L'arcivescovo polacco Gądecki: la Chiesa non può piegarsi alla volontà dell'uomo

Stanisław Gądecki, presidente della Conferenza Episcopale polacca
Foto: Conferenza episcopale polacca
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“La Chiesa, tuttavia, nell’insegnamento circa l’ammissione dei divorziati risposati civilmente alla Santa Comunione non può piegarsi alla volontà dell’uomo, ma alla volontà di Cristo. (cf. Paolo VI, Discorso alla Rota Romana, 28.01.1978; Giovanni Paolo II, Discorso alla Rota Romana, 23.01.1992;29.01.1993; 22.01.1996). Pertanto, la Chiesa non può lasciarsi condizionare né da sentimenti di falsa compassione per le persone, né da falsi modelli di pensiero, anche se diffusi nell’ambiente.” Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale polacca Stanisław Gądecki arcivescovo Poznań nel suo intervento al Sinodo il 10 ottobre scorso.

Sul blog che l’arcivescovo tiene nel sito della Conferenza episcopale Gądecki afferma che “la presentazione che segue non esprime soltanto la mia opinione personale, ma l’opinione di tutta la Conferenza Episcopale Polacca.”

L’arcivescovo afferma che “la Chiesa contemporanea - nello spirito di misericordia - deve aiutare i divorziati risposati civilmente procurando con sollecita carità che non si considerino separati dalla Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita.” preghiera, messa, carità e “opere di penitenza per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio. La Chiesa si dimostri Madre misericordiosa e così li sostenga nella fede e nella speranza (cf. Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 84)” scrive Gądecki.

Ma la Chiesa, “non può piegarsi alla volontà dell’uomo, ma alla volontà di Cristo”  anche se sono opinioni diffuse.

“Ammettere alla Comunione coloro che continuano a convivere “more uxorio” senza legame sacramentale, ha detto l’arcivescovo polacco nel suo intervento,  sarebbe in contrasto con la Tradizione della Chiesa. Già i documenti dei primissimi sinodi di Elvira, Arles, Neocesarea (svolti negli anni 304-319) ribadiscono la dottrina della Chiesa di non ammettere alla Comunione eucaristica i divorziati risposati.

La ragione fondamentale è che “il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata e attuata dall’Eucaristia” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 84; cf. 1 Cor 11, 27-29; Benedetto XVI, Sacramentum caritatis, 29; Francesco,Angelus, 16.08.2015).”

Gądecki da la spiegazione teologica: “L’Eucaristia è il sacramento dei battezzati che sono in gratia sacramentalis. L’ammissione alla Santa Comunione delle persone divorziate e risposate civilmente, ossia delle persone che non sono in grazia sacramentale, potrebbe causare tanti danni non soltanto per la pastorale della famiglia, ma anche per la dottrina della Chiesa sulla grazia santificante.

Infatti, tale ammissione aprirebbe la porta a tutte le persone che sono in peccato mortale per ottenere la Santa Comunione; ciò di conseguenza cancellerebbe il Sacramento della Penitenza e svilirebbe il significato dell’importanza di vivere nella grazia santificante. Va infine ribadito che la Chiesa non può accettare la cosiddetta gradualità della legge (Giovanni Paolo II,Familiaris consortio, 34).”

E conclude citando il pensiero di Papa Francesco, “noi qui presenti non vogliamo e non abbiamo nessun potere di cambiare la dottrina della Chiesa.”

 

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