Kung e Ratzinger, un rapporto che nasce da lontano e resta lontano

Nel corso del pontificato di Benedetto XVI il teologo svizzero non ha risparmiato attacchi e affondi

Hans Kung
Foto: Universidad Nacional de Educación a Distancia
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Si conobbero nel 1957 ad un convegno di teologia dogmatica che si svolse ad Innsbruck, in Austria, Hans Kung e Joseph Ratzinger. Il futuro Papa rispettava il collega teologo svizzero: ne aveva letto la tesi di dottorato e apprezzava – secondo quanto riporta Peter Seewald nella biografia di Benedetto XVI – “l’apertura piena di simpatia e di semplicità”. Kung definiva Ratzinger un collega coetaneo “amichevole e simpatico”.

Ratzinger e Kung lavorano spesso nelle stesse istituzioni: all’Università di Tubinga e soprattutto al Concilio Vaticano II dove entrambi vengono visti come progressisti. Ma la storia dimostrerà come le loro posizioni siano lontane e differenti.

Nel corso degli anni il futuro Papa presenta una teologia perfettamente in linea con Roma. Kung no. Già ai tempi del Concilio il suo genuino dialogo con le altre chiese e confessioni cristiane gli era valsa da più parti l’etichetta di protestante. Anche Ratzinger non si era mai sottratto al confronto e al dialogo con le chiese sorelle – atteggiamento confermato anche da Papa – pur restando però fermo nella convinzione della unicità e universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa Cattolica. Un argomento affrontato al Concilio e ribadito dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella Dichiarazione Dominus Iesus del 2000. Un testo contro cui Kung si è espresso con parole di fuoco, definendolo un passo indietro sulla strada ecumenica non in linea con lo spirito del Vaticano II. “La stima e il rispetto verso le religioni del mondo, così come per le culture che hanno portato un obiettivo arricchimento alla promozione della dignità dell'uomo e allo sviluppo della civiltà – osservava il Cardinale Ratzinger presentando la Dominus Iesus - non diminuisce l'originalità e l'unicità della rivelazione di Gesù Cristo e non limita in alcun modo il compito missionario della Chiesa: "la Chiesa annuncia ed è tenuta ad annunciare, incessantemente Cristo che è la via, la verità e la vita (Gv 14,16) in cui gli uomini trovano la pienezza della vita religiosa e nel quale Dio ha riconciliato a sé tutte le cose" (Nostra Aetate, 2). Nello stesso tempo queste semplici parole indicano il motivo della convinzione che ritiene che la pienezza, universalità e compimento della rivelazione di Dio sono presenti soltanto nella fede cristiana. Tale motivo non risiede in una presunta preferenza accordata ai membri della Chiesa, né tanto meno nei risultati storici raggiunti dalla Chiesa nel suo pellegrinaggio terreno, ma nel mistero di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, presente nella Chiesa. La pretesa di unicità e universalità salvifica del Cristianesimo proviene essenzialmente dal mistero di Gesù Cristo che continua la sua presenza nella Chiesa, suo Corpo e sua Sposa. Perciò la Chiesa si sente impegnata, costitutivamente, nella evangelizzazione dei popoli. Anche nel contesto attuale, segnato dalla pluralità delle religioni e dall'esigenza di libertà di decisione e di pensiero, la Chiesa è consapevole di essere chiamata "a salvare e rinnovare ogni creatura, perché tutte le cose siano ricapitolate in Cristo e gli uomini costituiscano in lui una sola famiglia e un solo popolo”.

Nel 2005 il Cardinale Joseph Ratzinger viene eletto Papa con il nome di Benedetto XVI. E – sorprendendo tutti – l’allora Direttore della Sala Stampa della Santa Sede Navarro-Valls confermava la notizia dell’incontro tra il Papa e Hans Kung a Castelgandolfo.

