La Chiesa in Siria e Iraq, affrontando le vecchie sfide acuite dalla pandemia

È un quadro generale reso più difficile dalla pandemia, quello che si prospetta in Siria e Iraq. Nell’incontro di lavoro con il Forum delle agenzie cattoliche, si è anche allargato lo sguardo al Libano

Un momento dell'incontro al Dicastero dello Sviluppo Integrale, ascoltando il videomessaggio di Papa Francesco, Palazzo San Calisto, 10 dicembre 2020
Foto: Twitter Vatican IHD
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Non solo Siria e Iraq, ma anche Giordania, Turchia e soprattutto Libano sono nei pensieri del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che ha aperto l’incontro di lavoro delle agenzie cattoliche e del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale impegnate in molti progetti in Medio Oriente. Si tratta di un tavolo ormai diventato annuale, che serve a coordinare gli aiuti nelle zone di crisi e di creare una vera e propria agenda di lavoro, che parte dalla diplomazia e arriva agli aiuti sul territorio.

L’incontro si è diviso in quattro sessioni: situazione politico-diplomatica; la Chiesa in Siria e Iraq; la questione rientro e migranti e sfollati; e agenzie cattoliche: dall’emergenza allo sviluppo – sono state scandite da interventi e dibattiti.

Dopo il videomessaggio del Papa, l’inizio dell’incontro è infatti caratterizzato da una relazione del Cardinale Parolin e da un’altra dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati. Il Cardinale Parolin – che invia il testo, ma non è presente per via di un piccolo intervento – mette in luce come il quadro generale delle regione è “caratterizzato dalla crisi economica, aggravato dal blocco politico o addirittura dalla crisi istituzionale e più recentemente dalla pandemia Covid 19”, creando una situazione di “assoluta gravità” che desta seria preoccupazione.

Per questo, il Cardinale Parolin incoraggia le agenzie cattoliche a portare avanti i progetti in Iraq, Giordania e Turchia, ma chiede un particolare impegno in Siria, sconvolta da dieci anni di conflitto, e per il Libano, dove il Cardinale è stato a settembre come inviato del Papa a un mese dalla tremenda esplosione nel porto di Beirut.

La nazione, spiega il Cardinale, è colpita “dal crollo del sistema finanziario, dalla crisi socio-economica e dall’esplosione del Porto di Beirut”, e per questo è urgente un impegno che non solo punti alla ricostruzione, ma anche a sostenere le scuole cattoliche e gli ospedali.

Parlando della situazione socio-politica del Medioriente, l’arcivescovo Gallagher ha auspicato che i recenti “accordi di Abramo” (la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti e Bahrein) favoriscano “maggiore stabilità alla regione”, e sottolineando come il Vangelo diventi nuovamente attraente “ogni volta che le diocesi, le parrocchie, le associazioni, i volontari o i singoli si adoperano per aiutare chi è abbandonato o nel bisogno”.

Il Cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, ha dato la sua testimonianza personale del dramma che vive il Paese, dove sono 11 milioni le persone bisognose di assistenza, mentre il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, si è concentrato sulla situazione delle comunità locali, colpite dalla ferita della migrazione

Il Cardinale Sandri ha in particolare chiesto di fare il possibile per evitare un “Medio Oriente monocromo che non rifletterebbe per niente la sua ricca realtà umana e storica”. Anche perché sono molti a voler tornare – ha continuato il Cardinale Sandri – e i cristiani sono chiamati “a contribuire alla nascita di una nuova Siria, un nuovo Iraq secondo la propria identità enunciata nei principi di non violenza, dialogo, rispetto alla dignità umana, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, pluralismo, democrazia, cittadinanza, stato di diritto, separazione tra religione e stato”.

Filippo Grandi, Alto Commissario ONU per i Rifugiati, ha ovviamente parlato del tema di migranti e sfollati, mentre il Cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha concluso l’incontro con una riflessione sul ruolo delle agenzie cattoliche.

Aloysius John, segretario generale di Caritas Internationalis, ha infine descritto l’aiuto materiale offerto dall’organizzazione sul territorio, che punta non solo ad aiutare nell’emergenza, ma a guardare il futuro. Ancora una volta, Caritas Internationalis ha chiesto: la revoca immediata delle sanzioni, per alleviare le sofferenze della popolazione locale e permettere alle organizzazioni umanitarie di rispondere alle urgenti necessità legate all’avvicinarsi dell’inverno e alla pandemia da Covid-19; un aumento delle risorse finanziarie da destinare ai programmi di aiuto per ricostruire il tessuto sociale e rispondere ai bisogni delle comunità locali; un maggiore sostegno ai programmi delle organizzazioni della società civile mirati a fornire aiuto umanitario e a favorire la riabilitazione e lo sviluppo.

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