La Via Crucis al Colosseo del Circolo di San Pietro

Via Crucis Colosseo con il Cardinale Ravasi
Foto: Circolo San Pietro
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Ogni liturgia comprende due sguardi, uno rivolto verso l’alto, verso l’infinito, verso l’eterno, verso la parola di Dio che scende dal monte come per Israele nella valle del deserto, e uno orizzontale, gli occhi negli occhi, perché la liturgia, come dice questa parola di origine greca, è l’opera di un popolo, di un’assemblea, di una comunità”. A dirlo ai soci del Circolo S. Pietro il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, nell'omelia tenuta nel corso della celebrazione Eucaristica, venerdì 12 aprile, dopo aver guidato le meditazioni della tradizionale Via Crucis del Sodalizio Romano all’interno del Colosseo.

La dualità è presente anche nel salmo 18, in cui Davide si trova liberato da molte peripezie, specialmente causategli da Saul, e incentrato sulla certezza che tutti noi “non abbiamo consistenza, non sappiamo come permanere”, ma se nell’angoscia invochiamo il Signore saremo salvati “e la preghiera è “ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore”. “Questi due momenti dovrebbero essere intrecciati anche in noi “ - ha ribadito con forza il Cardinale - quando sentiamo di essere con i nostri piedi ormai nel fiume fangoso della morte, o della paura, o delle difficoltà”.

Al rito, particolarmente sentito dal Circolo S. Pietro, hanno partecipato numerosi soci con le loro famiglie, benefattori e amici. La Santa Messa ha avuto luogo, come da tradizione, nella Chiesa di Santa Maria della Pietà al Colosseo, affidata al Sodalizio Romano dal 1936.

 

 

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