La morte è stata sconfitta da Cristo. XIII Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù guarisce la figlia di Giairo
Foto: pubblico dominio
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La liturgia di questa domenica ci porta a riflettere sulla vita e la morte. La prima lettura ci rivela che la morte non rientrava nel piano iniziale del Creatore. Quando Dio ha creato l’uomo, lo ha voluto libero ed incorruttibile, ma il diavolo, invidioso della felicità dell’uomo, lo ha ingannato e lo ha portato a scegliere il peccato, e così la morte è entrata nel mondo. La morte, dunque, è la conseguenza del peccato.

Gesù facendosi uomo e assumendo un carne come la nostra è penetrato nel potere della morte e lo ha svuotato riscattando con la sua morte e resurrezione l’uomo e tutta la creazione. Certo, la morte intimorisce, ancora, il nostro cuore, ma ci dà conforto sapere che è stata sconfitta da Cristo e grazie a Lui è divenuta il passaggio da questo mondo al Padre.

Il Signore, in tale modo, si presenta come uno spazio sicuro e vitale in cui rifugiarsi, perché ha detto di se stesso: “Io sono la resurrezione e la vita, chi crede in me anche se morto vivrà”. Ma cosa intende dire Gesù presentandosi come la resurrezione e la vita? In un testo dei primi secoli del cristianesimo troviamo questa significativa affermazione: “Chi dice prima si muore e poi si risorge, sbaglia” (Vangelo apocrifo di Filippo). Sbaglia perchè un cristiano che ragiona in questo modo crede che la resurrezione avverrà solo alla fine dei tempi, mentre il Signore ci dice che la vita eterna - che consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio - deve potersi affermare ora. La nostra resurrezione finale sarà la piena manifestazione della vita divina che già possediamo  accogliendo Cristo.

L’apostolo Paolo insegna che Cristo, per mezzo della fede e della partecipazione ai sacramenti, “dimora nei nostri cuori” (Ef 3,17). Si tratta di una presenza, quella di Cristo, che non ha nulla di passivo, ma è una presenza dinamica, perchè ha lo scopo di coinvolgerci nel suo modo di essere Figlio di Dio. Quanto più ci lasceremo attirare a Lui tanto più scopriremo che la nostra vita ha un destino, è incamminata non verso la dissoluzione totale, ma verso un compimento, una pienezza.

Scrive Nietzsche nel “Crepuscolo degli dei”: “Cosa significa nichilismo? Manca il fine; manca la risposta al perchè… e di conseguenza i valori supremi si svalorizzano”. La fede nella resurrezione della carne è, invece, la porta che ci apre al significato ultimo della nostra esistenza e di quella del creato. Accogliamo, dunque, le consolanti parole di Gesù del vangelo di oggi: “Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. Davanti a Cristo, Signore della vita, la morte diventa un sonno dal quale ci si risveglia in Dio.

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