L'Anno di Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente, la road map per i cristiani

La Lettera Apostolica pubblicata a sei anni dal Giubileo della Incarnazione

Giovanni Paolo II apre la Porta Santa per il Giubileo del 2000
Foto: pd
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“ Se c’è un documento pontificio che i cristiani si sono passati di mano in mano in mano con gioiosa premura, come il testimone di una staffetta, questo è proprio la Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente”.

Così il cardinale Roger Etchegaray, all’epoca Presidente del Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace, definiva la Lettera pubblicata da Giovanni Paolo II  il 14 novembre 1994.

Il testo doveva servire a preparare in sei anni il Grande Giubileo del 2000 e darne una chiave ermeneutica.

Un Giubileo che per la prima volta aveva due poli di riferimento, Roma e la Terra Santa. “ In questa lettera apostolica” scriveva Etchegaray  “veramente ognuno di noi scopre il penetrante pensiero di Giovanni Paolo II che si dispiega in spirale e ci investe con un soffio potente..e gioioso…quello del Giubileo. Un vademecum indispensabile per non mancare al grande appuntamento dell’ Anno 2000”.

Il Giubileo del 2000 era il bimillenario dell’incarnazione, quello che ne doveva nascere era un nuovo umanesimo per “vivere della pienezza della vita in Dio”. Con l’incarnazione, scriveva Giovanni Paolo II, “l’eternità è entrata nel tempo”. Il Cammino verso il Giubileo era un cammino di conversione e preghiera per la Chiesa, in vista di una nuova primavera di vita cristiana.

Un vademecum, un cammino, una traccia di vita. Lo schema è essenziale. Dalla base biblica il Papa affronta il significato stesso del Giubileo: “ Tutti i giubilei si riferiscono- scrive il Papa- a questo tempo (la pienezza del tempo ndr) e riguardano la missione messianica di Cristo venuto come consacrato con l’unzione dello Spirito Santo come mandato dal Padre”.

La preparazione del Giubileo Giovanni Paolo II la fa provenire dal Concilio Vaticano II perché “ogni giubileo è preparato nella storia della Chiesa dalla divina Provvidenza” e quindi “si può affermare che il Concilio Vaticano II costituisce un evento provvidenziale, attraverso il quale la Chiesa ha avviato la preparazione prossima al Giubileo del secondo Millennio”.

Un Concilio “concentrato sul mistero di Cristo e della sua Chiesa ed insieme aperto al mondo”. Scrive il Papa: “ Si ritiene spesso che il Concilio Vaticano II segni una epoca nuova nella vita della Chiesa. Ciò è vero, ma allo stesso tempo è difficile non notare che l'Assemblea conciliare ha attinto molto dalle esperienze e dalle riflessioni del periodo precedente, specialmente dal patrimonio del pensiero di Pio XII. Nella storia della Chiesa, « il vecchio » e « il nuovo » sono sempre profondamente intrecciati tra loro. Il « nuovo » cresce dal « vecchio », il « vecchio » trova nel « nuovo » una sua più piena espressione. Così è stato per il Concilio Vaticano II e per l'attività dei Pontefici legati all'Assemblea conciliare, iniziando da Giovanni XXIII, proseguendo con Paolo VI e Giovanni Paolo I, fino al Papa attuale.

Ciò che è stato da essi compiuto durante e dopo il Concilio, il magistero non meno che l'azione di ciascuno di loro ha certamente recato un contributo significativo alla preparazione di quella nuova primavera di vita cristiana che dovrà essere rivelata dal Grande Giubileo, se i cristiani saranno docili all'azione dello Spirito Santo”.

Il Magistero di Giovanni Paolo II è Cristocentrico come si può capire dalla prima enciclica del Papa polacco, Redemptor hominis.

Una chiave significativa nella Lettera è poi quella ecumenica. Un ecumenismo basato sul martirio: “Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi « militi ignoti » della grande causa di Dio. Per quanto è possibile non devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze. Come è stato suggerito nel Concistoro, occorre che le Chiese locali facciano di tutto per non lasciar perire la memoria di quanti hanno subito il martirio, raccogliendo la necessaria documentazione. Ciò non potrà non avere anche un respiro ed una eloquenza ecumenica. L'ecumenismo dei santi, dei martiri, è forse il più convincente”.

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