Letture, il diario di una perpetua di campagna, che crede ancora ai preti

Le piccole grandi fatiche della vita di una parrocchia raccontate con amabile ironia

La copertina del libro
Foto: Edizioni San Paolo
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La colazione di prima mattina, le pulizie, il pranzo, la cena, un’occhiata alla chiesa per qualche intervento “urgente” (addobbi, pavimenti da lucidare, commissioni da fare). E poi le feste in parrocchia, i mercatini, tutte le iniziative del vulcanico Prete Giovane, senza dimenticare la sua famiglia, i figli, i nipoti, e i pensieri rivolti costantemente all’amato marito scomparso: questa è la vita piena, pienissima della nostra eroina, perpetua di una parrocchia non meglio identificata ma più che reale, nella provincia italiana.

Non ho mai conosciuto una "Perpetua" felice di essere chiamata in questo modo”, spiega la protagonista e voce narrante dell’ultima fatica letteraria di  don Diego Goso (prolifico e seguito autore di romanzi e saggi) che si intitola  Diario di una perpetua di campagna sottotitolo sottilmente allusivo: Una vita con i preti e…ci crede ancora -  che , in un ulteriore gioco di rimandi letterari, fa eco al celebre romanzo di Bernanos, al suo “Curato di campagna”. 

Il tono, però, è tutt’altro che drammatico, venato di ironia bonaria,amichevole e affabulatorio. E molto consolatorio. Per raccontare  le piccole, grandi fatiche quotidiane, la sfida di far vivere – non solo sopravvivere -  la parrocchia e di renderla sempre un punto di riferimento per tutti. L’alternarsi di parroci, definiti scherzosamente Prete Vecchio e Prete Giovane, diversi ma ugualmente votati alla fedeltà della propria vocazione, i litigi, i battibecchi, i contrasti, la fatica di ogni giorno, ma anche la felicità di un’esistenza che non perde mai il proprio senso, la chiesa che resta il segno di una Presenza diventata carne e sangue in mezzo agli uomini, anche oggi, in questi aridi anni Duemila.

Per tornare alla perpetua, alla sua figura,  ci si è sforzati di chiamarla – in tempi di  politically correct spinto -  in vari modi alternativi: familiare del clero, collaboratrice del parroco, responsabile della casa parrocchiale. Eppure  nel libro la protagonista, che annota nel suo diario quotidiano gli avvenimenti minimi e importanti della vita parrocchiale,  non ha problemi a farsi chiamare così: donna soddisfatta del proprio servizio al parroco, e davvero perpetua, ossia sempre presente, disponibile, senza orari, senza preconcetti.

Un miraggio, un ideale? In realtà i  personaggi sono ricreati, riplasmati, diremmo, ma  tratti di peso dalla realtà, tracciano un racconto vivido, venato di umorismo, che si trasforma anche un omaggio alla figura del sacerdote, a quella della sua "custode" e a un  microcosmo non ancora del tutto scomparso, anzi vivo  e vegeto, soprattutto nelle nostre province che sembrano sempre in via di definitivo spopolamento e invece possiedono una vitalità insospettabile.

Un “piccolo mondo antico”, quello descritto nel romanzo, fatto ancora di piazze, bar popolati fino a sera, dove si chiacchiera, si beve, si gioca a carte, si litiga, e poi la chiesa, l’oratorio, le feste, le botteghe, i campi coltivati…Senza trascurare la più stretta attualità: l’ombra della pandemia si allunga sui giorni tumultuosi vissuti in canonica.

 Perpetua, Perpetua!” è il grido costante di don Abbondio, che ricorre lungo l’epopea dei Promessi Sposi, richiamandola ai propri “doveri”, per rimproverarla, soprattutto della sua tendenza alla chiacchiera, per chiedere disperatamente aiuto. Perpetua era un nome proprio, scelto da Alessandro Manzoni per quel personaggio femminile così particolare e che da rilievo al registro “comico” del romanzo, diventato tanto popolare che il suo nome si è trasformato nel termine universale per indicare le donne che si occupano del parroco e delle molte esigenze della sua parrocchia. Con una accezione spesso negativa, legato a quella figura bistrattata, sottovalutata, ridotta a volte a macchietta. Una presenza ridotta,  che sembrava prossima alla totale estinzione, che però  sopravvive e che anzi sembra essere ripresa in considerazione, complice anche la grande crisi che stiamo attraversando e che fa riscoprire mestieri prima accantonati.

Ma la protagonista del romanzo di don Goso non si rifiuta di essere chiamata con il nome di Perpetua. Ne è in un certo senso orgogliosa, conscia dell’importanza del suo ruolo e di far parte di una storia e di una tradizione che sono al centro della nostra vita di comunità.

Diego Goso, Diario di una perpetua di campagna. Una vita con i preti e…ci crede ancora, Edizioni San Paolo 2021, pp.192, euro 16

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