La salvezza è dono di Dio. XXI Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale a cura di S. E. Monsignor Francesco Cavina

Il Cristo giudice
Foto: pubblico dominio
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“Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. La salvezza eterna cioè, è per molti o per pochi? L’interrogativo che viene posta a Gesù ha un carattere puramente accademico. Infatti era oggetto di disputa all’interno delle scuole di teologia. Gesù non risponde direttamente alla domanda, perché a Lui non interessano questioni sterili come quelle che vengono affrontate in tanti dibattiti. A Lui non interessa il numero, interessa andare al cuore della questione.

Il vero problema per il Signore non è il numero dei salvati - questo è un segreto di Dio – quanto piuttosto non dare per scontata la salvezza e sapere a quali condizioni si entra nella pienezza della comunione di vita con Dio. Innanzitutto nessuno può salvarsi da solo. La salvezza è dono di Dio. Ed è proprio questa la grazia che chiediamo in ogni celebrazione eucaristica.

In secondo luogo, Gesù, per parlare della salvezza, utilizza l’immagine della porta stretta e, dunque, ci rivela che la via per giungere alla salvezza non è facile. Per questo dice: “Sforzatevi”. Cioè la salvezza è un dono che Dio offre a coloro che si impegnano e perseverano nel loro impegno. Quindi per raggiungere la salvezza sono necessari impegno, sforzo e sacrificio, e perseveranza. La misericordia divina, infatti, non dispensa dal sacrificio.

Inoltre, il fatto che la porta sia stretta e che resti aperta per poco tempo non significa che i salvati siano pochi. Vuole semplicemente dire che non c’è tempo da perdere e non bisogna arrivare in ritardo. La salvezza, dunque, dipende dalla decisione di volgerci verso Dio e di accoglierlo nella nostra vita senza inutili ritardi, senza indugi, senza tentennamenti. Una decisione che dipende da chi intendo di donare il mio amore.

Occorre ricordare che la porta è Gesù: “Io sono la Porta; se uno entra attraverso di me sarà salvo”. Cristo è la porta stretta perché è crocifisso e pertanto è necessario accogliere la Sua logica che è quella di allargare le braccia nel dono totale, dare la vita per quelli che si amavano, proprio come ha fatto il Signore. Per giungere alla salvezza è necessario, pertanto, accogliere con la fede il Signore Gesù e accettare che Egli cambi il nostro cuore perché ci sia corrispondenza tra la sua e la nostra vita.

Infine, la salvezza il Signore la offre a tutti, però bisogna stare attenti che non valga anche per noi il rimprovero che s. Agostino faceva ai suoi fedeli: “Io so che siete molti a udirmi, ma pochi a ubbidirmi “. E’ bene ricordare che presso Dio non esistono nè raccomandati né privilegiati che possano far valere davanti a lui la propria appartenenza etnica, culturale o religiosa. Lo stile di Dio sconvolge le precedenze stabilite dai criteri umani: i giudei che si considerano gli arrivati, i primi, saranno gli ultimi; gli ultimi, i pagani, saranno i primi, non per privilegi, ma come beneficati gratuitamente.

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