La Polonia nel mirino della lobby LGBT

In molti paesi non si tratta di diritti, ma di un vero assalto contro la famiglia cristiana

La parata Gay Pride a Czestochowa tenta di arrivare al monastero.
Foto: Mariusz Ksiazek
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In Polonia, ma anche negli altri paesi dell'Europa centrale e orientale, stiamo assistendo ad una massiccia campagna organizzata dagli ambienti LGBT, il cui obiettivo sono cambiamenti delle leggi per legalizzazione del "matrimonio gay" e perseguire d'ufficio la cosiddetta omofobia ma anche all'introduzione nel sistema educativo di programmi che promuovono atteggiamenti omosessuali. E’ una campagna ben pianificata e realizzata con il supporto dall’estero che mira ad una rivoluzione socio-culturale nei Paesi ritenuti “retrogradi”.

Il direttore dell’Agenzia Cattolica d’Informazione (KAI), Marcin Przeciszewski, ha pubblicato degli articoli dove analizza in modo dettagliato l’offensiva LGBT in Polonia . Prima di tutto ricorda l’aumento delle parate “Gay Pride” che in Polonia vengono chiamate “Marce dell’uguaglianza”: sono passate da 14 dell’anno scorso a 23 quest’anno. “È caratteristico – nota il giornalista - che siano organizzate non solo nelle grandi città, ma più spesso in piccoli centri lontani dal centro, dove la comunità LGBT è insignificante e non si è mai presentata in pubblico prima”.

Le “Marce dell’uguaglianza” sono state precedute dall'annuncio di due documenti programmatici. Przeciszewski ricorda che “il 18 febbraio 2019, il presidente di Varsavia Rafał Trzaskowski ha firmato solennemente la “Dichiarazione LGBT + di Varsavia”, e il 30 marzo è stata annunciata la Dichiarazione del Congresso LGBT +, che si è tenuto nella capitale, riunendo 27 gruppi e organizzazioni provenienti da tutta la Polonia”. Secondo il giornalista tutto questo “mostra che gli ambienti LGBT + stanno attualmente consolidando i loro ranghi perfezionando la loro strategia, anche in collaborazione con partner stranieri molto più esperti”.  Il Congresso è stato organizzato dall'Associazione "L’Amore non esclude” („Miłość Nie Wyklucza”) con il supporto concettuale e finanziario di ILGA-Europe. L’autore ricorda che “ILGA-Europe è un'organizzazione internazionale non governativa che associa circa 600 organizzazioni nei 54 paesi in Europa e in Asia centrale. Uno dei suoi obiettivi principali è quello di rafforzare il movimento LGBT in Europa e in Asia centrale”.

Przyciszewski elenca ed analizza gli scopi strategici degli ambienti LGBT in Polonia: la modifica della legge polacca introducendo il "matrimonio gay" con la possibilità di adottare i figli; l’introduzione della legge basata sul “principio di autodeterminazione" per poter “concordare” (o cambiare) il sesso, accessibile per le persone di età superiore ai 16 anni; aumento della "sicurezza" delle persone con un diverso orientamento sessuale per fornire "protezione legale contro la discriminazione basata sull'orientamento sessuale, l’identità di genere, l’espressione di genere e caratteristiche di genere" (Przyciszewski spiega che l'adozione di tale “legge” farebbe sì che citare pubblicamente frammenti biblici che condannano gli atti omosessuali potrebbe essere classificato come "un crimine perseguito d'ufficio"); modifica delle ordinanze del Ministro della Pubblica Istruzione per l'istruzione nei asili e scuole dei programmi con i contenuti “relativi alla parità di trattamento e alla prevenzione della discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere (...) nonché la conoscenza dell'orientamento sessuale, delle identità di genere, dell'espressione di genere".

Siccome secondo ILGA-Europa, la Polonia non rispetta gli standard dei paesi dell'Unione Europea circa il trattamento delle persone LGBT, questa organizzazione vuole indirizzare fondi significativi verso questo Paese.

Le “Marce dell’uguaglianza” servono, secondo gli organizzatori, a convincere la gente che esiste una "discriminazione contro le persone omosessuali" che “non possono esercitare i diritti umani fondamentali”. In questo modo si tenta di "svegliare la coscienza dei polacchi" per arrivare ai cambiamenti nella legislazione polacca esistente. Siccome questo metodo ha funzionato nell’Occidente che ha ceduto alle istanze delle lobby LGBT adesso si vuole concentrare tutte le forze sull’Europa Centro-Orientale dove ancora nessun Paese ha legalizzato i “matrimoni omossessuali”.  Przeciszewski ricorda che l’Associazione “L’amore non esclude” ha già preparato e sta realizzando una sorta di tabella di marcia delle attività in Polonia per diversi anni, contenuta nel documento "Strategia per l'introduzione della parità matrimoniale in Polonia per il periodo 2016-2025".  Nello stesso documento, dove si trova l’elenco dettagliato delle azioni da fare, si legge anche che “è necessario indebolire PIS (“Legge e giustizia” – il partito attualmente al governo in Polonia) e gli altri partiti conservatori”.

