Le nuove metropolie polacche: la tradizione, la storia, la fede

I tre nuovi metropoliti polacchi parlano con la stampa a San Stanislao, nella "casa dei polacchi" a Roma, 30 giugno 2017
Foto: Veronica Giacometti / ACI Stampa
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Tre metropolie molto diverse, eppure unite dalla grande tradizione cristiana e da sfide simili, nonché da una fortissima devozione popolare: le raccontano così gli arcivescovo Marek Jedraszewski di Cracovia, Tadeusz Wojda di Bialystok e Jozef Grozynsky di Warmia, i nuovi metropoliti polacchi che lo scorso 29 giugno hanno ricevuto da Papa Francesco il pallio, che sarà poi loro imposto nella diocesi di appartenenza.

Ma quali le sfide di ogni metropolia? L’arcivescovo Jedraszewski ricorda la grande tradizione di Cracovia. “È stata costituita come diocesi nell’anno Mille, ed è legata a illustrissimi vescovi. Tra questi, San Stanislao, vescovo martire ucciso nel 1079, o il Cardinale Sapieha nella prima metà del secolo XX e anche il Cardinale Wotjyla, prima che diventasse vescovo di Roma, e poi i suoi successori, i Cardinali Macharski e Dziwisz”.

Una tradizione – racconta l’arcivescovo Jedraszewski – che lo ha toccato personalmente, a lui che viene da Poznan, dalla cosiddetta Grande Polonia, dal luogo in cui sono stati battezzati principi e re e dove è nata la Polonia cristiana.

E così, la sfida riguarda per lui “coniugare la tradizione con il presente”, guardare alla gioventù, trasmettere “questa fede profonda ai giovani e ai bambini, perché sono loro il legame che unisce la nazione polacca. È una sfida, un obbligo verso il futuro”.

Tadeusz Wojda, dopo un lungo servizio in Vaticano alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, di cui è stato anche sottosegretario, è arrivato da poco a guidare la metropolia di Bialystok, creata 25 anni fa.

“È una metropolia giovane – racconta – e sembrerebbe non avere le tradizioni della metropolia di Cracovia. Ma faceva parte della grande arcidiocesi di Vilinius, e per questo è importante. La regione è caratterizzata dalla fede semplice delle persone, con una partecipazione alla messa domenicale che si attesta intorno al 43 per cento, la più alta di tutta la Polonia, e questo è un qualcosa di molto bello, che va mantenuto”.

Si tratta di una zona che vive “un grande sviluppo, ci sono circa 35 mila giovani studenti, e questa è la grande sfida per noi: proclamare il Vangelo oggi nel contesto attuale”.

L’arcivescovo Jozef Gorzynski, di Warnia, ricorda che la sua è una “metropolia di mezzo”, all’incrocio della linea che divideva il territorio polacco tra Russia, Germania e Austria. “Le differenze culturali sono forti e sono da considerare – dice – ma lavoriamo su un programma di nuova evangelizazione, cerchiamo di toccare molto i problemi dei giovani”. Un lavoro importante, e anche dalla forte tradizione, se si considera che il canonico più famoso della cattedrale di Warmia era un certo Niccolò Copernico.

Se lo sguardo è rivolto ai giovani, non vengono trascurate le tradizioni popolari, e in particolare la tradizione mariana.

L’arcivescovo Jedraszesky ricorda che questa “è molto profonda nella vita della Chiesa”, e, nel centenario di Fatima, “si farà di tutto per riscoprire l’appello a pregare il rosario che la Madonna ha fatto a Fatima. Siamo convinti che grazie alla protezione di Maria possiamo essere fedeli alla Chiesa e alla nostra fede”. Anche perché si festeggia anche il 635esimo anniversario di Jasna Gora, il santuario dove è custodita la Madonna di Czestochowa. “Un santuario che significa molto per la storia polacca, così come l’immagine, perché la tradizione vuole che sia stata dipinta da San Luca.

L’arcivescovo Gorzynski ricorda le apparizioni del santuario di Gietrzwałd, anche queste festeggiano un anniversario “tondo”, perché sono avvenute nel 1877. “Era una zona sotto la dipendenza dei tedeschi – ricorda l’arcivescovo di Warmia – ma la Madonna appariva e parlava in polacco. Sono le uniche apparizioni in Polonia confermate dalla Chiesa, le uniche delle 12 apparizioni della Madonna confermate della Chiesa. È interessante notare la continuità dei messaggi tra la Madonna di Gietzwald e la Madonna di Fatima”.

Per conto suo,’ l’arcivescovo Wojda ci ha tenuto a ricordare che nella sua diocesi, e in particolare a Sololka, c’è “un miracolo eucaristico di cui è approvato il culto: l’ostia è diventata un muscolo cardiaco. Dio ha dato così segni di fiducia nei confronti della nostra regione”. E poi ricorda la figura di Padre Popieluszko, un martire del XX secolo. Ma soprattutto, annuncia che c’è un processo di canonizzazione anche per la sua mamma, che “è sempre stata forte nella fede, nonostante tutto”.

Infine, il tema della pastorale familiare dopo Amoris Laetitia. L’arcivescovo Jedraszewski annuncia che ci sarà “un testo della commissione famiglia della Conferenza Episcopale Polacca” e che “il corpo di questo documento è profondamente legato con la tradizione”. L’arcivescovo Gorzynski afferma che “si cercano linee comuni, abbiamo ricevuto delle indicazioni, cerchiamo di metterle in pratica”. E l’arcivescovo Wojda chiosa: “Molto spesso i media hanno cercato di contrapporre la posizione di Papa Francesco con la posizione di San Giovanni Paolo. Biisogna ricordarsi che Papa Francesco ha detto che su argomenti teologici e morali e stato detto tanto, e che lui non vuole cambiare una virgola. Cerca solo di scendere nelle sofferenze della società di oggi, come si nota quando parla di Chiesa ferita, Chiesa ospedale da campo. Si tratta di cercare che medicina trovare per guarire questa società e aiutare le persone che ne soffrono tanto. Ci rendiamo conto quanto è difficile vivere le situazioni nelle grandi città dove la vita di fede è in crisi. La domanda è: come dare la possibilità di guarire da questi mali?”

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