L’amore a Cristo di Alfonso de' Liguori: un bellissimo itinerario di fede

Sant'Alfonso Maria de' Liguori
Foto: Wikicommons pubblico dominio
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Come noto oggi la Chiesa ricorda un grande santo e dottore della chiesa ovvero sant’Alfonso Maria de Liguori (1696-1787). Certamente, oltre alle centinaia di pagine che si sono scritte su di lui, niente colpisce di più la nostra attenzione che il guardare alla sua storia personale ed a quanto ha fatto.

Alfonso nobile, avvocato, sacerdote, vescovo, scrittore e musicista, fondatore di una congregazione religiosa, santo, patrono dei moralisti e confessori. Questo basta a descriverlo? Certamente no.

Da quel 21 dicembre 1726 (anno in cui venne ordinato) l’assillo di questo giovane sacerdote napoletano fu uno solo: portare anime a Cristo. Questo divenne l’obiettivo avvincente della sua esistenza e per questo pagò con la sua vita e la sua cagionevole salute i mille strapazzi che andava affrottando per tale ragione. Girava per i quartieri poveri della Napoli del millesettecento alla ricerca di lazzari e barbieri da convertire con lo scopo che poi essi riconvertissero altri: coìi nacquero le Cappelle serotine (esempio di azione del laicato nella catechesi).

Stesso discorso sulle alture salernitane di Scala in quel 9 novembre 1723 in cui desiderò concretizzare il suo ideale: fondare un gruppo di uomini che seguissero più da vicno i passi del Cristo: i Redentoristi. Qui l’obiettivo alfonsiano era quello di convertire e stare vici a questa gente che non vedeva un sacerdote da anni rimanendo lunghi periodi dell’anno in montagna. Alfonso si rende conto della difficile vita di questi uomini ed inventa, dal buon cuore della sua intelligenza, l’idea già presente nella chiesa del settecento della missione popolare che spieghi i suoi effetti dove nessuno vuole andare.Nel suo cuore vi è solo Cristo e le anime: "evangelizare pauperibus misit me!.

Ma ancora non fu contento ed allora scrisse oltre 111 opere per diffondere il vangelo e la dottrina cristiana fra la gente del suo Regno ed oltre (Venezia), ma ciò non gli bastò. Scrisse musica per aiutare la gente a pregare cantando e compose tra gli altri pezzi "Tu scendi dalla e stelle".

Stremato morì a 90 anni nel 1787 contento di andare da Colui che tanto ha amato e voleva vedere. Di lui ci piace ricordare ciò che ha scritto lo storico don Giuseppe de Luca ovvero che Alfonso è stato "il più santo dei napoletani ed il più napoletano dei santi".

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