La liturgia per Papa Francesco, viva, popolare e non ideologica

Il Papa all' elevazione
Foto: CTV
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Concilio e riforma. Sono  due elementi inseparabili dice Papa Francesco che oggi ha ricevuto i partecipanti al Settimana Liturgica del Centro Azione Liturgica che compie 70 anni di vita.

Il Papa ha ripercorso storia  del movimento liturgico contemporaneo da Pio X con la musica a Pio XII con la Settimana Santa: “da questo impulso, sull’esempio di altre Nazioni, sorse in Italia il Centro di Azione Liturgica, guidato da Vescovi solleciti del popolo loro affidato e animato da studiosi che amavano la Chiesa oltre che la pastorale liturgica”. Poi il Concilio: “si desiderava una liturgia viva per una Chiesa tutta vivificata dai misteri celebrati”.

Il Papa ricorda le parole di Paolo VI e che la riforma è ancora in atto perché “non basta riformare i libri liturgici per rinnovare la mentalità”. E Paolo VI, “un anno prima della morte, diceva ai Cardinali riuniti in Concistoro: «E’ venuto il momento, ora, di lasciar cadere definitivamente i fermenti disgregatori, ugualmente perniciosi nell’un senso e nell’altro, e di applicare integralmente nei suoi giusti criteri ispiratori, la riforma da Noi approvata in applicazione ai voti del Concilio»”.

No quindi alle “letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano. Non si tratta di ripensare la riforma rivedendone le scelte, quanto di conoscerne meglio le ragioni sottese, anche tramite la documentazione storica, come di interiorizzarne i principi ispiratori e di osservare la disciplina che la regola.

Dopo questo magistero, dopo questo lungo cammino possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile".

Un compito affidato di diritto “alla Sede Apostolica e ai Vescovi diocesani, sulla cui responsabilità e autorità conto molto nel momento presente”.

Liturgia viva allora: “Senza la presenza reale del mistero di Cristo, non vi è nessuna vitalità liturgica” dice il Papa e per l’intero popolo della Chiesa: “Per sua natura la liturgia è infatti “popolare” e non clericale, essendo – come insegna l’etimologia – un’azione per il popolo, ma anche del popolo”.  Azione e ascolto di Dio e della Chiesa che “raccoglie tutti coloro che hanno il cuore in ascolto del Vangelo, senza scartare nessuno: sono convocati piccoli e grandi, ricchi e poveri, fanciulli e anziani, sani e malati, giusti e peccatori”. Insomma, spiega Francesco “L’Eucaristia non è un sacramento “per me”, è il sacramento di molti che formano un solo corpo, il santo popolo fedele di Dio” ed è importante quindi il ruolo della pietà popolare.

La liturgia non un idea da capire dice il Papa, "porta infatti a vivere un’esperienza iniziatica, ossia trasformativa del modo di pensare e di comportarsi, e non ad arricchire il proprio bagaglio di idee su Dio"... “le riflessioni spirituali sono una cosa diversa dalla liturgia” e “c’è una bella differenza tra dire che esiste Dio e sentire che Dio ci ama, così come siamo, adesso e qui”.

Un nota poi per le diverse tradizioni liturgiche d’Oriente e d’Occidente, che  “per il soffio del medesimo Spirito” danno “voce all’unica Chiesa orante per Cristo, con Cristo e in Cristo, a gloria del Padre e per la salvezza del mondo”.

L’impegno che chiede il Papa al Movimento è “aiutare i ministri ordinati, come gli altri ministri, i cantori, gli artisti, i musicisti, a cooperare affinché la liturgia sia “fonte e culmine della vitalità della Chiesa”.

Nella mattinata il Papa ha ricevuto anche il Reverendo Olav Fykse, Segretario Generale del Consiglio Ecumenico delle Chies con Agnes Abuom, Moderatrice del Comitato Centrale del Medesimo Consiglio Ecumenico e Emil Paul Tscherrig, Arcivescovo tit. di Voli, Nunzio Apostolico in Argentina. 

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