L'Arcivescovo di Genova: "All’origine della vita cristiana c’è uno slancio di gioia"

Prima lettera pastorale di Monsignor Marco Tasca

L'Arcivescovo di Genova, Monsignor Marco Tasca
Foto: Arcidiocesi di Genova
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"Vi scrivo a poche settimane dal mio insediamento a Genova per rinnovare il desiderio di essere tra voi padre e fratello". E' l'incipit della prima lettera pastorale ai fedeli di Genova inviata dal nuovo Arcivescovo Monsignor Marco Tasca.

"Premessa irrinunciabile per cogliere il dono di Dio - sottolinea il presule - è la capacità di alzare lo sguardo da quanto può separarci da Lui e dai fratelli o distrarci, condannandoci alla solitudine e all’aridità. Nascere dall’alto non è la ricerca assoluta di perfezione, ma disponibilità all’incontro che cambia l’esistenza, quella personale e quella ecclesiale e le rende risposta all’iniziativa di Dio".

Dopo aver ricordato come la Chiesa sia mossa da "una santa inquietudine", Monsignor Tasca ribadisce il "bisogno di conversione perché l’annuncio della Chiesa sia credibile ed autentico, resistente alle insidie che possono infiltrarsi nella vita ecclesiale: preoccupazioni per l’immagine, mondanità spirituale, competizione, rigidità nelle proprie opinioni, protagonismo, fini non evangelici. La salvezza non è opera delle nostre iniziative, ma avviene attraverso l’incontro con Cristo Risorto che ci chiama. Per questo all’origine della vita cristiana c’è uno slancio di gioia, di gratitudine che conduce alla missione".

Per evitare le distrazioni rimanendo così concentrati su Cristo, il successore del Cardinale Bagnasco suggerisce "le azioni fondanti la vita ecclesiale; esse appartengono al cuore del mistero": liturgia, testimonianza e servizio, che vanno "dalla comunione che genera la Chiesa e la fa crescere".

"Il prossimo anno pastorale - conclude Monsignor Tasca - non comincerà semplicemente, come se niente fosse accaduto! La pandemia è stata ed è una dura prova per l’umanità e contiene un insegnamento. Ha smascherato la nostra vulnerabilità, le nostre false sicurezze; ha sconvolto le nostre agende, i nostri programmi, le nostre priorità. Ma, costituisce anche un’occasione, un invito, per tornare a Cristo ‒ al Centro ‒ e, di conseguenza, per costruire relazioni tanto più umane, quanto più vissute in comunione con Dio e con i fratelli".

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