Letture, chiudere gli occhi e guardare con la poesia di Elena Bono

Cento anni e cento poesie per celebrare la poetessa

La copertina del libro
Foto: Editrice Ares
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Lo sguardo viene catturato e tenuto avvinto alla sottile  forma di una betulla, mentre la sera scende a ricoprire della propria pesante coltre  ogni cosa e la luce si ritira in un luogo misterioso: in quell’immagine si trasfonde la verità della poesia, che è tessuta in pochi versi: “a poco a poco ciò che si ignora non fa più male;/ così semplicemente era tutto: chiudere gli occhi e guardare. Il tempo che lacerava il suo cuore è ora immobile/ sogno ed ha un attimo solo”.

La poesia da cui sono tratti questi versi è contenuta nella  raccolta antologica – la prima dedicata alla scrittrice  Elena Bono (1921-2014) – e deve appunto il titolo a quel verso ricordato. Parliamo di “Chiudere gli occhi e guardare. Cento poesie e cento anni”, pubblicato ora dalla casa editrice Ares in occasione del centenario della nascita di questa scrittrice e poetessa tanto poco conosciuta quanto, invece, lo meriterebbe. Di lei sono noti soprattutto il romanzo La moglie del procuratore e alcuni dei suoi racconti. Le poesie, invece, sono rimaste, negli ultimi decenni, quasi del tutto in ombra. Eppure la sua è una voce luminosa della poesia del secondo Novecento, senza dimenticare che le prime prove di Elena Bono, i suoi esordi negli anni Cinquanta, la fecero diventare rapidamente un caso editoriale.

Ma per lei la ribalta del mondo della cultura risulta  troppo affollata e “chiassosa”, troppo attenta a equilibri politici e giochi editoriali per farla decidere di partecipare a quella vita rumorosa e incandescente. Il suo modo di vedere le cose, il suo modo di concepire la vita e l’arte non sono assimilabili all’ideologia dilagante.  Dunque, lei preferisce vivere appartata, vivere e scrivere nella sua Liguria, terra non nativa ma scelta con tutto il cuore, a cui sempre rimarrà fedele. 

Da tempo si registra un’inversione di tendenza, con la riscoperta della sua opera. Dopo i capolavori di narrativa – il già citato  La moglie del Procuratore (2015) e Morte di Adamo e altri racconti (2016) - si prosegue con la pubblicazione di poesie scelte. Nel centenario della nascita, la selezione delle liriche segue il filo narrativo e tematico che caratterizza l’opera della Bono: il costante riferimento all’amato mondo classico; la Seconda guerra mondiale; la contemplazione della natura; la spiritualità dell’Oriente. E naturalmente lo sguardo fisso all’Eterno, che si cela dietro le immagini fluenti dello scorrere della vita.

Ecco come la poetessa descrive la visione dei mosaici di Ravenna, una visione di bellezza terrena che spalanca le porte all’Invisibile: ecco i “cieli d’oro” contro i quali “risplendono le candide vesti dei Santi,/estatici gigli/ e all’infinito ne fiorisce il giardino”. Questa visione di bellezza è segno che rimanda ad una realtà più vera, quella che rimane, al di là di tutte le tragedie e tutte le vicende umane, che sono destinate a finire, ad essere come “acqua” che si chiude sopra di noi. Ma quello che è la salvezza è proprio questo: “restare là dove è ciò che non muore, eternamente immuni d'ogni timore”. Ed è “dolce cosa ascoltar la tempesta, /sognare di Dio che è nei cieli/ dal profondo del mare”.

Una delle poesie più coinvolgenti e ricche di colori, di fascinazione e di magico flusso di parole è forse il componimento che ha al centro l’immagine di Fenicotteri. Anche in questo caso il momento colto è quello del crepuscolo, con “i suoi fuochi su le vette dei monti”. E già si avverte quel sapore d’antico, dei versi dei grandi greci, come Alcmane (“lì”dormono le cime dei  monti”), i “neri stagni” “ che rimandano “gelidi lampi d’argento” e d’improvviso esplodono le luci bianche dei fenicotteri, che bevono l’acqua nel buio, “lungamente si chiamano”, loro che non si fermano, che non apaprtengono ne’ alla roccia, ne’ alla palude, ne’ alla terra,  attendono solo la nottee i grandi cieli pieni di vento, /sognano il volo/ soltanto altissimo quieto/ e il lento migrare con gli astri/ in sciami lucenti”. L’incantamento di una lingua poetica che viene da lontano e si alza in volo verso il cielo.

Curatori del volume sono Stefania Segatori, dottore di ricerca in Letteratura moderna e contemporanea; Silvia Guidi, giornalista dell’Osservatore Romano e Francesco Marchitti, saggista e autore teatrale. Del poeta e saggista Nicola Bultrini è la prefazione, in cui si legge: “I grandi scrittori nutrono un rispetto sacro per la parola. (…) La parola è realtà, la realtà diventa parola. È il logos, il verbo che sta all’inizio di tutto. Ne derivano di necessità scelte rigorose, consapevoli, sofferte. E che sempre hanno come esito una musica, un canto: una poesia, appunto… Ecco, la lingua di Elena Bono è tutto questo”.

Elena Bono, Chiudere gli occhi e guardare, edizioni Ares,  pp. 192, euro 15

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