La Santa Messa rende presente tra noi l’Agnello. II Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S. E. Mons. Francesco Cavina

Agnus Dei
Foto: Pd
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Giovanni vide Gesù venire verso di lui. La prima immagine di Gesù nel vangelo è di uno che si fa vicino, che viene incontro. Non è però ancora evidente chi Egli sia veramente. Giovanni lo presenta come “l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Si tratta di un’indicazione folgorante che dalle rive del Giordano è giunta  in ogni chiesa dove si celebra la santa Messa. Infatti, in ogni eucaristia le parole di Giovanni sono rilanciate verso il cielo e verso il cuore di ogni persona. Esse ci dicono che il Figlio di Dio si è fatto carne per “portare”, “prendere sulle proprie spalle” e insieme “togliere via” il peccato del mondo. E così l’uomo, liberato dall’opprimente presenza del male vede aprirsi le porte del cielo e può godere qui in terra di una felicità, che diversamente non potrebbe conoscere. E’ la felicità che nasce quando si scopre che Dio mi vuole bene, si prende cura di me, si preoccupa del mio destino qui e ora e un domani nell’eternità.

Ma cosa è il peccato?  La parola di Dio per descrivere gli effetti devastanti che il peccato provoca nella vita delle persone, della Chiesa e della convivenza umana si serve di immagini. Il peccato è lebbra dell’anima, lontananza da Dio e dai fratelli, peso che schiaccia, bene mancato, vuoto esistenziale, delusione, perdita dello scopo della vita, ingratitudine, ingiustizia, smarrimento. Appare evidente che il peccato intacca non solo le mie relazioni con il Signore e con i fratelli, ma ha ricadute drammatiche anche sulla mia stessa esistenza e su quella della società perché, spegnendo in noi l’immagine di Dio che è la Vita, la Luce, l’Amore, il Bene, pone su strade che conducono all’infelicità, alla solitudine e alla morte.

In molti ambienti oggi il peccato viene chiamato “complesso”, inibizione, tabù e per toglierlo si ricorre non all’Agnello, a Cristo, ma allo psicanalista, una professione nobilissima. Tuttavia, il peccato è un’altra cosa. Poiché riguarda il mio rapporto con il Signore, la Parola di Dio ci insegna che per questa malattia dell’anima c’è un solo medico: Gesù Cristo morto per amore nostro sulla croce e risorto per la nostra salvezza. Dio è amore, fuoco divorante, roveto ardente che brucia senza mai consumarsi per salvare l’uomo dalla distruzione. Appartenere al Signore vuol dire essere bruciati dal suo amore incandescente, essere trasformati in nuove creature capaci, pur vivendo nella carne di vivere nella fede del Figlio di Dio (cfr Gal.2.20). Questo amore a Cristo si dipana poi in gesti di attenzione ai fratelli e alle sorelle che contribuiscono a rendere più fraterne, giuste e pacifiche le relazioni le quali a loro volta generano una società più umana.

L’Eucaristia che celebriamo ogni domenica raccoglie in unità tutto quanto abbiamo detto fin qui. Infatti, la santa Messa rende presente tra noi l’Agnello che un giorno Giovanni Battista indicò presenta a coloro che erano accorsi per farsi battezzare, rende presente l’ Agnello della Croce che per mezzo della santa Comunione viene in noi per trasformarci, se ci lasciamo trasformare. Chiediamo al Signore che ci insegni quella “scienza dell’amore” che si apprende solo nel "cuore a cuore" con Lui e che è la sorgente della gioia. Proprio per questo non dobbiamo mai allontanarci dalla sorgente dell'Amore che è il suo Cuore trafitto sulla croce. Infatti è l’ Agnello che toglie il peccato del mondo!

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