Le qualità morali e spirituali del discepolo di Gesù. VIII Domenica del Tempo Ordinario

Gesù con i discepoli
Foto: Pubblico dominio
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Come conoscere un uomo? Attraverso quello che dice perché la parola rivela il suo cuore. Infatti, Gesù nel Vangelo di oggi dichiara la bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Servendosi di alcune parabole, molto brevi, il Signore ci aiuta a comprendere le qualità morali e spirituali che devono animare il discepolo di Gesù, soprattutto se è chiamato ad un compito di guida.

Innanzitutto il discepolo di Gesù deve vederci bene, non può essere una guida cieca. La domanda che emerge è: Chi è cieco? Gesù, naturalmente, parla di una cecità spirituale che è quella che impedisce di essere di aiuto alle persone e consiglieri credibili delle anime. Si è tali quando proponiamo alle persone, che cercano aiuto spirituale o si interrogano sul senso della vita, le nostre opinioni personali o i nostri ragionamenti e non la volontà del Signore da ricercarsi nell’ascolto della Parola di Dio e nella fedeltà al Magistero della Chiesa. Essere guide cieche è un pericolo reale. E come si può guarire dalla cecità?

Per essere una buona “guida” bisogna aver un buon maestro da imitare. Il cristiano ha un Maestro divino a cui guardare, da ascoltare e da seguire. Davanti a Lui nessuno può pensare di esserGli superiore e dunque di potersi a Lui sostituire. Non di rado, invece, alcune guide ritengono di potere superare il Signore Gesù e di avere il diritto di sostituirsi a Lui e proprio per questo sono cieche. Chi ascolta attentamente gli insegnamenti di Cristo, chi si pone fiduciosamente alla sua sequela, chi lo ama e rimane in Lui non sarà mai cieco, perché è continuamente richiamato alla conversione della vita.

Cristo è un maestro che non può essere mai superato dai discepoli e nessuno può coltivare l’ambizione o la presunzione di potersi sostituirsi a Lui. Ciò che, invece, ci viene richiesto è di aderire con sempre maggiore convinzione alla sua Persona in modo tale da divenire suoi imitatori e “servitori” fedeli della sua Parola.

Il terzo insegnamento del Vangelo tratta della pagliuzza e della trave. Ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio significa trovare il coraggio della correzione fraterna, facendo, tuttavia, attenzione ad evitare alcuni pericoli: usare grande indulgenza per noi stessi e grande durezza verso i fratelli, oppure mostrarsi più duri e impazienti di Cristo stesso nella correzione. Entrambi gli atteggiamenti rivelano una profonda ipocrisia perché vengono utilizzate misure diverse: una per sé e una per gli altri. E’ sempre più comodo vedere gli errori degli altri ed esigere la loro correzione anziché correggere e migliorare se stessi. Gesù ci chiede di guardare con occhi severi innanzitutto noi stessi prima di puntare il dito sugli altri.

L’ultimo insegnamento di Gesù ci porta a giudicare il valore di una persona e di un’esperienza dai frutti dalla loro condotta buona o cattiva. E’ vero che il cuore dell’uomo lo conosce solo il Signore, tuttavia quanto da esso deriva ne è come la manifestazione. Gesù ci richiama a non seguire ciecamente chiunque si presenta a noi, ma ad essere attenti, vigilanti, capaci di discernimento perché dal cuore emerge anche l’inganno, la malvagità, l’insincerità. Scrive s. Ambrogio: E’ una grande scuola di virtù quella che ti insegna a non cercare frutto dagli alberi infruttuosi, o ad attenderti una messa feconda da campi incolti”.

Il discepolo che aderisce fedelmente al suo maestro e ne accoglie le istruzioni impara a conoscere la meta della vita e la strada per raggiungerla, è capace di autocritica, può aiutare gli altri nella correzione e nella guida.

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