La storia intrecciata di quattro giovani polacchi di cui uno diventò Papa Giovanni Paolo

Gli amici di Lolek, la storia di ebrei e cattolici nella Polonia della II Guerra Mondiale

Un giovanissimo Karol Wojtyła
Foto: pd/ FB
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E dunque ho visto Lolek. Ho scritto a Jurek. E adesso, drogi Kurt, voglio parlare con te. Raccontami di questi anni, e io ti racconterò i miei…” Un finale da filma per un libro che corre via come corre la storia. 

E i “quattro protagonisti di questa vicenda vivono la drammaticità degli eventi sulla propria pelle. Al punto che il racconto delle loro traversie, pur nel suo microcosmo, diventa paradigma della catastrofe che si sarebbe abbattuta di lì a poco sull’Europa”. 

“ Gli amici di Lolek”, di Gianfranco Svidecoschi, edito da TerraSanta è questo e molto altro.

Dopo aver raccontato quasi 30 anni fa, la storia di Jurek in quella “Lettera d un amico ebreo”, Svidercoschi, vaticanista e cronista del Concilio Vaticano II, racconta un’altra storia, anzi altre storie che si intrecciano come in un tessuto prezioso a quelle del giovane Karol Wojtyła negli anni della II Guerra Mondiale. Quattro storie che sono la storia di amicizia ma anche di vita. Tre ebrei in Polonia, un cattolico. Prigionie, deportazioni, esodi ed esili che però non cancellano i ricordi. Come quello romantico e suggestivo dell’ultimo ballo degli studenti nel 1939 all’inizio dell’ anno accademico a Wadowice. Non lontano il rombo della guerra comincia a farsi sentire e il dialogo che l’autore immagina tra tre ragazzi racconta la storia delle persecuzioni per gli ebrei. Perché l’antisemitismo serpeggia in Polonia anche tra i ragazzi delle scuole, nelle strade dopo la morte del grande eroe della Patria, Pilsudski. 

Anche la piccola Wadowice vive il suo antisemitismo. 

I ragazzi stanno per separasi, pensano, ognuno per seguire un sogno di futuro, di studio nonostante le difficoltà. Lolek andrà a Cracovia e non sa ancora che diventerà un prete, e prima ancora un operaio in una cava, e poi un vescovo e il Papa. E così gli altri non sanno che le loro famiglie saranno divise, massacrate, imprigionate, alcuni andranno in Irak, altri fuggiranno in Italia, e anche dopo la fine della guerra molto non torneranno in un Polonia schiava di un regime che certo non ama gli ebrei. 

Sullo sfondo la storia del mondo, come il massacro di Katyn ordinato da Stalin, nascosto dai  russi, attribuito ai nazisti e subito dai polacchi. Ci vollero anni per “uscire dal seegreto”  e quando finalmente si sarebbe dovuta tenere in Russia una solenne commemorazione delle vittime dell'eccidio, l'incidente dell'aereo presidenziale polacco uccise altre 95 persone. Come se il sangue polacco dovesse ancora bagnare quella terra. Tra le vittime del 1940 ci sono anche i parenti degli amici di Lolek? Si deve leggere la storia per saperlo, perché abbiamo detto fin troppo. La sola certezza è che i ragazzi, non più ragazzi, si ritrovano a Gerusalemme, nell’ anno del Giubileo anche grazie a quella “Lettera ad un amico ebreo” che Giovanni Paolo II scrisse,  con la collaborazione di un giornalista che gli era amico. 

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