L' Anno di Dante celebrato con una mostra dalla Biblioteca Apostolica Vaticana

I manoscritti conservati alla Biblioteca e la riproduzione del famoso Dante Urbinate

Una pagina del Dante Urbinate
Foto: BAV
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L’anno dantesco in Vaticano si è aperto con la lettera apostolica di Papa Francesco, pubblicata il 25 marzo, giorno in cui cominciava l’anno secondo il computo ab Incarnatione, nel giorno in cui gli studiosi fanno iniziare il viaggio ultraterreno narrato nella Commedia.

In Candor lucis aeternae (Splendore della Luce eterna) il Papa sottolinea: “In questo particolare momento storico, segnato da molte ombre, da situazioni che degradano l’umanità, da una mancanza di fiducia e di prospettive per il futuro, la figura di Dante, profeta di speranza e testimone del desiderio umano di felicità, può ancora donarci parole ed esempi che danno slancio al nostro cammino”.

Da questo slancia nascono le iniziative della Biblioteca Apostolica vaticana che ha creato una mostra on line dedicata al Poeta che si arricchisce di giorno in giorno: “Viaggiare con Dante”. Un invito al visitatore a seguire colui che ebbe «per patria il mondo» nel suo viaggio ultraterreno. 

Come spiegano gli organizzatori "l’esposizione è stata promossa dal Comitato scientifico-organizzativo dantesco del Pontificio Consiglio della Cultura e dal “Cortile dei Gentili”.  La mostra è disponibile nella piattaforma che ospita il sito della Biblioteca Apostolica.

L’esposizione continuerà ad essere arricchita con ulteriore documentazione fino al mese di maggio; è stata preparata una pratica Guida, consultabile alla pagina iniziale tramite la voce di menu “about”, per aiutare i visitatori che ne avessero bisogno a muoversi con estrema facilità negli spazi espositivi. Un percorso articolato in otto temi, ciascuno con titolo proprio, introduce alle pagine di alcuni tra i più importanti manoscritti danteschi conservati in Vaticana, insieme agli altri materiali, anch’essi di grande pregio, realizzati in un arco temporale che va dal XIII al XIX secolo. Dante, l’uomo; Dante, il sommo poeta; Una Divina Commedia di primo Quattrocento; Il Dante Urbinate; Bartolomeo Pinelli illustra la Commedia; Gustavre Doré, un intramontabile successo; Il Canzoniere di Nicolò De Rossi; Dante, l’illustre. Il percorso consente di osservare da vicino i molti documenti proposti, con la possibilità di esaminare i particolari e mettere a confronto diversi dettagli. 

All’interno di ogni tema il visitatore trova un’ampia introduzione, bellissime immagini, una bibliografia di riferimento. La voce “browse” permette di addentrarsi nella selva degli approfondimenti con note dettagliate e rimandi alle fonti, alle particolarità dei testi, a fatti storici. Moltissime sono le note che illustrano i dettagli delle immagini con tags indicizzati per gli elementi che vi compaiono".

Va ricordato "che degli 850 esemplari manoscritti giunti fino a noi, più o meno completi, della Divina Commedia, circa quaranta si trovano nelle collezioni della Biblioteca Vaticana, con testo completo o quasi completo. Altrettanti ne conservano solo una parte, perché non furono mai completati o perché hanno subito perdite nel corso del tempo; ce ne sono altri che riportano solo excerpta dell’opera. 

Alcuni manoscritti sono particolarmente rilevanti per la costituzione del testo, non conoscendosi finora alcun autografo di Dante, e occupano posizioni elevate nello stemma codicum delle edizioni critiche; altri assumono un particolare rilievo anche nella storia dell’arte per la preziosità delle miniature e delle illustrazioni che contengono.

Il codice più celebrato, considerato il più bello in assoluto, è il cosiddetto Dante Urbinate, l’Urb. lat. 365, appartenuto a Federico di Montefeltro (1422-1482), duca di Urbino, la cui collezione si conserva in Vaticana dal 1657. Il testo, realizzato fra il 1474 e il 1478, si deve al copista volterrano Matteo de Contugi, che vi appose la sua firma. Famose le miniature del manoscritto, per l’Inferno e gran parte del Purgatorio realizzate a Ferrara da Guglielmo Giraldi e altri artisti della bottega. 

Oltre un secolo più tardi Francesco Maria II Della Rovere (1549-1631), ultimo duca di Urbino, fece completare il lavoro da Valerio Mariani, a imitazione delle illustrazioni quattrocentesche, e fece rilegare il manoscritto. Il codice presenta 117 miniature tabellari, che sono commenti figurati all’opera: 40 nell’Inferno, 45 nel Purgatorio e 32 nel Paradiso.

L’attuale legatura, in velluto bordeaux con cornice e fregi metallici dorati, fu realizzata durante il pontificato dell’urbinate Clemente XI, Giovanni Francesco Albani, del quale reca gli elementi araldici. Salito al soglio pontificio il 23 novembre 1700, papa Albani morì a Roma esattamente tre secoli fa, il 19 marzo 1721. Di questo corposo manoscritto, che si compone di 297 fogli, è stata recentemente pubblicata una superba edizione facsimilare; essa rappresenta la seconda iniziativa della Vaticana per celebrare l’Alighieri. Non è la prima volta che il codice viene riprodotto in facsimile. Già nel 1965, in occasione del settimo centenario della nascita del poeta, la Biblioteca diede alle stampe una riproduzione utilizzando la tecnica fotografica allora disponibile. Dopo 56 anni, quelli vissuti dal poeta, nel settimo centenario della morte è stata realizzata una nuova edizione, a cura di Franco Cosimo Panini Editore di Modena, con l’impiego dei migliori strumenti tecnologici. I risultati ottenuti sono ottimi. L’edizione è accompagnata da un prezioso volume di commento curato da Ambrogio M. Piazzoni, già Vice Prefetto della Biblioteca Apostolica, cui si deve anche la presentazione, e dodici contributi di noti specialisti che approfondiscono i temi legati a Dante e il testo della Commedia; all’esame del manoscritto con il suo apparato iconografico; alla fortuna del testo. Un’ampia bibliografia di riferimento e gli indici, dei manoscritti citati, dei nomi delle persone e dei luoghi, chiudono il pregiato volume".

 

 

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