L'eredità di Paolo VI nella prima celebrazione della sua festa liturgica

Il beato Paolo VI
Foto: diocesi di Milano
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Per la prima volta si celebra la memoria liturgica del beato Paolo VI, e a presiedere la messa nella basilica vaticana è stato il cardinale Pietro Parolin segretario di stato vaticano appena rientrato dal viaggio negli Stati Uniti del Papa. Se la Chiesa “ha coscienza di ciò che il Signore vuole che Ella sia, sorge in lei una singolare pienezza e un bisogno di effusione, con la chiara avvertenza di una missione che la trascende, d’un annuncio da diffondere”, ha detto Parolin nella omelia citando la Ecclesiam suam, prima enciclica di Paolo VI, come riporta L'Osservatore Romano.

Al termine della messa Parolin si reca nelle Grotte Vaticane per rendere omaggio alle spoglie mortali di Paolo vi. Il 26 ottobre anche la diocesi di Brescia ricorderà Montini con una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Luciano Monari presso il santuario della Madonna delle Grazie.

La Chiesa è per sua natura missionaria ha sottolineato Parolin ripercorrendo le tappe della vita di Montini, il suo impegno per i poveri e per la pace nen mondo. Paolo VI, primo Papa  al Palazzo di Vetro il 4 ottobre 1965, fece risuonare il celebre grido “Non più la guerra, non più la guerra!” Concludendo il suo discorso alle Nazioni Unite e nella sua Enciclica Populorum progressio, Montini diceva all’intera umanità che £dobbiamo abituarci a pensare in maniera nuova l’uomo; in maniera nuova la convivenza dell’umanità, in maniera nuova le vie della storia e i destini del mondo secondo le parole di san Paolo: rivestire l’uomo nuovo creato a immagine di Dio nella giustizia e santità della verità (...). Mai come oggi, in un’epoca di tanto progresso umano si è reso necessario l’appello alla coscienza morale dell’uomo”.

Le preoccupazioni del beato Paolo VI restano purtroppo attuali anche nello scenario odierno. Papa Montini, conclude il segretario di Stato, ebbe sempre nel cuore due grandi amori: quello per la Chiesa e quello per l’umanità. È questa la sua eredità. Amò la Chiesa, nella sua realtà divino-umana, sapendola voluta da Cristo quale grembo di salvezza per l’intera umanità. “Alla vigilia del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, ha concluso il segretario di stato vaticano, mi sembra di dover cogliere nel magistero del beato Paolo VI un’attenzione profetica per l’umanità, con particolare attenzione alla famiglia, al matrimonio e ai coniugi stessi, uomo e donna, nella luce dell’amore e dell’apertura alla vita, in un’indissolubilità che proviene dalla sacralità stessa della persona e da un atto libero e responsabile degli sposi. La Chiesa attende una sapienziale e pastorale riflessione per offrire ai coniugi e alle famiglie una parola di concreta speranza nella verità e nell’attenzione evangelica, che sappia essere segno dell’amore di Colui che è l’autore dell’amore sponsale. Amore che è condivisione, reciproca attenzione, apertura alla vita, dignità donata e ricevuta”.

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