Una preghiera per la famiglia e una nuova icona. I vescovi del CCEE in Terrasanta

Momento della Santa Messa, officiata dal vescovo Angelo Massafra - Cafarnao, 12 settembre 2015
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Group
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Arrivano già dal pomeriggio le famiglie che partecipano alla veglia di preghiera per la famiglia a Nazareth. Si riuniscono in sit in spontanei, continuando una protesta per il taglio di fondi alle scuole cristiane che ha interessato anche il recente incontro di Papa Francesco con il presidente Revlin. Ma soprattutto, vanno a pregare, si preparano ad una veglia di preghiera con i vescovi del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. Oggi è il giorno in cui la plenaria itinerante dei vescovi europei tocca Cafarnao, e poi Nazareth. Pietro e Maria. Alla ricerca delle radici della Chiesa e delle radici d’Europa.

Sono in molte, le famiglie cristiane a Nazareth. Passano davanti alla Basilica dell’Annunciazione, salgono le scale che accarezzano la vecchia sinagoga, preservata da una struttura rialzata, superano il portone di una delle case della Custodia di Terrasanta e poi si introducono su un cortile da cui si vede una parte di Nazareth, lambendo con lo sguardo la Chiesa di San Giuseppe. I vescovi europei, fanno lo stesso percorso. Fedeli a quello che è stato l’appello di Papa Francesco, chiedono preghiere per il Sinodo. Nel suo saluto, il Cardinal Petr Erdo, presidente del CCEE e arcivescovo di Ezstergom-Budapest, dice alle famiglie: “Vi saremmo immensamente grati se ogni giorno almeno una famiglia di Nazareth venisse qui al santuario a pregare insieme per il Papa ed i vescovi riuniti a Roma in ottobre!” 

Quella dei temi del Sinodo è una preoccupazione costante dei vescovi europei riuniti in plenaria. Non c’è un tema preciso, tutto è incentrato sulla Parola di Dio, sulla figura di Gesù. Si parla delle sfide che ogni Paese deve affrontare. C’è la questione immigrazione, una preoccupazione viva. Ci sono le questioni sociali. Ma c’è soprattutto la sfida di tutte le sfide, l’ideologia del gender, che non di rado viene fuori nei discorsi dei vescovi.

Ma si è in Terrasanta anche per dimostrare un impegno in favore dei cristiani perseguitati: la presenza dei vescovi europei è un simbolo, e vuole spronare tutti ad essere più attenti ad un esodo che una volta si poteva definire nascosto, ma che ora è sotto gli occhi di tutti. Ovviamente, anche la situazione particolare della Terra Santa ha il suo peso specifico nel dibattito.

Un peso specifico che si sente nelle parole di padre Jamal Khader, rettore del seminario patriarcale di Beit Jala, nel suo discorso della mattina alla Domus Galileae. Il quale sottolinea con forza che Gesù “non è stato un diplomatico,” e che “la Chiesa è chiamata a seguire l’esempio di Gesù, e continua a proclamare il Regno di Dio, un regno di giustizia, di pace e di riconciliazioni.” E poi, senza mai citarlo esplicitamente, fa un riferimento diretto alla costruzione del muro a Cremisan, dell’espropriazione di terre che ha riguardato tante famiglie. Padre Khader chiede di leggere la Bibbia come un solo libro, perché “le promesse dell’Antico Testamento non giustificano prendere la terra da un popolo per darla a un altro popolo nel nome di Dio.”

È già metà mattinata. I vescovi salgono su un pulmino e scendono a Cafarnao, verso il lago di Tiberiade. L’aria è viziata dalla tempesta di sabbia che ha colpito la zona negli scorsi giorni, l’umidità è altissima, gli odori sono quelli delle piante che resistono sulle rocce, quasi un odore di pioggia sporca, sconosciuto nei posti in cui il verde non si deve fare strada tra le rocce e superare l’arsura del sole.

Cafarnao era “la città di Gesù,” recita un cartello. C’è la Casa di Pietro, sopra la quale è stata costruita una chiesa, sempre con una struttura sopraevelevata, sempre per preseravre le pietre antiche. Sul fianco sinistro della casa di Pietro, i resti della vecchia sinagoga, con un muro che viene interpretato come “muro del pianto” da alcuni turisti. Sulla sinistra, il lago di Tiberiade. Da lì, Gesù mandò gli apostoli a fare discepoli tutti i popoli. Lì, Gesù diede il mandato a Pietro, e una statua in bronzo sta a testimoniarlo. Lì, i vescovi europei celebrano messa.

Primo celebrante è il Angelo Massafra, vescovo di Scutari, vicepresidente del CCEE. Negli occhi ha ancora la visita di Papa Francesco in Albania, che ha reso il Paese in cui è in servizio più centrale per le sorti della Chiesa in Europa. Nella sua omelia, ricorda che “Cafarnao è il luogo dei grandi segni compiuti da Gesù, ma è anche il luogo dell’incomprensione, e del rifiuto di molti di coloro che lo seguivano.” E segna il tono della plenaria segnando la ‘road map’ del vescovo europeo: andare da Gesù, ascoltare le sue parole , metterle in pratica. Soprattutto “crescere nell’atteggiamento missionario.”

Un atteggiamento missionario che ricorre nel dono che verrà consegnato al Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, stasera a Nazareth: una icona, fatta dalle suore che sono a Nazareth, che rappresenta Maria Madre d’Europa. Sulla cornice, c’è l’iscrizione di tutti i principali santuari d’Europa. Ai piedi di Maria, il santuario di Lourdes, da dove provengono le suore. Ai suoi lati, in basso sono rappresentati Nazareth ed Efeso, i luoghi da cui tutto è cominciato. E poi, i santuari di Uzghorod e Zarvanytsia, tutti e due in Ucraina. Un modo di guardare alle periferie dell’Europa. E per riportare le periferie lì dove tutto è cominciato.

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