Letture, il cappuccino che era generale diventerà beato? La storia di Padre Chiti

Padre Gianfranco Chiti
Foto: orvietonews
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Una vita che sembra ispirata da un romanzo o che puo' ispirare un romanzo. E' la vita di Gianfranco Maria Chiti, soldato leale, che ha seguito la carriera militare fino ai gradi piu' alti, attraversando guerre, persecuzioni, orrori di ogni genere, ma anche di grandi atti di coraggio, la prigionia, per poi approdare alla scelta di diventare frate. Da un esercito militare all'esercito di Dio. E non solo, la storia va oltre, oltre la vita e la morte: ora frate Gianfranco si avvia a salire la lunga scala che porta alla santità.

La Chiesa infatti lo ha già riconosciuto come Servo di Dio e domani, 30 marzo, nel Duomo di Orvieto si celebrerà la solenne cerimonia di chiusura della fase diocesana della Causa di beatificazione del frate-soldato.

Per conoscere meglio questa appassionante storia, e a corollario dell'evento di chiusura della fase diocesana del processo, le edizioni Ares  di Milano hanno pubblicato due volumi che presentano la vita, le opere, gli scritti, le sofferenze e le grandezze di Gianfranco Chiti.

Uno si intitola "Gianfranco Chiti. Il Generale arruolato da Dio", scritto da Vincenzo Manca, generale dell'Aeronautica e senatore, con una prefazione di Gerardo Bianco. Il secondo volume, "Gianfranco Chiti. Lettera dalla prigionia (1945)", opera dello storico padre Rinaldo Cordovani, anch'egli cappuccino, con prefazione di monsignor Santo Marciano', ordinario militare per l'Italia.

Il nostro eroe, nato nel 1921 in seno ad una famiglia benestante di Gignese, in provincia di Verbania, diventa in breve tempo ufficiale dei Granatieri di Sardegna, poi parte volontario nella campagna di Russia, capace di rischiare la vita per quelli che vede in pericolo intorno a se', come quando mette in salvo partigiani ed ebrei, fra i quali Giulio Segre e suo padre, con molte medaglie conquistate sul campo.

Ma quando, nel 1943, in Italia tutto crolla drammaticamente, l'ufficiale deve affrontare un'altra dolorosa esperienza. Infatti sceglie di far parte dellaRepubblica Sociale Italiana, essendo convinto che come soldato il suo dovere è quello di rispettare le gerarchie e gli ordini dei superiori e convinto anche che in un momento dolorisissimo e difficile per l'Italia sarebbe stato meglio rimanere al proprio posto. E a riprova della sua buonafede ci sono appunto i numerosi casi in cui Chiti ha rischiato il tutto per tutto per salvare ebrei e partigiani.

Sempre sorretto da una fede profonda, che lo sostiene anche nei momenti più difficili, da una profondità interiore non comune.  Le lettere scambiate in quel periodo, esaminate nel libro citato, lo testimoniano ampiamente. Nell'immediato dopoguerra, per qualche mese, deve infatti affrontare il carcere, a causa della sua scelta per la Rsi.

Poi la sua carriera continua. Divenuto generale di Brigata dei Granatieri di Sardegna, riveste incarichi di primo piano nelle scuole militari e in alti comandi, fra cui lo Stato Maggiore a Roma. Nel 1978 si congeda dall'esercito e qualche anno dopo si "arruola" come sacerdote nell'ordine dei Padri cappuccini.

Sceglie in particolare un convento di Orvieto, che decide di restaurare. E nel 1990 ne viene riconsacrata la chiesa, dedicata a San Crispino da Viterbo. Anche in questa impresa si getta con generosità e con energia, convinto della necessità di perseguire il suo scopo. La sua vita trascorre con dedizione, povero tra i poveri, dedito alla preghiera e al sostegno  spirituale delle moltissime persone che si rivolgono a lui. Con il suo saio sempre più logoro, la barba bianca, il sorriso gentile, diventa una figura amata e popolare.

Senza mai rinnegare il proprio passato, anzi sottolineando che la vita militare non è una scelta di "morte", la guerra è una costrizione, e  anche in guerra  si può scegliere di proteggere i deboli e gli indifesi. Essere soldati, ha spiegato molte volte, può essere una scelta  di educazione, di rigore, di coraggio, di impegno. Non rinuncia al suo sguardo franco, aperto, senza condizionamente. Sempre,  fino alla morte,  avvenuta nel 2004.

La storia però non si ferma qui. I suoi amici, i suoi figli spirituali, i suoi estimatori, raccolti in una associazione, chiedono insistentemente l'apertura del processo di beatificazione e canonizzazione, fino ad ottenerla. E domani si festeggerà questo nuovo capitolo del romanzo della vita di Gianfranco Chiti.

 

Vincenzo Manca, "Gianfranco Chiti. Il Generale arruolato da Dio", edizioni Ares, pp.256, euro 16,90

Rinaldo Cordovani,  "Gianfranco Chiti. Lettera dalla prigionia ( 1945)", edizioni Ares, pp.248, euro 16

Ti potrebbe interessare