“Sabato 24 settembre 2005 – affermava Navarro-Valls - ha avuto luogo un colloquio di Sua Santità Papa Benedetto XVI con il Professor Hans Küng. L’incontro si è svolto in un clima amichevole. Entrambi le parti erano d’accordo che non avesse senso entrare, nel quadro dell’incontro, in una disputa circa le questioni dottrinali persistenti tra Hans Küng e il Magistero della Chiesa Cattolica. Il colloquio si è concentrato, pertanto, su due tematiche che recentemente rivestono particolare interesse per il lavoro di Hans Küng: la questione del Weltethos (etica mondiale) e il dialogo della ragione delle scienze naturali con la ragione della fede cristiana. Il Professor Küng ha sottolineato che il suo progetto di Weltethos non è affatto una costruzione intellettuale astratta; si mettono in luce piuttosto i valori morali circa i quali le grandi religioni del mondo convergono, nonostante tutte le differenze, e che possono essere percepibili quali criteri validi – atteso la ragionevolezza convincente di essi – dalla ragione secolare. Il Papa ha apprezzato lo sforzo del Professor Küng di contribuire ad un rinnovato riconoscimento degli essenziali valori morali dell’umanità attraverso il dialogo delle religioni e nell’incontro con la ragione secolare. Ha sottolineato che l’impegno per una rinnovata consapevolezza dei valori che sostengono la vita umana è pure un obiettivo importante del suo Pontificato. Nel contempo il Papa ha riaffermato il suo accordo circa il tentativo del Professor Küng di ravvivare il dialogo tra fede e scienze naturali e di far valere, nei confronti del pensiero scientifico, la ragionevolezza e la necessità della Gottesfrage (la questione circa Dio). Da parte sua, il Professor Küng ha espresso il suo plauso circa gli sforzi del Papa a favore del dialogo delle religioni e anche circa l’incontro con i differenti gruppi sociali del mondo moderno”.

Nonostante il clima amichevole, Kung ha bersagliato costantemente Benedetto XVI nel corso del suo pontificato. Bisogna ricordare inoltre che il teologo svizzero è stato tra i più fermi ed acerrimi oppositori del dogma dell’infallibilità papale ex cathedra, enunciato da Pio IX nel 1870.

In una lettera aperta in occasione del quinto anniversario di pontificato di Benedetto XVI, Kung attaccava a testa bassa. Dell’incontro del 2005 – scriveva Kung – “avevo tratto la speranza che Joseph Ratzinger, già mio collega all'università di Tübingen, avrebbe trovato comunque la via verso un ulteriore rinnovamento della Chiesa e un'intesa ecumenica, nello spirito del Concilio Vaticano II. Purtroppo le mie speranze, così come quelle di tante e tanti credenti che vivono con impegno la fede cattolica, non si sono avverate; ho avuto modo di farlo sapere più di una volta a papa Benedetto nella corrispondenza che ho avuto con lui”.

Kung contestò al Papa il mancato dialogo con il popolo ebraico, accusando Benedetto XVI di aver sostenuto il processo di beatificazione di Pio XII e la remissione della scomunica ai Vescovi lefebvriani, e anche quello con l’Islam richiamando – e distorcendo – la lezione del Papa a Ratisbona. La lettera prosegue con una serie di accuse più o meno nette, tra le quali anche quella di aver “promosso con ogni mezzo la messa medievale tridentina, e occasionalmente celebra egli stesso l'Eucaristia in latino, volgendo le spalle ai fedeli”: qui Kung si riferiva con ogni probabilità alla celebrazione dei battesimi nella Cappella Sistina che i Papi presiedono una volta all’anno. E anche Papa Francesco ha celebrato in Sistina nel medesimo modo, ovvero ad orientem, ma anche all’altare di San Giovanni Paolo II o a Loreto.

Il gesuita De Lubac, teologo gesuita, esperto al Concilio Vaticano II e futuro Cardinale di Santa Romana Chiesa, parlando del giovane Hans Kung - come riportato da Peter Seewald - diceva,: “è un grande lavoratore, ma da qualche tempo mostra troppa ambizione, un arrivismo che ha qualcosa di spiacevole. Vorrei che Kung lavorasse seriamente, come ha fatto qui a Parigi per regalarci opere mature, senza propaganda gridata e senza arroganza”.

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