La Colletta del Venerdi Santo e l’aiuto ai cristiani in difficoltà in Medio Oriente

Terra Santa
Foto: www.fondazioneterrasanta.it
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Un gesto concreto, raccomandato dalla Chiesa, è quello di contribuire alla Colletta del Venerdì Santo. Quest’azione si unisce al grido di aiuto che arriva dai fratelli in Medio Oriente, dove la persecuzione dei cristiani non si ferma.

Il Cardinal Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali nella consueta lettera per l'occasione, scrive: “La Colletta del Venerdì Santo riaccende in noi la necessità di questa speranza certa, di questo sguardo più profondo e più vero sul male che ci circonda, e guarda alla Terra Santa, l'Oriente della nostra redenzione. Là sono le nostre radici, là il nostro cuore: siamo debitori verso coloro che di là sono partiti per portare la fede al mondo. Questa Terra chiama in causa la nostra carità”.

Continua il Cardinale: “In quest'anno giubilare siamo più che mai esortati a dimostrare la nostra misericordia e vicinanza ai nostri fratelli del Medio-Oriente. Rifugiati, sfollati, anziani, bambini, ammalati hanno bisogno di noi. In questa terra d'Oriente si viene uccisi, si muore, si viene rapiti, si vive nell'angoscia per i propri cari, si soffre quando la famiglia viene smembrata dalle emigrazioni e dagli esodi. Tempo di prove e di sfide, tempo di martirio”.

Della Colletta del Venerdi Santo e dell’aiuto concreto dei cristiani dall’Occidente a quelli del Medio Oriente se ne è parlato Venerdi 18 Marzo, alla Delegazione di Terra Santa di Roma, con il Cardinal Leonardo Sandri, con Cristina Uguccioni, giornalista e curatrice del libro “Ma non vincerà la notte. Lettere ai cristiani perseguitati” Ingazio Ingrao, giornalista vaticanista. e con padre Jacques Mourad, sacerdote siro cattolico fuggito dalle mani dei suoi rapitori in Siria.

La sua storia è testimonianza assoluta dell’emergenza dei cristiani in Medio Oriente.

Un testimone della situazione dei cristiani in Medio Oriente è padre Murad, che racconta in un’intervista alla BBC: “Ho deciso che dovevo scappare da Qaryatayn quando ho visto coi miei occhi che i miliziani dello Stato islamico avevano distrutto il monastero di Mar Elian, di cui ero priore. Sono fuggito per incoraggiare gli altri cristiani del mio villaggio a non rimanere sotto lo Stato islamico e ad imitarmi”.

Emergono molti particolari sulla vicenda di padre Jacques Murad, sacerdote siro cattolico rapito da uomini dello Stato islamico (Isis) lo scorso 21 maggio e fuggito dalle loro mani il 12 ottobre, dopo cinque mesi di prigionia: “Il 21 maggio alcuni uomini con il volto coperto sono venuti al villaggio. Due di loro sono entrati nel monastero e hanno preso me e un seminarista. Ci hanno legati e incappucciati e, con la macchina del monastero, ci hanno portati a mezz’ora di strada dal villaggio, sulla montagna. Dopo quattro giorni ci hanno trasferito nella città di Raqqa. Qui, per 84 giorni sono rimasto in prigione. Non siamo stati torturati. Ma tutti i giorni entravano nella mia cella e mi parlavano duramente: mi dicevano che eravamo infedeli, che sbagliavamo e che l’unica religione vera è l’islam che propone lo Stato islamico. Dicevano di essere venuti per portare la religione giusta”.

Dopo quasi tre mesi di prigionia a Raqqa i miliziani dell’Isis hanno riportato padre Jacques a Qaryatayn.

Solo il 31 Agosto hanno dato a padre Murad e ai cristiani del villaggio prigionieri quattro possibilità: la prima che gli uomini fossero uccisi e le donne fatte schiave; la seconda che tutti fossero ridotti in stato di schiavitù. La terza era la conversione di tutti all’islam; e la quarta era di accettare la grazia del califfo. La grazia consisteva nel vivere nella terra dell’Isis, pagando una tassa. "Tutti hanno scelto questa possibilità", dice Padre Jacques.

“Quando ho potuto, sono fuggito”- continua Padre Murad nel suo racconto – “per dare anche agli altri cristiani il coraggio di fuggire. Tra i cristiani di Qaryatayn, infatti, ci sono persone che hanno difficoltà a pensare di andare via. Preferiscono morire nella loro terra. E ci sono cristiani che pensano che sia possibile vivere anche sotto l’Isis”.

Nel Chiostro della Delegazione di Terra Santa per l’occasione e fino a domenica 3 aprile sarà esposta la mostra sui cristiani perseguitati A CAUSA MIA, realizzata dalla Fondazione Terra Santa con la collaborazione di Aiuto alla Chiesa che soffre. La mostra è visitabile gratuitamente martedì e giovedì dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 18 e domenica dalle 10 alle 12.

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