L'ambasciatore svedese: la canonizzazione di madre Hesselblad farà conoscere la Chiesa

Lars-Hjalmar Wide, ambasciatore di Svezia presso la Santa Sede
Foto: Daniel Ibanez/ CNA
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Lo scorso 15 dicembre Papa Francesco ha confermato il miracolo attribuito all’intercessione della Beata Maria Elisabetta Hesselblad, Fondatrice dell’Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida, nata a Fåglavik in Svezia il 4 giugno 1870 e morta a Roma il 24 aprile 1957.

Un evento molto importante per la Svezia, nazione protestante e molto secolarizzata che dal 1391, da quando fu canonizzata Santa Brigida, non ha avuto altre canonizzazioni.

Tra gli ambasciatori che ieri hanno incontrato Papa Francesco per gli auguri di inizio anno era presente anche Lars- Hjalmar Wide, ambasciatore svedese presso la Santa Sede.

A lui abbiamo chiesto quale è stata la reazione degli svedesi a questa notizia:

“Penso che essendo un paese non cattolico e abbastanza secolarizzato, questa notizia è arrivata alla gente veramente come una novità, perché non penso che la gente sia davvero consapevole che i santi vengono ancora canonizzati e che questa è una cosa davvero essenziale per la Chiesa cattolica. Ed è molto istruttivo perché la gente oggi quando legge questa notizia sui giornali inizia a studiare la cosa, e anche il fatto che l’ultima santa per la Svezia è stata Santa Brigida circa 620 anni fa. Così si rilegge la memoria di un popolo e la gente può guardare indietro alla storia e mettere la esperienza svedese in una prospettiva storica. Perciò penso che questo evento creerà una interessante e ampia conoscenza della Chiesa. E naturalmente Madre Elisabetta è stata una persona eccezionale, ha ricreato l’Ordine del Santissimo Salvatore, era una donna molto forte e intraprendente. E anche il modo in cui ha salvato tante vite di ebrei nella Seconda guerra mondiale, è qualcosa di ammirevole. Così la sua personalità, il suo ruolo nella Chiesa, il ruolo della Chiesa nel mondo di oggi, tutto è stato messo in evidenza da questa decisione”.

L’ ambasciatore ha anche commentato il discorso di Francesco al corpo diplomatico:

“Il discorso del Papa è stato molto interessante e sostanzioso, lungo perché doveva coprire molti temi, realmente, come i viaggi del Papa. Ha fatto molti viaggi in questo anno e sappiamo che sono stati molto importanti, ma il discorso ha anche coperto l’intero campo delle relazioni internazionali e della globalità delle attività. In modo particolare come europei abbiamo ascoltato, credo che tutti gli ambasciatori europei abbiano ascoltato con attenzione quello che il Papa ha detto a proposito della crisi delle migrazione, sui valori umani dell’Europa e su come dobbiamo provare a trovare il giusto equilibrio per affrontare  questa situazione”.

Lei ha avuto anche occasione di salutare brevemente il Papa?

“Si certo abbiamo parlato in spagnolo. Ovviamente ho portato i saluti della Regina di Svezia che è stata in udienza in Vaticano meno di un anno fa e gli ho augurato buon anno”.

Il tema centrale del discorso del Papa è stato la crisi delle migrazioni. Come vede la Svezia il lavoro della Chiesa in questo settore?

“Migrazioni. Certo siamo tutti consapevoli di come questa che chiamiamo “crisi” ci abbia coinvolto. In Svezia abbiamo ricevuto lo scorso anno 163 mila rifugiati, che il numero più alto per capita in Europa. Quindi siamo perfettamente consapevoli delle sfide che questo presenta. La Chiesa sta facendo un lavoro meraviglioso. Parlo della Chiesa cattolica in Svezia con molte organizzazioni di volontariato, che sono connesse direttamente con i migranti e li aiutano in differenti situazioni, ma naturalmente anche le Chiese protestanti in Svezia stanno usando la loro intera rete per raggiungerli e dare quel tocco di umanità e dare aiuto ai migranti per le loro necessità ma anche per metterli in contatto con la gente, parlare con la gente, incontrare il popolo svedese e aiutarli a costruire ponti nelle società svedese. E in questo lavoro le Chiese sono assolutamente essenziali”.

 

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