La Santa Sede per la Giornata Mondiale delle Pesca: "Fermate lo sfruttamento"

Veduta di navi da pesca al porto
Foto: www.chiesacattolica.it
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È una richiesta, forte, a fermare lo sfruttamento dei pescatori, una tratta degli esseri umani di cui nessuno rende conto, quella che viene dal Pontificio Consiglio dei Migranti e degli Itineranti, nel consueto messaggio per la Giornata Mondiale della Pesca.

La Giornata Mondiale della Pesca si celebra ogni anno dal 1998, e da sempre il Pontificio Consiglio – che ha tra i suoi compiti quello della pastorale del mare – segue con attenzione i problemi della pesca, che poi sono i problemi dei pescatori. E lo sfruttamento dei pescatori avviene moltissimo nel Sud Est asiatico, una “tratta degli schiavi” moderna cui solo la Santa Sede sembra voler dare voce.

Lo fa il Cardinal Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio dei Migranti, in un messaggio in cui squaderna le richieste della Santa Sede. “Chiediamo agli Stati di bandiera, alle Autorità Portuali, alla Guardia Costiera e alle autorità competenti di rafforzare il controllo” perché le leggi siano attuate e i diritti umani e lavorativi dei pescatori siano garantiti, si legge nel messaggio.

E ancora, la Santa Sede chiede “severe linee guida” per “eliminare lo sfruttamento umano e lavorativo”. Si rivolge poi direttamente ai consumatori, affinché “siano vigilanti e più consapevoli non solo della qualità del pesce che acquistano, ma anche delle condizioni umane e lavorative dei pescatori”. E fa una tirata di orecchie alle Ong, invitata a sensibilizzare “gli Stati membri” dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro che “hanno adottato la Convenzione della pesca” a ratificarla “per garantire un ambiente di lavoro sicuro e un welfare sicuro ai pescatori”.

C’è anche spazio per una parola di incoraggiamento “a Cappellani e volontari dell’apostolato del Mare” perché continuino ad offrire “sostegno materiale e spirituale soprattutto alle vittime del lavoro forzato e della tratta di esseri umani nel settore della pesca.”

Nota il dicastero vaticano che “negli ultimi mesi, a causa di un serie di tragici eventi accaduti in particolare nel Sud-Est asiatico, diversi mezzi di comunicazione hanno denunciato i temi della tratta, del lavoro forzato, dello sfruttamento e degli abusi su pescatori, senza però che ciò suscitasse molta attenzione e interesse da parte delle persone in generale.” E denuncia che “il reclutamento illegale e il contrabbando/tratta di esseri umani allo scopo di impiegarli nel lavoro forzato a bordo di pescherecci, sono pratiche ancora diffusamente utilizzate per ingannare persone povere e senza istruzione provenienti da zone rurali dei Paesi in via di sviluppo.”

Sono migliaia i pescatori intrappolati in una situazione in cui “contratti falsi e illegali” o “semplici pezzi di carta senza valore giuridico” costringono le persone a lavorare moltissimo con un salario ridicolo, “legittimando così la loro condizione di schiavi,” che non hanno nemmeno risarcimento per “infortuni sul lavoro, lesioni permanenti, morti improvvise o sparizioni in mare,” eventi che sono “incubi” per molti giovani e numerose famiglie che cercano di “migliorare la loro miserabile vita con un lavoro a bordo di una nave da pesca.”

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