"La Santa Sede ora ha la sua casa in Slovenia"

Il Cardinal Pietro Parolin inaugura la nuova nunziatura a Lubiana, Slovenia
Foto: RV
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Una nunziatura apostolica, appena costruita, da benedire. La volontà di guardare sempre più ai Balcani, dove Papa Francesco è stato due volte durante il suo pontificato. E la vocazione missionaria da promuovere ancora. Sono questi i tre ingredienti del breve viaggio che il Cardinal Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, sta svolgendo in Slovenia. Il 3 febbraio, due sono stati gli appuntamenti importanti: l’inaugurazione della sede della nuova nunziatura apostolica di Lubiana, e una Messa in cattedrale, a conclusione dell’anno della misericordia.

“La Santa Sede ha ora la sua casa in Slovenia”, ha detto il Cardinal Parolin, guardando l’edificio della nuova nunziatura. È stata l’occasione, per il Segretario di Stato, di ripercorrere la storia dei rapporti diplomatici tra Santa Sede e Slovenia, dato che la Santa Sede è stta tra i primi stati a riconoscere l’indipendenza dello Stato il 13 gennaio 1992, e già l’8 febbraio dello stesso anno stabiliva con Lubiana nel 1992. La Slovenia, poi, ha accolto ben due volte, nel maggio 1996 e nel settembre 1999: chissà che anche Papa Francesco non passi da lì, prima o poi?

Ma è soprattutto l’occasione, per il Segretario di Stato, di ricordare la peculiarità della missione della Santa Sede. Perché “sede” - che si riferisce alla ‘sedia’ di Pietro, che tutti i Papi occupano – non “è sinonimo di Roma, né di Vaticano, né di Stato della Città del Vaticano”, ma “trascende la restrizione della locazione geografica”. Insomma – afferma il Cardinal Parolin – “la Santa Sede è una entità unica tra altri soggetti di legge internazionale”, e ha “una personalità internazionale simile a quella degli Stati individuali”. La sua “esistenza come entità sovrana trascende il possesso territoriale”. E’ “davvero una persona internazionale perché la sua presenza, a differenza di quella degli altri Stati, è universale”.

Di fronte a tanti che chiedono perché il successore di Pietro abbia bisogno di relazioni diplomatiche con gli Stati, il Cardinal Parolin ricorda che “la Santa Sede ha esercitato il diritto alla legazione sin dall’inizio della storia”, e che “quando, alla fine del 15esimo secolo, si formavano gli Stati nazione, il Pontefice mandava i suoi rappresentanti”, dato che fa della diplomazia pontificia “una delle diplomazie più antiche del mondo”, che testimonia “la lunga e vibrante presenza della Santa Sede nella sfera internazionale”.

La missione della Santa Sede – spiega il Segretario di Stato – è plurima. Un aspetto è quello di “offrire una voce morale nel mondo delle relazioni internazionali”; un altro è quello di “ricordare al mondo i valori trascendenti”; e infine “difendere i pilastri su cui si sostiene ogni società civile, come la famiglia – che è sotto la severa pressione di un complicato numero di forze concomitanti del mondo”.

È la Santa Sede non parla per alcuni, ma per tutto la mondo. Anche se poi una delle sue responsabilità primarie è quella di “sviluppare la comunione nella Chiesa”, e solo dopo “in unione con i vescovi locali, cerca di promuovere relazioni tra Chiesa e Stato”, senza dimenticare le relazioni con altri gruppi religiosi.”

Insomma, è per questo che è bello che la Santa Sede abbia la sua casa in Slovenia. Il Cardinal Parolin ne approfitta anche per un accenno al tema dell’immigrazione. “In questi tempi marcati dalla mobilità di un crescente numero di persone, deve essere sviluppata da tutti una attitudine all’apertura e all’accettazione mutua”.

Nell’omelia per la Messa che termina l’anno dedicato alla vita consacrata, il Cardinal Parolin ricorda invece la gloriosa storia “da ricordare e raccontare” che ha caratterizzato la vita consacrata in Slovenia. Se ne parla negli scritti di San Girolamo, poi sono arrivati i monaci irlandesi che hanno portato l’annuncio evangelico, “battezzando senza far ricorso all’uso della spada, ma con la mitezza e l’aratro tra le mani”. E quindi “i benedettini, i cirtercensi e i certosini hanno costruito i loro monasteri nelle vostre valli”, mentre “Frati Minori e altri ordini mendicanti hanno conferito un tratto caratteristico alle vostre città”, Gesuiti e Orsoline “si sono dedicate all’educazione e alla formazione della gioventù”.

Insomma – afferma il Cardinal Parolin – “la vostra storia è ricca di testimoni, e questo è per voi ragione di fierezza e gratitudine e allo stesso tempi di responsabilità per l’eredità ricevuta”. L’invito del Cardinal Parolin è di “guardare al futuro”, non perdendo di vista “le cose fondamentali, evitando il rischio di tralasciare l’importante per l’urgente, l’essenziale per il contingente”.

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