Le guerre e la pace ai confini dell’Europa, la scuola di Pace dell' Azione Cattolica

Un colloquio con Sandro Calvani, presidente scientifico dell' Istituto Giuseppe Toniolo

Sandro Calvani
Foto: Istituto Toniolo
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La terza edizione della ‘School of peace’, organizzata dall’Istituto ‘GiuseppeToniolo’ di Azione Cattolica si è svolta  a Roma sul tema ‘Le guerre e la pace ai confini dell’Europa’: “In questo tempo segnato dalle guerre in Europa e nel mondo, desideriamo approfondire le cause dei conflitti e le strade per costruire una pace duratura, con una particolare attenzione a ciò che sta avvenendo in Ucraina” ed è rivolto a tutti con particolare attenzione ai giovani.

Al presidente scientifico dell’Istituto ‘Giuseppe Toniolo’ dell’Azione Cattolica Italiana, prof. Sandro Calvani, già direttore della Caritas e di molte agenzie delle Nazioni Unite, chiediamo di spiegarci il motivo di questo seminario: “Da alcuni anni, l’Istituto ‘Giuseppe Toniolo’ per il diritto internazionale della pace, insieme a diverse altre istituzioni, organizza un seminario annuale di formazione sui temi complessi della costruzione della pace. Quest’anno il focus principale è sui confini dell’Europa, a causa dell’immensa gravità dell’invasione russa dell’Ucraina”. 

Quali conseguenze avrà la guerra in Ucraina negli assetti globali? 

“Credo che questa nuova guerra sia la prima guerra glocale. Locale perché combattuta interamente dentro i confini di un solo paese; e anche globale perché tutte le potenze militari ed economiche sono pesantemente coinvolte in diversi modi, come le forniture di armi, il commercio del gas russo e delle produzioni agricole ucraine, le sanzioni economiche internazionali e l’impatto dei rifugiati che scappano sia dall’Ucraina che dalla Russia. Spero che oltre alle gravissime conseguenze umanitarie e ai crimini di guerra che sono stati denunciati alla Corte Penale Internazionale, la comunità internazionale riveda con sollecitudine le regole applicative del diritto internazionale, ora rese inefficaci dal diritto di veto concesso ai cinque paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Se non si farà una riforma in questo senso, le guerre di questo tipo si ripeteranno e le Nazioni Unite diverranno irrilevanti nel mantenimento della pace, che è il loro mandato principale”. 

Per quale motivo la voce della Chiesa sembra ‘inascoltata’ quando chiede la pace? 

“I cattolici in Ucraina solo circa il 7% e in Russia lo 0,1%. In Ucraina l’orrore delle forme disumane dell’invasione per ora impedisce del tutto di rispettare la Russia, o almeno il presidente Putin, come un interlocutore di pace. In Russia l’appello di papa Francesco è in gran parte vanificato dal forte appello in favore della guerra e dell’invasione da parte del Pope cristiano ortodosso Cirillo, che ha contraddetto il contenuto dell’appello per la pace firmato insieme a papa Francesco nel 2016. Nel resto del mondo la voce della Chiesa rimane abbastanza ascoltata, ma non scalfisce per ora la volontà del governo invasore e della resistenza ucraina. Qui in Thailandia dove vivo un commento che sento spesso in ambienti buddisti è: Come nei secoli passati, ancora una volta una guerra tra cristiani o con armi dei cristiani che poi fanno appelli per la pace”. 

Esiste ancora una profezia della pace? 

“Certo che esiste ancora una profezia della pace. Oggi più che mai si rendono evidenti i suoi quattro fondamenti descritti nel titolo dell’enciclica ‘Pacem in Terris’ di 60 anni fa: la verità. la giustizia, la carità e la libertà. C’è perfino un consenso molto ampio anche fuori del mondo cattolico, in altre religioni e in altre culture. Ma la sfida peculiare di questo cambio d’epoca è quella di ritrovare il bandolo della matassa, la verità, in un mondo dove molti fatti alternativi falsi circolano come se fossero veri e creano una gran confusione che offusca la profezia della pace”.

 

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