La grande ricchezza della vita è la fede. XXVI Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

La parabola di Lazaro e del ricco
Foto: pubblico dominio
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Gesù, in questa domenica, racconta una parabola che ha come protagonisti un uomo ricco - la cui unica occupazione sembra essere quella di festeggiare, divertirsi e godere - e un uomo povero, affamato e ammalato di nome Lazzaro. Lazzaro significa “Dio viene in aiuto”. Il povero, dunque, nonostante la sua povertà è ricco in quanto è consapevole di essere nelle mani di Dio, il Quale non permetterà che la sua esistenza si concluda per sempre nell’infelicità. La grande ricchezza della vita, dunque, è la fede che ci permette di riconoscere che la nostra esistenza, per quanto segnata dal dolore e dalla sofferenza, è plasmata da Dio e destinata all’incontro salvifico con Lui, che è il sommo Bene.

Sia per il ricco che per Lazzaro, come avviene per tutti, sopraggiunge la morte e  l’iniquità terrena viene radicalmente ribaltata dalla giustizia di Dio: il povero è  portato “dagli angeli nel seno di Abramo” cioè vive eternamente nella consolazione e nella gioia frutto dell’abbraccio amoroso della Santissima Trinità, mentre il ricco viene gettato nell’inferno dove subisce terribili patimenti e tormenti. Vorrei sottolineare che il ricco non è condannato per essere stato malvagio nei confronti del povero o per averlo maltrattato, ma semplicemente per la sua indifferenza. Non si è neppure accorto dell’esistenza del povero.

Sia il ricco che Lazzaro con la morte entrano in un nuovo stato di vita, inappellabile e definitivo e si trovano a vivere in due mondi tra loro distanti ed incomunicabili. Con la parabola, il Signore ci invita a prendere sul serio il momento presente perchè con le scelte che operiamo ora decidiamo del nostro futuro dopo la morte.  E il nostro futuro non è il nulla o la dissoluzione, ma o il Signore o la rovina. Morire con Cristo significa divenire partecipi della sua resurrezione e della sua vita immortale, possedere una pienezza senza limiti.

La certezza della morte dovrebbe portarci ad interrogarci sul senso della vita: “Per che cosa vale la pena vivere? Che cosa dà significato all’esistenza? Come praticare la giustizia e la condivisione, l’amore e la compassione?”. Il Gesù dei Vangeli non è certamente comodo per noi, tuttavia Egli è in grado di rispondere alle attese più profonde della nostra esistenza perché è venuto a dirci quale miracolo di bellezza e di gioia sia la vita nel mondo di Dio e la via per poterne entrare in possesso. Vogliamo chiedere al Signore che ci dia la grazia di diventare più attenti ai fratelli in necessità, per condividere con loro il tanto o il poco che abbiamo, e contribuire, incominciando da noi stessi, a diffondere la logica e lo stile dell'autentica solidarietà e fraternità in attesa dei “cieli nuovi e della terra nuova”.

Ti potrebbe interessare