La venuta di Cristo unica vera rivoluzione credibile. V Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù predica alla folla
Foto: pubblico dominio
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Il Vangelo di questa domenica continua il racconto di come Gesù viveva le sue giornate a Cafarnao. Egli trascorreva il suo tempo alternando la predicazione del Regno di Dio con la guarigione dei malati e degli indemoniati. Il Signore si trovava, dunque, a confrontarsi con tutte quelle situazioni che fanno soffrire l’uomo: ogni sorta di malattia e, in più, quel male oscuro, il più terribile di tutti, che è la possessione diabolica.

Nasce spontanea la domanda: perché tanta sofferenza affligge l’umanità? Da dove viene? Perché la vita dell’uomo è segnata nel corpo da malattie, dolori, fame, morte e nello spirito da scoraggiamento, solitudine, tristezza che possono portare a maledire, come Giobbe, il giorno della propria nascita? Perché esiste un abisso tra il nostro desiderio di benessere e di pienezza e la realtà della nostra condizione?

Questa situazione non è voluta da Dio, ma viene da una scelta sbagliata dell’uomo che si chiama peccato. Il peccato, nella Sacra Scrittura viene presentato come un “mostro”, un male che può giungere a pervertire la mente e la volontà dell’uomo e portarlo a rifiutare la sua condizione di creatura e credere di potersi sostituire a Dio, che è il Creatore di tutto. Da questo capovolgimento di rapporti emergono tutti i mali che affliggono l’umanità: è bene solo ciò che io ritengo utile; il bene ed il male vengono stabiliti dalla maggioranza; la libertà si riduce a capriccio personale; la dimensione spirituale della vita viene occultata con grave danno della  dignità dell’uomo.

Il Figlio di Dio è venuto sulla terra per proclamare il primato dell’amore, l’unica via per una vita felice e riuscita. Possiamo veramente riconoscere che la venuta di Cristo ha inaugurato nel mondo  l’unica vera rivoluzione credibile: la liberazione dalla prigione del proprio “io” e dei propri limitati orizzonti esistenziali per vivere il primato dell’amore. A tutti coloro che lo accolgono, il Signore mette a disposizione tanti doni di grazia - i sacramenti, la sua Parola, una comunità di fratelli - che rende capaci di amare come Lui. In tale modo si diventa suoi  collaboratori nella missione di rigenerare a vita nuova tutta l’umanità.

Gesù dopo essere stato impegnato in questa febbrile attività apostolica si ritira su un monte per pregare. Il Signore ricerca il silenzio e la “compagnia della solitudine”. Una solitudine che non è ripiegamento su se stesso, fuga dalle responsabilità, ma ricca di presenze: c’è la presenza del Padre e dello Spirito Santo; c’è la presenza della folla e di tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito;  c’è la presenza degli amici. Il silenzio è necessario per valorizzare queste presenze e superare la superficialità con cui troppo spesso ci si relazione con esse.

Ti potrebbe interessare