L'Arcivescovo Nosiglia ai disabili: "Davanti a Dio valete più di tutti"

Monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino
Foto: Renzo Bussio_LaVoceEilTempo - Arcidiocesi di Torino
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 "Voi siete qui per ribadire che credete nella vita, amate la vita e volete che la vostra vita sia accolta, riconosciuta, valorizzata e stimata da tutti, non solo a parole, ma nei fatti e nella verità dell’amore. Perché voi per primi date amore e siete per tutta la comunità una testimonianza forte di amore donato e ricevuto da quanti vi sono vicini e condividono con voi le giornate, le difficoltà e le gioie della vostra vita". Lo ha detto Monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino, nella Messa celebrata ieri per le persone con disabilità.

"Tante, troppe persone - ha sottolineato l'Arcivescovo - vi considerano deboli e indifesi e spesso vi commiserano, guardandovi dall’alto in basso ed ostentando le loro capacità e la loro normalità rispetto a ciò che considerano in voi carente, ma devono ricredersi di fronte alla forza della vostra fede, della vostra speranza e del vostro amore. Voi valete davanti a Dio più di loro e più di tutti, perché lo cercate e lo amate e lui vi cerca, vi conosce e vi difende, perché è il vostro Padre buono che ha cura di ciascuna sua creatura, soprattutto di quelle più deboli e bisognose di sostegno e d’amore".

Monsignor Nosiglia loda poi coloro che prestano cura e attenzione alle persone con disabilità. Essi - ha detto - "trovano in questo servizio la gioia del donarsi, ricevendo da voi la dolcezza e la riconoscenza del vostro sorriso e della vostra amorevolezza".

Il presule punta poi il dito contro la scarsa accoglienza dei diritti dei disabili. "La civiltà e la grandezza di un popolo si misurano sulla sua capacità di accogliere e valorizzare le persone che hanno qualche difficoltà fisica o psichica, realizzando in concreto una politica di interventi a sostegno delle loro necessità e di quelle dei loro familiari".

"Le famiglie - ha denunciato ancora l'Arcivescovo di Torino - soffrono spesso di scarsa attenzione per i loro problemi e si trovano a combattere contro una burocrazia lenta e farraginosa ed una mentalità culturale e sociale, che vede nelle loro necessità un aggravio, invece che un investimento in valori fondamentali per l’intera società".

In questo contesto - ha conclusi - bisogna recuperare "la cultura della sobrietà della vita da parte di tutti, se vogliamo ritrovare la gioia del dono gratuito e della solidarietà disinteressata, scoprendone la ricchezza per se stessi e per gli altri. È questione di liberarsi da quelle crescenti dipendenze di un presunto benessere fondato sull’accumulo, sul profitto ad ogni costo, sulla ricerca del potere del denaro e sullo spreco di risorse per la propria soddisfazione. Scelte che, di fatto, conducono alla schiavitù e non alla libertà, al disimpegno verso gli altri, all’indifferenza, realtà che generano rifiuto e producono tristezza e chiusura del cuore all’amore vero e condiviso".

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