La Terra Santa prega per Benedetto XVI nel ricordo del viaggio del 2009

La Celebrazioni al Santo Sepolcro e nella chiesa di San Salvatore

Benedetto XVI e l'allora Custode Pizzaballa
Foto: www.proterrasancta.org
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Era stato un viaggio speciale quello di Benedetto XVI in Giordania e Israele, in Terra Santa nel maggio del 2009.

All’ aeroporto di Tel Aviv accolto dal presidente Peres, e dal primo ministro Netanyahu, Benedetto XV stigmatizza al “ripugnante testa ” dell’ antisemitismo che si risolleva, in molte parti del mondo. Chiede anche che si posa accedere ai luoghi santi senza restrizioni , chiede una patria per i popoli palestinesi e chiede confini internazionali sicuri.  "La Santa Sede e lo Stato di Israele condividono molti valori, dice il Papa, primo fra tutti l’impegno di riservare alla religione il suo legittimo posto nella vita della società.”

E oggi la Terra Santa gli rende omaggio a pochi giorni dalla sua morte.

Lo scorso 10 gennaio nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme si è celebrata la solenne Messa di Requiem in suffragio dell’anima di Benedetto XVI: in questo modo tutta la Terra Santa ha voluto unirsi al cordoglio della Chiesa universale per la morte del grande papa teologo, elevando la sua preghiera direttamente dal cuore della Cristianità, davanti al Sepolcro vuoto, in cui egli stesso, pellegrino, si era inginocchiato il 15 maggio 2009.

“Il vescovo di Roma –aveva detto il Papa in quella occasione– si trova davanti a quella stessa tomba vuota e contempla il mistero della risurrezione. Sulle orme dell’Apostolo, desidero ancora una volta proclamare, davanti agli uomini e alle donne del nostro tempo, la salda fede della Chiesa che Gesù Cristo “fu crocifisso, morì e fu sepolto”, e che “il terzo giorno risuscitò dai morti”. “La tomba vuota ci parla di speranza, quella stessa che non ci delude, poiché è dono dello Spirito della vita”, aveva continuato Benedetto XVI.
“La Chiesa in Terra Santa, che ben spesso ha sperimentato l’oscuro mistero del Golgota, non deve mai cessare di essere un intrepido araldo del luminoso messaggio di speranza che questa tomba vuota proclama.”

Davanti al Sepolcro, rivolto ai numerosi fedeli, fr. Patton ha voluto anche ricordare le ultime parole pronunciate in questa vita terrena da Benedetto XVI:  "“Signore, ti amo”: è la risposta di Pietro alla domanda che Gesù risorto gli aveva posto a Tabga, sulla riva del lago di Galilea. Benedetto XVI, che tutti noi abbiamo conosciuto come uno dei più grandi teologi dell’ultimo secolo, da semplice cristiano, da teologo e professore, da pastore e custode della fede, da Vescovo di Roma, come pure in questi ultimi anni vissuti da Papa emerito, ritirato in preghiera, ha sempre e solamente cercato di dire a Gesù: “Signore ti amo”, con la vita e le parole"

E la Custodia di Terra Santa, il Patriarcato Latino e le altre comunità cristiane presenti sul territorio, insieme a pellegrini, fedeli e religiosi, uniti nel ricordo del papa defunto hanno celebrato e ricordato Papa Benedetto. Il primo gennaio, al termine della santa Messa presieduta dal Patriarca S.B. Mons. Pierbattista Pizzaballa, il Custode di Terra Santa Fr. Francesco Patton ha sottolineato la sua missione di confermare i propri fratelli nella fede: ", vivendo appieno, in questo modo, il ministero dell’Apostolo Pietro: "Benedetto XVI l’ha fatto in tanti modi con quell’opera monumentale per la fede della Chiesa cattolica (che è il Catechismo della Chiesa Cattolica) e attraverso il suo magistero, i suoi insegnamenti, che sono insegnamenti che sanno tenere insieme la profondità della dottrina e del dogma con la semplicità della comunicazione. Al centro del suo insegnamento c’è sempre l’amore per Gesù Cristo, per la Chiesa e la speranza".

Il 4 gennaio il Custode ha celebrato la messa nella Chiesa di San Salvatore. È stata l’occasione per ricordare a tutti i suoi confratelli le importanti parole che Benedetto XVI aveva rivolto proprio ai frati della Custodia  durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa: "dobbiamo ringraziare il Signore anche per quello che attraverso Papa Benedetto ci è stato consegnato come un mandato. A Nazareth, parlando ai frati lì presenti ebbe modo di dire: ‘è possibile vincere, è possibile realmente creare spazi di amore e convivenza con la forza della fede e dell’annunzio di Cristo’".

Ancora una celebrazione presieduta dall’Arcivescovo Adolfo Tito Yllana, Delegato Apostolico per Gerusalemme e Palestina, presso “Our Lady of Peace”, la cappella del Notre Dame Pontifical Institute di Gerusalemme, sede della sua chiesa titolare. Mons. Yllana ha invitato tutti gli ordinari di Terra Santa ad unirsi alla celebrazione, a cui hanno partecipato anche il vescovo maronita e greco-melkita e le rappresentanze diplomatiche delle autorità palestinesi. :"Ha vissuto ciò che ha insegnato e ha arricchito la Chiesa – ha detto nella omelia l’arcivescovo Yllana – confermando il suo insegnamento pastorale, semplice e luminoso, con il suo stile di vita e le sue preghiere: un vero uomo di Chiesa, fino alla fine".

E di questo insegnamento una testimonianza speciale fu proprio quel viaggio del 2009, nel quale Benedetto XVI chiese espressamente ai cristiani di non lasciare la Terra Santa, a cercare invece il dialogo tra le religioni . E poi quella "teologia del nome" nel discorso a Yad Washem, con quel grido "che si leva contro ogni atto di ingiustizia e di violenza. È una perenne condanna contro lo spargimento di sangue innocente."

 

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