La sublime realtà dell’Eucaristia. Solennità del Corpus Domini

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

La benedizione eucaristica
Foto: Archivio CNA
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I testi della Messa della solennità del Corpo e Sangue del Signore sono stati scritti da san Tommaso d’Aquino, uomo di grandissima cultura e di profonda fede. Lo spirito che lo ha guidato nella composizione delle preghiere e degli inni è stato quello di aiutare i fedeli, quindi anche noi, a non dubitare della presenza di Cristo nel sacramento dell’Eucarestia. Si tratta, infatti, di una presenza vera e reale, ma nascosta, velata, misteriosa. Infatti, confessare che Gesù è presente nell’Eucarestia significa riconoscere che nel segno del pane e del vino è presente lo stesso Figlio di Dio, nato da Maria vergine duemila anni fa a Betlemme. C’è dunque identità tra il corpo storico di Cristo ed il corpo eucaristico. 

Ma come è possibile fare una simile affermazione? Come possiamo dire che nell’Eucarestia è veramente presente Cristo, vero Dio e vero Uomo? Gli apostoli  quando erano con Gesù hanno almeno potuto vedere la sua umanità e attraverso i  miracoli da Lui compiuti cogliere i riflessi della sua divinità. Nell’Eucarestia a noi viene negata anche questa possibilità. Infatti, la vista, il tatto e l’udito non ci rivelano la realtà della Presenza di Gesù Cristo. Vediamo solo un po’ di pane e un calice con un po’ di vino. E allora come possiamo affermare: “Cristo è veramente presente nel sacramento dell’Eucarestia ? Possiamo affermarlo perchè Lui nel Cenacolo ha detto del pane: “Questo è il mio Corpo” e del vino contenuto nel calice: “Questo è il calice del mio Sangue”. E poi ha aggiunto “Fate questo in memoria di me”. Il Signore, ci chiede di fidarci di Lui. E Lui non può ingannarci perchè essendo Dio è  la Verità e dice la verità. La fede, dunque, è l’unica strada per raggiungere la sublime realtà dell’Eucaristia. 

Poiché nell’Eucarestia ci troviamo alla Presenza di Cristo, vero Dio e vero Uomo, il modo più idoneo per esprimere a Lui il nostro amore e la nostra gratitudine è l’adorazione, che ha assunto anche la modalità della processione che caratterizza questa solennità. Porteremo tra le nostre case e nelle nostre strade non un pezzo di pane bianco, non una cosa, ma l’adorabile Persona di Cristo che ci invita a donarGli il nostro cuore. Il Vescovo americano, Fulton Sheen, affermava che quando noi guardiamo all’Eucarestia in un atteggiamento di adorazione, di riverenza e di amore “accade qualcosa in noi di molto simile a quanto accadde ai discepoli di Emmaus quando si fece a loro incontro il Signore risorto”. Egli anche a noi come a loro chiede il motivo della nostra  tristezza e dopo aver trascorso un po’ di tempo con loro, come ha fatto anche con noi questa sera, con la Sua presenza riempie i cuori  di amore, speranza e gioia.

Possiamo veramente affermare che grazie al Sacramento dell’Eucarestia, Gesù è sempre in cammino per il mondo, come lo era in Palestina durante la Sua esistenza terrena. Gesù anche oggi, come duemila anni fa, passa, bussa continuamente alla porta del cuore di ogni uomo e lo invita a seguirlo perchè Egli sa che l’uomo, nonostante i suoi limiti, i suoi egoismi, la sua incostanza e il suo peccato, ha bisogno di Lui per vivere bene sulla terra. Solo il Signore, infatti, è in grado di svelarci il segreto dell’esistenza umana ed Egli ci dice che essa non si risolve in un vagare senza meta in attesa della distruzione, del nulla, ma in un andare verso il Suo regno dove troveremo la pienezza della vita. L’unica motivazione, dunque, che lo ha spinto a rimanere ancora tra noi è il Suo infinito amore ed il desiderio della nostra vera felicità. 

E’ per questo motivo che, accanto alla processione solenne di questo giorno, ci deve essere anche la processione silenziosa e umile della nostra vita quotidiana, di persone tra persone chiamate a testimoniare la gioia della fede ricevuta e la bellezza della vita cristiana. Anche se discepoli di Cristo, non siamo immuni da errori, da miserie, da peccati. Ma Dio è con noi, e si serve anche di noi per trasmettere un modo nuovo e vero di intendere la vita e la storia.

Cari fratelli e sorelle non dobbiamo stupirci se facciamo fatica a credere che questa meravigliosa realtà possa accadere anche per noi. Ognuno di noi porta in sé il buon ladrone e quello “cattivo”. In noi coesistono la fede e l’incredulità. Anche gli apostoli, spesso hanno dubitato. L’importante è  che non ci stanchiamo, nel nostro dubbio, di invocare l’aiuto del Signore. San Tommaso ci invita a rivolgerci al Signore con queste parole: Fa’ che sempre più io creda in te, abbia speranza in te, ami te…concedi alla mia mente di vivere di te”.

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