Letture, i segni del Cielo secondo Vittorio Messori

La copertina del libro
Foto: Mondadori
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Il nostro mondo ci appare spesso  triste e desolato, il male sembra avere il sopravvento. Le brutte notizie incalzano, scandali, abusi, menzogne...ma davvero è tutta qui la realtà?  

 

Ci sentiamo soli e abbandonati, sotto un cielo che ci appare lontano. Eppure, il cielo sopra di noi non è muto, ci parla,  ci lancia messaggi continui,  che però non siamo più capaci di vedere, di interpretare. Avere questa certezza,  invece,  ci aiuterebbe a vivere con più serenità e pienezza,  anche se le nostre croci,  e quelle del mondo, si deve continuare a portarle.

 

L'ultimo libro di Vittorio Messori vuole dare ragione di questa speranza, che è anzi presentata come una certezza. Parla di segni tangibili che arrivano dall'alto, piccoli miracoli quotidiani che troppo spesso liquidiamo come "coincidenze" o  ai quali non diamo peso. "Quando il cielo ci fa segno", edito da Mondadori, infatti, intende ricordare con chiarezza che bisogna alzare lo sguardo verso l'alto, cercando di dare una dimensione più profonda e attenta al soprannaturale. Anche la Chiesa deve recuperare questa dimensione, avverte Messori, perché se è vero che, come dice Papa Francesco, la Chiesa è "un ospedale da campo", attenta ai bisogni concreti degli uomini, la sua missione primaria è prendersi cura della salvezza delle anime e del loro destino più autentico. 

Per aiutarci a ricordare l' essenziale dimensione trascendente, l'Aldila' ci manda dei segni, a volte vistosi, come i miracoli, le apparizioni, a volte piccoli, privati, che spesso e volentieri vengono ignorati o di cui addirittura ci si vergogna e si cerca di dimenticarsi o ridurre all'insignificanza. Non è quindi vero che il Cielo non ci parli, che Dio non si voglia mostrare, ma siamo noi ad essere sordi, oltre che ciechi.

 

Messori racconta episodi che lo hanno coinvolto personalmente e che descrive con concretezza, da cronista legato ai fatti oggettivi e da studioso razionale,  certo non da visionario o misticheggiante. Racconta della telefonata ricevuta nel cuore della notte,  quando era un giovane "liberal" fresco di studi universitari, dallo zio defunto da un anno esatto, episodio a cui lui stesso non vuole dare alcun significato, in quel momento.

 

E l'incontro  a Torino, in un brutto momento di sconforto, con uno strano pensionato che gli risolleva il morale e che poi risulterà svanito letteralmente nel nulla. E una ragazza, altrettanto evanescente,  che in Germania,  durante la guerra, aiuterà ben concretamente il padre dello scrittore, alle prese con la fame più nera. Messori poi descrive accuratamente un episodio particolarmente enigmatico, in cui entra in gioco il valore del sogno, che noi "moderni" abbiamo completamente devitalizzato o ridotto a puro simbolismo erotizzante, sull'onda di Freud e di certa psicoanalisi spiccia.

 

Il sogno lo ha fatto, più di un  anno fa, la collaboratrice domestica di casa Messori: in questo modo  il beato Francesco Faa' di Bruno, marchese e scienziato che nella Torino ottocentesca dedicò la propria vita a soccorrere soprattutto le vere proletaria dell'epoca, ossia le "serve", ha voluto sollecitare lo scrittore, suo biografo devoto, a partecipare a un convegno, di grande importanza, proprio dedicato al beato. Messori temporeggiava, a causa di problemi di salute e di altre sue perplessità,  ma quel sogno spazzo' via ogni dubbio.

 

Nelle coinvolgenti pagine di questo libro che sfugge ad ogni classificazione precisa, si incontrano poi personaggi straordinari,  di fama senza confini, come Padre Pio, e poco noti, come la mistica austriaca Maria Simma,  che si potrebbe definire prosaicamente la "postina delle anime del purgatorio", che le comparivano davanti chiedendole di portare messaggi ai parenti ancora in vita e  hiude do un aiuto in preghiere per poter accorciare il periodo di espiazione ultraterreno. Messori ha conosciuto personalmente la Simma e ne ha ricavato un'impressione di profonda fede, carità e autenticità.

 

I santi:  ecco una presenza che dovremmo sentire ogni giorno forte e chiara. I santi ci sono vicini, se noi ci rivolgiamo a loro con fiducia. Messori dichiara di farlo costantemente,  anche per piccole cose, come ritrovare qualche oggetto perduto, o come superare una difficoltà quotidiana che potrebbe creare un grave problema: ad esempio non trovare un parcheggio in tempo per non perdere l'appuntamento con un dottore o per una visita medica fondamentale.  

 

Non bisognerebbe liquidare  questo atteggiamento di "affidamento" quotidiano come un residuato di fede antiquata e poco "adulta", ma viverla come appunto la comunione con i santi che rende la Chiesa una viva rete di affetti e di unione  tra cielo e terra. Anche gli angeli custodi fanno parte di questa grande famiglia di cui facciamo parte ma che spesso non vogliamo riconoscere. Ci sono accanto, ricorda Messori, sono al  nostro fianco, ci proteggono, anche se noi giriamo lo sguardo da un'altra parte. 

 

In questo libro troviamo un senso di conforto, tanto più necessario di questi tempi, e la constatazione che il mondo è molto più vasto di quel che crediamo, così come i confini della vita, che noi ci illudiamo di aver spostato più in la' per il solo fatto di usare ipertecnologie o di viaggiare sempre più freneticamente. Non a caso è la massima di Blaise Pascal a fare da ideale fil rouge lungo le  pagine di questo viaggio nella meraviglia "nascosta", ma neppure troppo, dell'esistenza: "L'ultimo passo della ragione umana è riconoscere che vi è un Mistero con una infinità di cose che la superano".

   

 

Vittorio Messori,"Quando il cielo ci fa segno", Mondadori editore, pp.152, 17 euro

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