La vita in funzione di Cristo. Natività di San Giovanni Battista

Giovanni Battista battezza Gesù
Foto: Centro Aletti
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In questa domenica celebriamo la solennità della nascita di Giovanni Battista. Gesù stesso ha detto di lui: “tra i nati di donna non è sorto uno più grande”. (cf. Mt 11, 11). Per questo la Chiesa riserva a questo grande messaggero di Dio una venerazione particolare che trova la sua espressione nella festa odierna.

Nel brano di Vangelo troviamo una domanda: Che sarà mai questo bambino?  Il nome Giovanni significa “Dio è misericordioso”. Così già nel nome troviamo espressa la sua missione. Dio, fin dal grembo materno, lo ha chiamato per predicare “il battesimo della conversione” e per preparare la venuta di suo Figlio (cf. Mc 1, 4). La grandezza di Giovanni sta, dunque, nella sua disponibilità a porsi totalmente al servizio di Cristo e quanto più questi cresce tanto più Giovanni sparisce. Non c’è nulla di più difficile nella vita che ritirarsi nell’ombra quando la propria missione è finita. Giovanni incarna l’ideale di una vita tutta e sola spesa in funzione del Cristo, senza concedere nulla ad altri scopi. Senza tenere nulla per sé. 

In un mondo che esalta la potenza, gli eventi straordinari, il grandioso, il fantastico la Chiesa è chiamata, come il Precursore, a testimoniare e ad annunciare Gesù di Nazareth, il Messia. Di fronte ad un simile annuncio non dobbiamo meravigliarci se tanti reagiscono come gli ebrei: “Da Nazareth può venire qualcosa di buono?”, oppure come il pagano Celso (II sec.dC), il quale inorridito esclama: “Figlio di Dio un uomo vissuto pochi anni fa?…Un uomo nato in un borgo della Giudea da una povera filatrice?” (Origine, Contro Celso). E’ il terribile scandalo dell’umiltà, della povertà, della semplicità e della apparente sconfitta di Dio. “Come Giovanni Battista fece riconoscere Cristo sotto l’umiltà della carne ai suoi contemporanei, così è necessario farlo riconoscere nella povertà e nella miseria della Chiesa” (Raniero Cantalamessa).

Dio ha chiamato Giovanni il Battista già “nel grembo materno” perché divenisse “la voce di uno che grida nel deserto” e preparasse quindi la via a suo Figlio. Allo stesso modo, Dio ha “posto la sua mano” anche su ciascuno di noi. Per ciascuno di noi ha una chiamata particolare, una missione, un compito. La Parola di Dio insegna che nessuno è frutto del caso. Per Dio, l’uomo è un “qualcuno” di unico ed irripetibile, chiamato alla comunione con Lui. Tra tutte le creature l’uomo è l’unico che può rivolgersi a Dio e chiamarlo per nome. 

Il servizio di Giovanni come precursore di Cristo è accompagnato e rafforzato nella sua credibilità dalla sua personale integrità morale e grandezza di carattere. Egli non è una canna, che oscilla al vento delle novità (Lc. 7.24). In altre parole, Giovanni non si lascia condizionare dall’opinione pubblica, ma si sente servitore solo della verità. Anche di fronte ai potenti egli si mostra senza paura e denuncia i loro difetti e i loro misfatti…non indietreggia neppure davanti alla corte di Erode. Si tratta di un esempio per il singolo discepolo e per la Chiesa stessa.

Nelle chiesa bizantine le icone di Giovanni il Battista e della Vergine Maria stanno a destra e a sinistra dell’altare, inclinate verso di questo, cioè verso Cristo, per indicare che l’uno e l’altra sono i due testimoni su cui poggia la nostra fede, prima che qualsiasi altra testimonianza umana.

 

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