Le Chiese del Sud Italia e il lavoro

Il manifesto dell'evento
Foto: pd
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Stanco di essere senza futuro e prospettive. Stanchezza e delusione che ha portato un giovane trentenne friuliano a mettere la parola fine alla sua vita con una lettera veramente commuovente che non può non suscitare una serie di domande sul futuro di tanti giovani italiani sempre più costretti a rimanere a casa senza far nulla. E i dati forniti dall’Istat, l’Istituto Italiano di Statistica sono drammatici.

Il tasso dei senza lavoro a livello generale è al 12% mentre la disoccupazione giovanile secondo l'Istat, si attesta al 40,1%. Un calcolo che non tiene conto dei giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. Dati veramente preoccupanti e che non possono lasciarci indifferenti. Come non lasciano indifferenti la Chiesa in Italia. In questa settimana i vescovi del nostro Meridione si sono detti convinti che occorre puntare sui giovani: solo così si può vincere la “scommessa” per iniziare un mondo nuovo e diverso in “sintonia con l’utopia del Vangelo”.

Una convinzione che è emersa con forza dal convegno che ha visto riuniti a Napoli i presuli di sei regioni - Basilicata, Calabria, Campania Puglia, Sardegna, Sicilia – sul tema “Chiesa e lavoro. Quale futuro peri giovani nel Sud?”. Un convegno verso la Settimana Sociale dei Cattolici Italiani che si svolgerà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre con al centro il tema “Il lavoro che vogliamo”.

Far leva sui giovani è un atto di lucidità politica. Un atto al quale non si vorranno e non si dovranno sottrarre le istituzioni centrali e regionali, deputate a creare le condizioni per incrementare l’occupazione al Sud”, si legge nel documento finale del convegno che invita a “sgombrare il campo dalle logiche del clientelismo, dalle lentezze della burocrazia, dalla invadenza della malavita organizzata” e che rivolge “un caloroso e pressante appello” alle istituzioni competenti “a intervenire con urgenza e concretezza, mediante politiche appropriate”, per “fare spazio alle nuove frontiere del lavoro, sviluppando modelli organizzativi in linea con l’evoluzione della società e della tecnologia”.

“È immorale – proseguono i vescovi del Sud – mettere in piedi un modello di sviluppo che mortifica la dignità umana”. Ecco allora la richiesta di Papa Francesco: mettere al centro della questione lavorativa la persona con la sua dignità: “per questo una società che non offra alle nuove generazioni opportunità di lavoro dignitoso non può dirsi giusta”, ha scritto in un messaggio, a firma del segretario di Stato, card. Pietro Parolin, inviato ai partecipanti al convegno di Napoli: “quando non si guadagna il pane si perde la dignità. Questo è un dramma del nostro tempo, specialmente per i giovani, i quali, senza lavoro, non hanno prospettive e possono diventare facile preda delle organizzazioni malavitose”.

Un messaggio al quale si è unito il Capo dello Stato, Sergio Mattarella secondo il quale “ridurre le distanze tra Nord e Sud  e far crescere le occasioni di impiego per le nuove generazioni costituisce necessità vitale per la nostra Italia”. E i presuli, anche se sono coscienti – come ha detto il presidente della Cei, il card. Angelo Bagnasco - “di non poter risolvere questioni più grandi di noi”, vogliono “essere vicini alla gente”. Vogliono essere vicini ai giovani  dando loro voce. Quella voce di cui hanno bisogno. Da qui la richiesta di “creare reti di relazioni virtuose” evidenziando che la riscossa che la Chiesa ha sempre indicato sta “nella comunione delle menti e dei cuori”.Alla vicinanza della Chiesa occorre anche la vicinanza delle istituzioni – ha spiegato il porporato parlando con i giornalisti: istituzioni che devono essere “più presenti accanto alla gente, come noi cerchiamo di fare con i nostri sacerdoti, i religiosi e le religiose. C’è bisogno di investimenti, che devono essere favoriti da politiche e situazioni certe e da una burocrazia più snella”. Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario della Cei, il vescovo mons. Nunzio
Galantio che ha chiesto al governo centrale e ai  quelli locali di “prendere atto che il Sud esiste, che il Sud non è soltanto ‘bisogno’ ma anche risorse e quando le risorse non vengono utilizzate c’è una doppia colpa”.

I giovani dovranno valorizzare “le esperienze positive” che esistono al Sud “senza stare a pietire”. E nel Sud non mancano le esperienze positive a partire da quelle promosse dalla Chiesa italiana attraverso il Progetto Policoro nato grazie all’impegno di don Mario Operti che punta a sostenere l’imprenditoria giovanile. Ne sono nati, in poco più di 20 anni, oltre 700 imprese che offrono lavoro a migliaia di giovani.

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