La fede si alimenta nella preghiera. XXIX Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale a cura di S. E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù prega nel Getsemani
Foto: Leobard Hinfelaar - opusdei.org
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I testi della liturgia di questa domenica ci parlano del potere che la preghiera perseverante e piena di fede ha dinanzi a Dio. San Luca prima di presentarci la parabola della vedova e del giudice iniquo, ci dice per quale motivo Gesù l’ha raccontata: Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi.

Nella vita spirituale ci sono azioni divine che avvengono una volta solo: penso ad esempio al sacramento del Battesimo, della Cresima, dell’Ordine sacro. Altre, invece, è necessario compierle molto spesso, come ad esempio perdonare, comprendere, sorridere; altre ancora, poiché appartengono alla quotidianità, possono essere sopraffatte dalla stanchezza, dall’abitudine, dallo scoraggiamento: tra queste si colloca la preghiera.

Ecco la ragione per la quale Gesù precisa che è necessario pregare sempre. Questo “sempre” deriva dal fatto che in ogni tempo bisogna essere pronti ad accogliere il Signore. La lunga attesa può portare il discepolo a stancarsi, a perdersi d’animo… L’esperienza, infatti, insegna che, nel tempo della prova, cioè dell’apparente silenzio di Dio, la fede o si rafforza o viene meno.  Quando si verificano queste situazioni la preghiera diventa un nutrimento, perché la fede si alimenta nella preghiera e ci fa resistere alla tentazione.

Il Signore dice: vegliate e pregate per non entrare in tentazione. In che cosa consiste la tentazione? Sant’Agostino nel commento a questo brano di Vangelo sottolinea l’intima relazione che esiste tra la fede e la preghiera. La preghiera è una conseguenza diretta della fede, ma la preghiera da maggiore fermezza alla stessa fede. Preghiera e fede, quindi, sono intimamente unite. Scrive: “Uscire dalla fede. La tentazione infatti cresce nella misura in cui diminuisce la fede come al contrario diminuisce nella misura in cui cresce la fede” (Sant’Agostino).

Il Signore, in altre parole, ci insegna che il modo per attenderlo è pregare e non tanto andare alla ricerca dei segni della sua venuta.

La parabola evangelica, inoltre, serve a Gesù per dirci chi è Dio per noi: E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte a lui? Dio è ricco di amore e paziente verso di noi, ma nello stesso tempo è geloso di noi perché a Lui noi apparteniamo. Il Signore ci chiede di rivolgerci a Lui come figli bisognosi e di affidarci alla Sua bontà paterna.

Il Santo Curato d’Ars racconta che al fondatore di un noto istituto per gli orfani, che lo aveva consultato sull’opportunità di realizzare una campagna di stampa per attirate l’attenzione della gente sulla sua opera, rispose: Invece di fare rumore sui giornali fallo alla porta del Tabernacolo.

Non dimentichiamo mai che a Dio è particolarmente gradita la preghiera per le nostre necessità spirituali, così come è gradita la preghiera per i parenti, gli amici e i conoscenti. Il Signore ci chiede di pregare molto per coloro che frequentiamo perché non si allontanino dal Signore, e se si sono allontanati a Lui ritornino.

 

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