Le Stazioni quaresimali: Papa Sisto V riparte da Santa Sabina

Santa Sabina all' Aventino
Foto: OB
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I cardinali rimasero male quando Sisto V nel 1586 decise di andare a celebrare il Mercoledì delle Ceneri a Santa Sabina. Nel Cinquecento le messe papali si celebravano solo in Vaticano e spesso da un cardinale alla presenza del Papa.

Appena eletto nel 1585, Sito V decide di risuscitare la tradizione della Chiesa antica di celebrare le “stazioni” della Quaresima, quando, almeno nel VI secolo, il Papa ogni giorno della Quaresima celebrava la messa in una parrocchia romana. Sisto V decide di tornare a farlo, almeno il Mercoledì delle Ceneri e le domeniche di Quaresima. I cardinali, abituati alle comodità della Cappella Sistina e di San Pietro, protestano “per la gran scomodità che ne seguirebbe, se ben era in uso di dare al tempo antico quando la corte di Roma non era in la presente grandezza”.

In un manoscritto conservato alla Biblioteca Vaticana si legge che i cardinali avevano anche paura di prendere freddo: “La qual gita hor qua hor la, et così lontano, senza riguardo di buono, o coattivo tempo, astringerà i cortegiani a metter penura nelle valdrappe fruste, et a far più conto delle cappe spelate”.

Una “Chiesa in uscita”, quella di Sisto V, che sconvolge la Curia.

Esiste una testimonianza unica di questa riscoperta delle “stazioni” in un libro scritto proprio in quel periodo, nel 1588, da Pompeo Ugonio, dal titolo:“Historia delle Stationi di Roma che si celebrano in Quaresima”. Ugonio spiega la tradizione delle “stazioni”, che era stata rispolverata da Sisto V proprio in quegli anni, e descrive poi tutte le chiese stazionali. Si tratta di quelle parrocchie più antiche che in latino si chiamano “tituli” e ai quali ancora oggi sono legati i cardinali.

Di Santa Sabina, costruita nel V secolo e ancora oggi una delle chiese paleocristiane più famose di Roma, Ugonio racconta che Sisto V  “sapendo, come gl’antichi Pontefici erano soliti di andar personalmente alle stationi, & quivi far car cantar la solenne Messa, ha determinato ogni anno il primo giorno di Quadragesima venire a questa chiesa, non per solamente visitarla, come da molti anni indietro si costumava, ma per celebrarvi la Cappella Papale, assistente il Collegio di Cardinali, & tutta la Corte.”. Ma prima di farlo, decide di adattare la chiesa alla liturgia che voleva celebrare. Prima di tutto fa demolire un muro medievale che attraversava tutta la chiesa dividendola in due.

Sisto V ci teneva alla liturgia e aveva delle idee molto precise su come celebrarla. Riteneva che nella Chiesa antica il celebrante fosse rivolto verso l’assemblea. Per poterlo fare in Santa Sabina, racconta Ugonio, sposta l’altare: “ha eretto il nuovo altare sopra tre gradi di pietra, allontanandolo dalla Tribuna (cioè dall’abside) per tanto spatio quanto è necessario, & conveniente alla Cappela Papa, acciò il sommo Pontefice nel mezzo, & intorno i Cardinali possino sedere, & assistere al santo sacrificio della Messa”.

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