La Spina di Borgo, dalla via Alessandrina ai progetti di Bernini per abbatterla

I progetti per il nuovo accesso alla nuova basilica

La zona del Vaticano a metà del 1600 secondo van Vittel
Foto: pd
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Per il Giubileo del 1500 il Papa aveva fatto creare una nuovo via al centro del Borgo. Alessandro VI e la sua via Alessandrina aprivano l’era classica dell’area del Vaticano.

Una via che aveva una funzione trionfale, spettacolare e ancora cimiteriale. La via Alessandrina aveva una vocazione “antiquaria” e di grande scenograficità. 

Alla realizzazione per legge parteciparono anche i proprietari delle case coinvolte. Lo stile è quello di Antonio da Sangallo il vecchio e Bramante. Si crea il presupposto perché la “Spina” diventi più isolata ed isolabile. 

Intanto nel 1506 Giulio II aveva messo la prima pietra della nuova basilica di San Pietro. Una fabbrica che venne conclusa 120 anni dopo. Il quartiere ancora una volta cambiò. 

Sisto V mise in atto lo spostamento dell’obelisco in piazza san Pietro. E viene posto mettendolo in relazione con l’area di Borgo più che con la basilica. In pratica era pensato per una piazza molto più allungata. Già Sisto V voleva abbattere la Spina.

Si sarebbe creato uno spazio che ricordava il circo, con un legame alla via Trionfale con lo sfondo della cupola che sovrastava di gran lunga quella celebre del Pantheon.

La povera “Spina” dava fastidio, copriva la visione della cupola. Nel 1651 un disegno tra le carte di Virginio Spada è già il progetto della demolizione. Ma per il momento non se ne fa nulla.

Alessandro VII alla metà del 1600 definisce il progetto di Piazza San Pietro e cerca di rifare il modello dell’antico portico. La via Alessandrina diventa determinante per la nascita del colonnato del Bernini, che ne potrebbe in parte essere una specie di continuazione. 

Bernini nel progetto integra la via Alessandrina con esedre per la piazza e il ponte Sant’ Angelo come via della “passione del Signore”.

La piazza riporta alla visione del circo e Bernini pensa anche ad un terzo braccio per chiuderla, ma il Papa Innocenzo XI non è d’accordo.

Se si guarda il progetto di Carlo Fontana del 1694 il riferimento al circo è evidente, come è evidente la demolizione della Spina. Fontana parla di “un’isola di case”  che deve essere demolita per permettere la visione della cupola “senza aver riguardo a dispendio”. 

Si arriva all’800 e al periodo della dominazione francese senza che i pontefici decidano i lavori. Il Rinascimento è finito, a il Vaticano sta bene così, si lavora su altre parti della città. Cosimo Morelli propone pensa per i francesi una vera place royale con addirittura un monumento a Napoleone che il 9 agosto del 1811 aveva firmato il decreto della demolizione della Spina per “ingrandire piazza San Pietro”. 

Valadier immagina addirittura due colonne tortili all’altezza di Piazza Scossacavalli, a metà della Spina.  Progetti grandiosi che rimangono però sulla carta. Il potere temporale dei Papi è in crisi, non è più tempo di grandi progetti.

Ma in quel Borgo, tra il fiume, il castello, il Passetto e Santo Spirito di opere d’arte ce ne erano molte. Dalla seconda metà del ‘400 ad esempio anche Roma è coinvolta nella passione per la decorazione a pittura dell’esterno delle case. Delle case di Borgo si parla poco nelle fonti ma forse le decorazioni ebbero per molto tempo lo scopo di nascondere le difformità tra le facciate dovute ai tanti rifacimenti del quartiere. E poi c’era l’uso di creare apparati per i cortei pontifici, anche dipinti sui muri. Diversi gli autori tra cui anche un allievo del Vasari. “ Fece a mezzo Borgo Nuovo una facciata di granito con alcune prigioni e molte altre opere belle”. O anche come riportano i documenti: “Non fece altre cosa degna di memoria che una facciata in Borgo con un’arme colorito di Papa Giulio II”. 

Di disegni poi ce ne erano di più complessi come quello descritto da Vasari, un fregio “nel quale figurò le nove muse con Apollo in mezzo e sopra alcuni leoni, impresa del Papa, i quali sono tenuti bellissimi…” E poi cupidi, Cicolpi e Vulcano…insomma mitologia e insegne papali. 

Tutto perduto. Un’epoca in cui avere “case grandi e dipinte all’esterno” era un modo per dimostrare potere e ricchezza. 

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