Alla fine del suo articolo Przeciszewski analizza l’ideologia LGBT. Scrive che tale ideologia “si pone un obiettivo positivo, che è quello di costruire una società in cui - dopo aver introdotto cambiamenti abbastanza radicali - tutti possano essere felici, prevale la giustizia universale e nessuno sarà più perseguitato o emarginato. Questa è una caratteristica utopica presente in ogni ideologia, che suppone che apportare alcuni cambiamenti radicali e rapidi aprirà un'era di bene e di felicità di cui tutti potranno godere e senza essere soggetti ad alcuna discriminazione”. Questa utopia esisteva anche nell'ideologia marxista che – come scrive Przeciszewski – “prometteva di costruire la giustizia sociale universale e porre fine definitiva allo sfruttamento dei lavoratori, a condizione di liberare il proletariato e di ridurre radicalmente l’influenza delle classi possedenti”. 

Oggi anche l’ideologia LGBT + dice che si potrà costruire “una società felice, libera dalla discriminazione, in cui tutti saranno in grado di realizzarsi senza ostacoli, se sarà cambiato il sistema legislativo, contenente numerose restrizioni dettate da tradizionali, conservative strutture sociali”. “E il cambiamento principale – spiega l’autore - è quello di equiparare le unioni dello stesso sesso con la famiglia intesa come una relazione di un uomo e una donna, aperta a concepire e dare alla luce bambini”. Przeciszewski ricorda che nella civiltà occidentale la famiglia gode di uno status speciale e rimane sotto una protezione speciale dello stato, che si riflette anche nel sistema giuridico specifico. La causa di questo trattamento speciale da parte dello stato è ovvia: “è un'istituzione sociale che svolge un ruolo unico per il futuro della società, attraverso la nascita e l'educazione dei futuri cittadini”.

“Al contrario – sottolinea il giornalista - le unioni omosessuali non svolgono un ruolo sociale analogo, quindi non ci sono argomenti per concedere loro gli stessi privilegi o le stesse misure di sostegno di una famiglia. Perciò, non vi è motivo di considerare la mancanza di uguaglianza giuridica tra il matrimonio di una donna e un uomo e una relazione omosessuale come una discriminazione nei confronti di quest'ultima”.

L’articolo del direttore dell’Agenzia KAI finisce con una preoccupazione riguardante la libertà religiosa nel mondo dove si nota l’espandersi dell’ideologia LGBT. Si sa che le religioni che derivano dalle radici giudaico-cristiane, anche se proclamino la dignità di ogni essere umano, sono critiche nei confronti degli atti omosessuali. Allora, nei Paesi che garantiscono legalmente le esigenze e pretese delle comunità LGBT +, “la libertà di proclamare i principi morali contenuti nella Bibbia e l'insegnamento della Chiesa sarà significativamente ridotta”.  E da qui la preoccupazione di Przeciszewski che in tale situazione “sarà necessario introdurre nuovi meccanismi di controllo che evochino l'ex istituzione di censura. Seguendo questa strada e rispettando tali diritti (LGBT+), lo stato polacco cesserà di essere imparziale nella sfera religiosa e ideologica.

L'apparato repressivo ad esso subordinato dovrà servire a proteggere una particolare visione del mondo, eliminando al contempo diversi modi di pensare, a meno che non siano coerenti con la correttezza politica determinata dagli ambienti LGBT +”. Da qui nasce una preoccupante domanda del giornalista che devono porsi tutte le persone che ci tengono alla democrazia e alla libertà: “Non è che siamo per caso minacciati da un nuovo tipo di totalitarismo ideologico, con il risultato di rimuovere dalla sfera della libertà le persone o gli ambienti che pensano diversamente e dichiarano attaccamento ai valori tradizionali?

Purtroppo, in Polonia si vedono già i segnali inquietanti di questa intolleranza, come mostra il brutale attacco all’arcivescovo di Cracovia, mons. Marek Jędraszewski, per il solo fatto d’aver ricordato l’esistenza in Polonia della lobby LGBT che vuole “destrutturare” la società polacca secondo i dettami dell’ideologia LGBT che egli ha chiamato “la peste arcobaleno”. A proposito di tali attacchi va segnalato un fatto gravissimo: in uno dei club della città di Poznan, “Club Pronto”, durante il concorso per Mr Gay Poland uno dei partecipanti che si fa chiamare “Drag Queen Mariolkaa Rebell” mimava la decapitazione di un manichino con le sembianze dell’arcivescovo.       

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