La salvezza è in Gesù Cristo. XXIV Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù e i discepoli
Foto: pubblico dominio
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Nella vita cristiana è presente un equivoco che potremmo esprimere con queste parole: è l’uomo che si pone alla ricerca di Dio. La parabola del Padre che corre incontro al figlio che torna a casa imbruttito a causa del suo peccato ci dice invece che è Dio a ricercare l’uomo, perchè non si rassegna a vedere la rovina dei suoi figli che ama e vuole salvare. Nella parabola evangelica appare chiaramente  che il figlio non torna per amore, ma per bisogno, per interesse personale. Nonostante questo suo atteggiamento il Padre  lo accoglie con un grande abbraccio. Ciò che conta per Lui è che il figlio “perduto” è tornato a casa. Per questo motivo non solo non gli rivolge una parola di rimprovero, ma lo riveste della veste più bella, gli mette l’ anello al dito…lo reintegra nella sua dignità. Il Padre ama in modo così disinteressato perchè non guarda cosa c’è nel cuore dell’uomo, ma nel suo cuore il quale è ricco di misericordia. L’amore di Dio, dunque, non è un amore qualsiasi: è un amore misericordioso. Un amore che "sente" la nostra miseria come fosse la Sua propria miseria ed opera per toglierla.

L’amore assolutamente gratuito del Padre si ingigantisce ulteriormente davanti ai nostri occhi se consideriamo il motivo per cui il figlio ha deciso di abbandonare la casa del Padre. Egli ha preteso di vivere senza alcun obbligo, in una libertà priva di qualsiasi responsabilità personale e sociale. Ma poi è giunto a capire che è impossibile vivere senza legami e che questi sono la via alla vera libertà. Nelle scelte del figlio è descritto il peccato di sempre dell’uomo: la pretesa di vivere senza Dio, di potere fare a meno di Lui. Quando l’uomo opera questa scelta si condanna alla solitudine, alla tristezza e alla morte.

Recentemente i mezzi di comunicazione sociale hanno dato notizia della conversione al cattolicesimo di un famoso attore americano il quale ha affermato che per la vita che aveva condotto: “Non volevo più vivere. Provavo vergogna come mai prima – il tipo di vergogna che fa dimenticare come si respira. Non sai dove andare”. In questa drammatica situazione esistenziale la testimonianza di persone “che avevano peccato molto”, ma che erano state salvate dall’esperienza del perdono gli ha permesso di scoprire l’approccio cristiano al pentimento e quanto grande sia la misericordia di Dio. Quando il figlio decide di riprendere il suo legame con il Padre ritrova se stesso e la gioia di vivere.

La salvezza, dunque, sta nella divina misericordia, ma questa divina misericordia ha un nome ben preciso: si chiama Gesù Cristo. Giovanni il Battista lo ha presentato al mondo con queste parole: “ Ecco colui che prende su di sé il peccato del mondo”. Solo per Lui siamo salvi. La misericordia con la quale Dio ha voluto salvare l’umanità non è, dunque, una idea, seppur grande, ma è un volto, è una persona: Gesù di Nazareth morto e risorto per strapparci al potere del male e della morte. E’ Lui il volto della misericordia del Padre che si rende presente in mezzo a noi per mezzo dei Sacramenti. Pertanto per vivere questa meravigliosa esperienza di liberazione e di guarigione interiore la strada da percorrere è l’accoglienza di Gesù nella nostra vita. Lui è la Grazia sulla strada del peccatore. “La vera disavventura - ha scritto sant’Ambrogio - non è l’essere peccatori, ma non avere il Redentore”. E noi un Salvatore lo abbiamo.

Nel brano evangelico di questa domenica ritorna con insistenza l’invito alla gioia. Gesù ci dice che la vera e grande tristezza dell’uomo è il peccato. La gioia rinasce nel cuore dell’uomo quando è raggiunto dal perdono di Dio. Infatti, là dove noi vediamo un crimine da condannare, il suo amore vede una miseria da soccorrere. La misericordia, dunque, è dono per ritornare ad essere, dopo il peccato, i figli del Padre, ma non è e non può essere un alibi per continuare a vivere nel peccato!

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