Letture, 9 novembre 1989 a trent'anni dalla caduta del Muro di Berlino

Rileggere la cronaca che è ormai storia per fare un bilancio

La Caduta del Muro
Foto: www.russiacristiana.org
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Quel lunghissimo giorno, seguito da un'altrettanto lunghissima notte, sembrava non avere mai fine, dava un senso di irrealta', perché l'impossibile stava accadendo, sotto gli occhi di tutti. Per tutti quelli nati dopo il 1961 il muro di Berlino era una realtà concreta,  inamovibile,  assurda -un muro che divideva una città nel cuore dell'Europa - ma presente. 

E ora,  accadeva che quel muro si sgretolasse, sotto le mani impazienti e scosse da un tremito di migliaia e migliaia di persone. Le famigerate guardie della agonizzante DDR osservavano, senza muovere un dito, eppure negli occhi di tutti c'erano ancora le immagini, affastellate negli anni,  di uomini e donne bersagliati dagli spari, mentre si arrampicavano sul muro, o correvano strisciando sotto la sua ombra. Nessuno ha sparato, quella sera, non si sentiva il rumore  delle armi, solo canti, musica, grida di gioia, ma i fantasmi del passato erano ancora lì, sia pure impalliditi dalle luci della festa.

Per chi ha vissuto "in diretta" quella giornata, le immagini arrivate da Berlino non sono mai sbiadite nel ricordo e nel senso di quello che stavano testimoniando. È diventato storia personale intrecciata strettamente con la storia universale.

Domani, appunto, si celebra il trentennale di quell'avvenimento che tanto profondamente ha segnato la storia contemporanea ed è stato gravido di conseguenze. Film, documentari  dibattiti, interviste, interamente dedicati al tema  sono riproposti in quantità dai media e  possono essere un valido contributo alla rievocazione e all'analisi di tutto quel che è accaduto. E naturalmente molti libri. Ne vogliamo segnalare qualcuno, come quello scritto da Jacques Rupnik,  intitolato "Senza il muro", che analizza le conseguenze di quel che è accaduto in Europa dopo quel crollo, di come sono cambiati gli equilibri politici e anche sociali.  Al crollo del muro di Berlino è seguita la rapida dissoluzione dell'Unione Sovietica, conseguenza epocale di quanto accaduto in Germania,  ma soprattutto punto di non ritorno  di un processo iniziato nel 1956 in Polonia e Ungheria. I regimi comunisti si sgretolavano,  mostrando il mondo devastato che lasciavano.

Persecuzioni, repressioni, universi carcerari, paura, vite spezzate. E infiniti contributi di sangue e di dolore per tentare di opporsi al totalitarismo, per insinuare crepe in quell'edificio  mastodontico e opprimente che era diventato il socialismo incarnato nell'Urss e nella Cortina di Ferro. I cristiani hanno avuto un ruolo di primo piano in questi anni di resistenza, di cui abbiamo,  fortunatamente,  ampia testimonianza.  Il capitolo forse meno conosciuto di questa terribile storia è proprio quello che riguarda la ex Repubblica democratica tedesca, la DDR,  e quanti sacrifici si siano consumati, all'ombra del muro che divideva in due Berlino. 

Nel libro "Le catacombe sotto il Muro. I cristiani dell'Est e la libertà ritrovata", di Francesco Stramazzi, attraverso le testimonianze di alcuni protagonisti, viene ripercorsa la lunga e tortuosa strada della transizione dal comunismo alla situazione attuale, intrapresa dai cristiani dell'Est, alla luce delle speranze suscitate proprio a partire dal quel crollo, dopo una difficile stagione di dure prove. Ogni Paese doveva affrontare una situazione diversa e diverse erano le idee su come assicurare vita e libertà alle rispettive Chiese. "C'era chi riteneva di non poter trattare con l'oppressione e proponeva di ritornare nelle catacombe, in attesa di tempi migliori", ricorda il cardinale Sodano,  uno dei protagonisti di cui si registra la testimonianza, "però c'era anche chi, proponeva che per aiutare gli incarcerati  si dovesse trattare con il  il carceriere".

Del resto, "Il muro di Berlino iniziò a crollare con il viaggio di Papa Wojtyła in Polonia nel 1979", ha ricordato Rocco Buttiglione, filosofo, studioso, con una lunga carriera anche in politica, in una recente intervista al quotidiano La Stampa. Nella quale si dichiara del tutto convinto che il muro di Berlino "non sarebbe caduto se non ci fosse stata la tavola rotonda polacca e le elezioni del giugno 1989, le prime elezioni (semi) libere in un paese comunista.  Tutto però è cominciato nel giugno 1979, quando Giovanni Paolo II è andato in Polonia. Li a Varsavia, in piazza della Vittoria, davanti a un milione di polacchi, ha detto che con l'elezione di un Papa polacco la Polonia era chiamata ad essere terra di una responsabilità cristiana particolare. E poi, congedandosi davanti alla folla immensa, ha invocato lo Spirito Santo:' Vieni e rinnova la faccia della terra'. Si è fermato un attimo e poi ha aggiunto:' Di questa terra'. Quella sera un amico, un grande filosofo, Josef Tischner,  mi ha detto: ' Qualcosa deve accadere. Nessuno sa cosa, ma nulla potrà essere come prima'". Una intuizione profetica,  avveratasi di li a poco.

Papa Giovanni Paolo II, futuro santo, Solidarność,  la perseveranza e il sacrificio di tanti, preti, suore,  operai, intellettuali,  madri e padri di famiglia, studenti, hanno dato ripetuti colpi contro il muro berlinese, contro i muri invisibili e invalicabili di cui era cosparsa mezza Europa,  che non hanno resistito a quella forza calma, convinta, sostenuta dalla fede.

Oggi, però,  si continuano a costruire muri, più o meno solidi, più o meno visibili, che rendono difficili le convivenze e la vita comune.  Come illustra il saggio di Giorgio De Ferrari,  "I muri che ci separano", in cui si ripercorre la storia recente e contemporanea, da Berlino al Messico,  proprio sotto l'ombra delle tante barriere che ancora separano popoli e territori.

Jacques Rupnik,  Senza il muro, Donzelli editore, pp.254, euro 25

Francesco Strazzari, Le catacombe sotto il Muro, edizioni Dehoniane Bologna,  pp.200, euro 9,99

Giorgio De Ferrari, I muri che ci separano, Edizioni San Paolo,  pp. 208, euro 16

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