La croce che salva, il simbolo di San Camillo

La veste di San Camillo e quel segno impresso sull'abito della famiglia camilliana

L'abito di San Camillo
Foto: camilliani.org
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Nel Museo che raccoglie i ricordi di San Camillo de Lellis, fra le poche cose appartenute al santo, c'è anche la sua veste. Questa è di panno grezzo ed ha cucita sulla parte destra una grande croce rossa.

Questo è il simbolo che il santo volle, per i suoi figli, per indicare la vicinanza al malato e la scelta, per il religioso, della via della rinuncia e dell'abnegazione come scelse il Cristo, per la propria esistenza.

Via di mortificazione e di orazione, ma anche di bellezza nel portare sollievo, ai malati, che il camilliano incontra sul proprio cammino.

E di strada il santo ne aveva percorsa molta, da soldato, lasciata la vita militare, su quella mulattiera per San Giovanni Rotondo brillò nel suo cuore, il desiderio di cercare e trovare Dio. Era il  2 febbraio 1575.

Ammesso in qualità fratello laico nell'Ordine dei Frati minori cappuccini, visse per alcuni mesi in quel convento, con la certezza di aver trovato la via a lungo accarezzata.

Ma quella piaga, che già una volta lo aveva condotto all'Ospedale di San Giacomo in Augusta a Roma, tornò più dolorosa che mai.

Poco si conosce sull'origine della patologia che afflisse il santo, per tutto il corso dell'esistenza, ma certamente la sofferenza entrò nel quotidiano svolgersi del suo essere, tanto da diventare la ragione per la comprensione del malato.

Per questo, nella Città eterna, constatando lo stato di abbandono, vigente negli ospedali, creò dal nulla un sistema formato da uomini che servissero il malato, non da mercenari, ma come fratelli ed amici.

I primi Camilliani, della casa di via Ripetta, prima sede della comunità, passavano le giornate nel prestare il loro servizio nell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia, nel quale rifacevano i letti, davano da mangiare ai pazienti e nello svolgimento, assiduo, di molte altre attività di carattere sanitario.

Occupazioni pesanti ed alle volte difficili, come medicare piaghe purulente ed ulcerazioni. Ma l'amore va oltre al dolore, recando quella carità che sana ,oltre che salva.

Bernardino Norcino e Curzio Lodi formarono, con il santo, il primo gruppo, ma poco tempo dopo,  altri seguirono San Camillo, vedendo come si comportava. Non ci fu obbligo ma emulo.

Il santo attirava tutti, con quella dolcezza che rendeva facile il difficile.

Nella prima Formula di vita, approvata nel Capitolo del 1599, in relazione all'ingresso dei nuovi membri si legge: “Se, ispirato dal Signore, uno vorrà esercitare quest’opera di carità, sappia che deve osservare in perpetuo povertà, castità, obbedienza e servizio agli infermi, per ora senza farne voto. Questa disposizione però, non intende privare nessuno della sua libera volontà: che cioè, non possa fare voti privati, se vorrà, poiché in questo vogliamo lasciare operare liberamente la grazia dello Spirito Santo”.

Animati da questo zelo che si tradusse in amore, San Camillo ed i suoi figli, illumineranno la vita ,sociale e sanitaria, del loro mondo portando dappertutto la carità di Dio, disegnata su quella croce che brilla sulla veste di ogni figlio del santo, e di ognuno che si ispiri a questo carisma, sparso nel mondo, per il bene dell'umanità.

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