La Santa Sede alla Biennale di Venezia, dal Principio alla Parola e la carne

2013- In Principio - Padiglione della Santa Sede alla 55a Biennale d'Arte di Venezia
Foto: micolforti.net6.altervista.org
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Ormai è l’inizio di una tradizione, per la seconda volta la Santa Sede partecipa alla Biennale d’Arte di Venezia, con un Padiglione ispirato al Nuovo Testamento. A scegliere il tema “In Principio… la parola si fece carne” è stato Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.

L’idea è quella di sviluppare il tema del “Principio”, passando dal riferimento alla Genesi dell’edizione del 2013 a quello del Prologo del Vangelo di Giovanni. Il padiglione, curato da Micol Forti che dirige la sezione di arte moderna e contemporanea dei Musei Vaticani, è basto sui due principi di “logos” e “carne”. Il Prologo di Giovanni è il punto di partenza della riflessione per i tre artisti selezionati per creare le loro opere appositamente per la Biennale, secondo la più classica delle tradizioni della kermesse artistica. Giovani, di diverse nazioni, con diverse tecniche e ancora in ricerca, due di loro sono donne. Monika Bravo (1964), nata e cresciuta in Colombia, oggi vive e lavora a New York; la macedone Elpida Hadzi-Vasileva (1971), attualmente vive e lavora a Londra; il fotografo Mário Macilau (1984), nato e cresciuto a Maputo, in Mozambico, dove abita.

Per offrire un riferimento visivo agli artisti la curatrice ha proposto la parabola del Buon Samaritano   perchè “le pagine del Vangelo di Luca consegnano l’immagine di un Dio presente all’interno di un’umanità vessata nella sua condizione umana. Il Dio fatto carne soccorre l’uomo ferito, segnato dalla morte e dalla fragilità” spiega il cardinale Ravasi.

Il padiglione è certamente una nuova occasione di dibattito sull’arte religiosamente ispirata, sacra o liturgica. In questo caso le opere dei tre artisti saranno ancora una via di mezzo tra la prima e la seconda. Le opere, ancora in allestimenti, sono ancora legate al simbolismo più che ad un esplicita sacralità.

La Biennale del resto è un luogo di sperimentazione e di ricerca che offre la occasione anche alla Chiesa di mettersi alla prova come commitenza.

Del resto, come ha ricordato ai giornalisti il presidente della Biennale Paolo Baratta “il fatto che la Santa Sede partecipi per la seconda volta significa che ha scelto di partecipare al dialogo tra Chiesa e mondo dell’ arte”.

In effetti la Chiesa cattolica è stata la maggiore commitente della storia dell’arte in Europa, fin dall’epoca paleocristiana, ma è pur vero che l’arte contemporanea stenta a trovare un linguaggio che riesca a far breccia nel cuore dei cristiani. Tranne rare e fortunate eccezioni come hanno ricordato alla stampa Micol Forti e il cardinale Ravasi. Un esempio è nella Chiesa del Santo Volto a Roma con la Via Crucis in terracotta smaltata di Mimmo Paladino, ormai entrata nel cuore dei fedeli.

Il dibattito sulla qualità dell’arte contemporanea è naturalmente molto più ampio, ma l’occasione della presenza della Santa Sede alla Biennale è appunto utile a rileggere il passato per progettare il futuro. Senza dimenticare che in tempi moderni fin da Paolo VI i pontefici hanno sempre intrapreso un dialogo vivo con il mondo dell’ arte.

Dialogo che entra anche nel pontificato di Francesco con quel “donare la bellezza ai poveri” che è nutrimento spirituale. La visita organizzata per i clochard di Roma ai Musei Vaticani ne è una testimonianza. Purchè, ovviamente, di bellezza si tratti.

Per i visitatori ci sarà un catologo edito da Gangemi, delle app per gli smartphone e un profilo Twitter: @PadVat_Biennale.

L’allestimento e la progettazione, con sobria economicità sono stati curati dall’ architetto Roberto Pulitani: i costi, circa quattrocentomila euro, sono stati totalmente sostenuti dagli Sponsor, che a vario titolo hanno reso possibile questo importante progetto. Da ricordare in primo piano la banca Intesa San Paolo

L’inaugurazione ufficiale del Padiglione, alla presenza del cardinal Ravasi, avverà venerdì 8 maggio alle 16.30.

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