La Polonia celebra il suo Battesimo. Sarà modello di evangelizzazione?

La Cattedrale di Gniezno
Foto: Wikimedia Commons
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“Polonia semper fidelis”, recitava uno degli striscioni portato dai giovani polacchi in piazza San Pietro durante l’agonia di San Giovanni Paolo II nel 2005. Ed è rimasta fedele, la Polonia, al suo Battesimo, avvenuto 1050 anni fa. Tanto che oggi il Paese ex sovietico si può proporre come un modello di nuova evangelizzazione, come ha quasi suggerito il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, inviato speciale per le celebrazioni di questo anniversario specialissimo. Perché per la prima volta in tanti anni la Polonia può celebrare uno degli anniversari speciali del suo Battesimo da Paese libero.

Cinquanta anni fa, per i mille anni del suo Battesimo, Paolo VI accarezzava il sogno di arrivare in Polonia la notte di Natale, celebrare Messa a Czestochowa e poi ripartire. Le autorità sovietiche non volevano, la prova di forza non sarebbe servita, Paolo VI desistette. Poi venne Giovanni Paolo II, il Papa polacco, che con la forza della sua autorevolezza aprì la Polonia al mondo.

Oggi forse è la Polonia che deve aprirsi all’Europa. O viceversa. Il processo democratico ha portato anche ad uno scontro tra la Corte Costituzionale e il governo, con modifiche legislative che hanno creato un forte conflitto istituzionale.

Al di là dei conflitti istituzionali, però, quello che si può denotare è una Polonia più che mai decisa a difendere vita e famiglia. Valori che provengono direttamente da quelle radici cattoliche che nella nazione slava sono rimaste saldissime, nonostante la Polonia sia stata tradita, divisa, fatta sparire e poi restituita al mondo. Nonostante la Polonia abbia salvato l’Europa cristiana a Vienna nel 1683, ma anche le sorti dell’esercito alleato a Montecassino durante la Seconda Guerra Mondiale e l'Europa intera dall'invasione bolscevica nel 1920.  

Viene da qui la forza della Polonia, che il Cardinal Parolin ha riconosciuto nella Messa celebrata nella cattedrale di Gniezno il 14 aprile, in occasione del 1050esimo anniversario del Battesimo della Polonia. “L’impegno evangelizzatore – ha detto il Cardinale – è più che mai necessario in una società europea sempre più secolarizzata. E ha invitato, il cardinale, a “guardare il futuro con speranza e rinnovata e fede”.

Fu il 14 aprile 966 che il duca Mieszko si battezzò, e così facendo spinse tutta la nazione a battezzarsi. Nacque così lo Stato polacco, da subito inserito nell’ambito del cristianesimo Romano-occidentale. Mieszko stilò il documento Dagome Iudex, che affidava la Polonia al patrimonio di San Pietro.

La prima diocesi fu stabilita a Poznań nel 968, e poi nel 1000, venne fondata la prima provincia ecclesiastica, l’arcidiocesi di Gniezno, con tre diocesi suffraganee: Kołobrzeg, Wrocław e Kraków.

Il Cardinal Parolin ha sottolineato che il Battesimo della Polonia “contribuì a consolidare l’identità e l’indipendenza dell’allora Ducato dei Polonia e segnò l’inizio del lento processo di cristianizzazione della popolazione”. Da allora, ha aggiunto il porporato, “la fede cristiana ha fecondato questa terra”.

Un messaggio forte, quello del Segretario di Stato. Il quale ha collegato l’anniversario del Battesimo della Polonia con il Giubileo della Misericordia, e in particolare alla misericordia cuore del messaggio di Santa Faustina Kowalska.

Proprio il messaggio di Santa Faustina Kowalska sarà il cuore di un altro evento che caratterizza la Polonia, la Giornata Mondiale della Gioventù. Sarà nel Santuario della Divina Misericordia a Lagielniki che i giovani si incontreranno e celebreranno il loro festival, magari guardando all’orizzonte, dove – nel luogo dove c’era la Solvay, la fabbrica in cui lavorò Giovanni Paolo II – si erige il Centro Giovanni Paolo II.

C’è grande fervore, in Polonia, per la GMG, e la popolazione polacca si sta mostrando incredibilmente ospitale. Quasi 300 mila posti sono stati offerti l’anno scorso, si raccolgono fondi per pagare il viaggio ai giovani dei Paesi più poveri (in una sola domenica, nella diocesi di Siedice, si sono raccolto quasi 100 mila euro per aiutare i giovani provenienti della Polonia e del Ciad).

E intanto si attende la visita di Papa Francesco, che durante l’udienza generale del 13 aprile scorso non ha mancato di ricordare il Battesimo della Polonia. Dopo la mancata visita di Paolo VI per il millesimo, i polacchi attendono la visita del Papa come se fosse un riscatto di quella mancata visita.

Forse però si deve allargare lo sguardo. Proprio in questi giorni, infatti, le chiese delle repubbliche ex sovietiche festeggiano il Giubileo della loro ricostituzione, perché fu solo 25 anni fa, dopo la caduta del muro e il crollo dell’impero sovietico, che una gerarchia ecclesiastica cattolica si poté ricostituire in Russia, Bielorussia e Kazakistan.

A queste Chiese, la Polonia è legata da una antica leggenda medievale, che mette insieme gli avi delle nazioni slave. I tre fratelli Lech, Czech e Rus partirono con le loro tribù dai loro villaggi nativi, che si trovavano tra la Vistola il Dniepr, dove ora è territorio ucraino. Rus andò ad Est, gli altri camminarono verso Ovest. Lech si fermò in mezzo ad una pianura: la sua città fu fondata vicino il nido d’aquila bianca, che ancora oggi è lo stemma del Paaese. Czech andò più a Sud.

Russia, Repubblica Ceca e Polonia risultano così legate da una antica leggenda. Ma mentre i popoli della Rus’ vivono un profondo conflitto (anche il Papa ha invitato a guardare con attenzione a quello che succede in Ucraina) e la Repubblica Ceca ha subito una secolarizzazione quasi completa (il 70 per cento delle persone sono atee), la Polonia mantiene ancora una tradizione cattolica, specialmente al Sud, come ha testimoniato ad ACI Stampa il Cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia.

Normale che gli occhi del mondo guardino alla Polonia, sperando in una nuova evangelizzazione europea.

 

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