", dice il Papa.

Seconda parola, donna. "Perché la donna dà cura e vita al mondo: è via verso la pace. Abbiamo perciò sostenuto la necessità di proteggerne la dignità, e di migliorarne lo status sociale in quanto membro di pari diritto della famiglia e della società, alle donne vanno anche affidati ruoli e responsabilità maggiori", commenta ancora il Pontefice.

Infine la terza ed ultima parola, i giovani. "Sono loro i messaggeri di pace e di unità di oggi e di domani. Sono loro che, più di altri, invocano la pace e il rispetto per la casa comune del creato. Invece, le logiche di dominio e di sfruttamento, l’accaparramento delle risorse, i nazionalismi, le guerre e le zone di influenza disegnano un mondo vecchio, che i giovani rifiutano, un mondo chiuso ai loro sogni e alle loro speranze", conclude il Papa.

Al termine, il Papa saluta individualmente i Leader religiosi. Poi, la cerimonia di congedo dal Kazakhstan e il rientro in Vaticano in aereo con i giornalisti. Il prossimo Congresso si terrà sempre in Kazakhstan nel 2025.

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