La Madonna e le radici cristiane di Europa. I mille anni di cristianesimo nell'Est

Il battesimo della Rus’ di Kiev, più di mille anni fa, cominciò la straordinaria opera di cristianizzazione dell’area, che si spinse fino a Mosca

Il mosaico della Madonna nella cattedrale di Santa Sofia a Kiev, il "Muro Incrollabile"
Foto: Flickr
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Quest’anno, in Russia è stato dichiarato l’Anno di Maria Madre della Parola di Dio. È una delle tante manifestazioni di amore verso Maria che hanno le popolazioni della Russia. Manifestazioni che le accomunano alle popolazioni ucraine e bielorusse. Perché tutte, in fondo, nascono da un evento principale: il Battesimo della Rus’ di Kiev, con la conversione di Vladimir, che già nel 990 fece erigere la prima chiesa dedicata a Maria, la Desityna (Decima) perché costruita con i proventi delle tasse.

Non è un caso che Nikolaj Berdiajev sottolineò che in quelle terre “più che la religione di Cristo, è la religione di Maria”.

È una devozione che si esprime soprattutto con il culto delle icone. A Kiev, la cattedrale di Santa Sofia, oggi museo, ha un grandioso oracolo mariano, un mosaico gigantesco chiamato “Muro Incrollabile”, oggetto di una devozione particolare.

Da Kiev, la popolazione si sposta verso Nord Est tra il X e l’XI secolo, e così il centro va verso Mosca. Nascono nuovi centri, come Szdal e Vladimir, le cui cattedrali sono dedicate all’Assunta, In quest’ultima dalla struttura a forma di Cuba, si trova la celebre icona della “Madonna della tenerezza”, conosciuta come la “Madre di Dio” di Vladimir e modello di ogni altra icona in territorio russo.

La festa della Protezione della Madre di Dio (Prokov) fu introdotta da Andrej Boglibiskij ed ebbe grandissima diffusione.

Durante le invasioni tartare del XIII secolo, Kiev, Suzdal, Vladimir e altre città vennero distrutte. Eppure, fu proprio in quel periodo si sperimentò l’efficacia della protezione della Vergine attraverso le icone.

Ogni casa russa ha sempre una piccola iconostasi domestica, e tra queste non manca mai la Madre di Dio. L’icona, infatti, non è un ornamento, ma una presenza viva, la parte integrante della vita domestica.

Con Ivan Il Grande (1462 – 1505) inizia lo Stato nazionale russo, Mosca s espande, architetti italiani come Aristotele Fioravanti vanno ad abbellire la capitale e si costruisce la cattedrale dell’Assunzione del Cremlino, dove vengono portate molte icone: dopo la Madonna della Tenerezza di Vladimir, l’icona di Kazan’, quella di Smolensk (restituita poi alla città di origine) e quella del Don, e quella di Ivirov, copia dell’immagine venerata al monte Athos

Dopo il Concilio di Firenze (1438 e 1445) e l?unione di Brest-Litovsk (1596), i vescovi dei territori dell’Ucraina e della Bielorussia, sotto il regno polacco-ucraino, siglano l’Unione con Roma. E questo nonostante alcune opposizioni che portano, tra l’altro, all’assassinio di San Giosafat nel 1623.

San Giosafat, oggetto tuttora di un pellegrinaggio degli ucraini fino alla sua tomba che è in Vaticano per volere di Paolo VI, era particolarmente devoto alla Vergine. E così, in generale, il culto delle Chiese orientali si aprì alla pietà popolari.

Non è mai stata vita semplice, per i cattolici orientali, sempre sotto la pressione del Patriarcato di Mosca. Una pressione che diventa quasi insopportabile quando, tra il XVII e il XVIII secolo, l’Impero Russo cominciava a sottrarre sempre più territori al Regno polacco. È in questi casi, come sappiamo, che la Vergine si manifesta. Vengono registrati episodi di lacrimazione, anche di sangue, e vengono interpretati come espressione di dolore per quanto stava avvenendo.

L’invasione napoleonica del 1811 – 1812 viene vista come una profanazione della Terra della Santa Russia, e dunque un attentato alla sua “Celeste madre”. La principale preoccupazione della popolazione è quella di mettere al sicuro le icone, e in particolare quelle – veneratissime – di Kazan e Smolensk.

L’icona di Smolensk viene portata tra le truppe alla viglia della battaglia di Borodino, per dare coraggio ai soldati, mentre l’icona di Kazan viene collocata nella chiesa di San Pietrourgo che ricorda quella di San Pietro a Roma. Lì resta fino al 1904, quando viene rubata.

Pochi mesi dopo le apparizioni di Fatima, avviene la Rivoluzione Russa. È il 1917. Il programma di governo prevede l’eliminazione del cristianesimo, i rivoluzionari distruggono la cappella del Cremlino, dove si venerava l’icona di Iviriron, mentre il santuario della Vergine di Kazan a San Pietroburgo viene trasformato in un Museo dell’Ateismo.

Molte icone vengono trasferite alla Galleria Tetrjakov di Mosca, e tra queste la celebre “Trinità” di Rublev. I russi vi accorrono in massa, con la scusa della visita culturale venerano le icone. Quella galleria sarà un vero santuario durante i tempi sovietici.

Tra i santuari più noti in Russia c’è la cattedrale dell’Assunta, voluta dallo Zar Ivan III, dove c’era l’icona di Vladimir.

In Ucraina, oltre al Muro Incrollabile di Santa Sofia, c’è la Madre di Dio di Zarvanitsia, il più noto santuario della Galizia transcarpatica, da sempre appartenuto alla Chiesa greco cattolica

Ci sono due leggende sulle origini del santuario. La prima sostiene che un monaco benedisse con l’icona lì custodita un signore del posto che si era perduto nel bosco e si era ammalato. L’altra sostiene che un monaco che errava nei boschi tentò di salvare l’icona e in sogno la Vergine gli disse di salvare quel luogo.

Fatto sta che l’icona si dice abbia abbia salvato provvisoriamente gli abitanti che vi si erano rifugiati durante la festa del Prokov

Nascosta più volte, nel 1944, poco prima dell’arrivo dell’esercito russo, l’icona viene portata in salvo in previsione della soppressione della Chiesa cattolica di rito orientale, e resta nascosta fino al 1991, quando il santuario è restituito alla Chiesa cattolica

A Zyrovici, in Bielorussia, si venera la Regina del popolo Ruteno. È una devozione iniziata nel 1470, quando alcuni pastori trovarono una icona mariana su un albero. Questi la portarono al signore del luogo, che la mise in una cassa. L’immagine sparì e poi ricomparve sullo stesso albero dove era stata vista la prima volta, rendendo chiaro che era lì he l’icona doveva essere venerata.

La Chiesa venne ricostruita in muratura, mentre intorno vi si formò un villaggio. Dal 1596, dopo l’unione di Brest, il santuario divenne monastero basiliano e crebbe di importanza, e il primo archimandrita fu proprio il Giosafat che è considerato il patrono degli ucraini

L’icona di Zyrovici è stata incoronata dal capitolo vaticano nel 1730, e una copia si venera a Roma, con il titolo di Santa Maria del Pascolo.

 

(6 – continua)

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