Letture, la chiave del regno dei Cieli nel missionario di Archibald J.Cronin

Rileggere un grande classico quanto mai attuale di fronte all'inadeguatezza di oggi

La copertina del libro
Foto: Bompiani
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Per quanto si sforzi, per quanto preghi incessantemente, per quanto sia fermamente convinto di dover seguire la propria strada, sembra che ogni azione di padre Chisholm sia destinata al fallimento.

La spinta che connota l’intera sua esistenza è l’amore, amore verso gli altri, soprattutto i più deboli ed emarginati, i quali, ne è profondamente certo,  rappresentano  il volto di Dio fattosi carne e sangue  per abitare in mezzo agli uomini. Non è affatto un debole, ne’ incline all’eterodossia, è un uomo umile e fedele, che sente “la Chiesa tutt’intorno a me”, che lo abbraccia. Ma non vuole chiudere gli occhi davanti alla realtà, alle debolezze dei  pastori e dei fedeli, alla vuota abitudine che finisce per appiattire e inaridire la vita spirituale e il rapporto con gli altri. 

E’ capace di suscitare grande ammirazione, e immutabili amicizie. Eppure praticamente tutto quello che cerca di costruire sembra segnato dal fallimento e dalla perdita. Fin dalla più tenera età, quando i suoi genitori muoiono in un incidente terribile. Nasce e passa la prima adolescenza nella Scozia povera e inquieta della fine dell’Ottocento, passando anni terribili presso la famiglia del nonno, costretto a lavorare in condizioni inumane nonostante sia poco più di un bambino. Poi gli anni in un collegio cattolico, l’amore timido e incerto per una ragazza la quale, di errore in errore, finisce per suicidarsi, gli anni duri del seminario, le prime esperienze in diverse parrocchie caratterizzate da difficoltà, incomprensioni, solitudine, le ostilità che riesce a suscitare  proprio a causa della sua onestà e purezza. Dolori, lutti, ma anche speranze, entusiasmi, amicizie. 

Viene mandato in Cina come missionario: anche in questa terra lontanissima si ripete il “copione”: difficoltà di ogni genere, lutti, tra carestie, alluvioni, guerre, povertà, rancori. Eppure, costruisce con le proprie mani una chiesa, una casa per i bambini abbandonati, arrivano tre suore ad aiutarlo. La chiesa crolla, le suore non vanno proprio d’accordo e la superiora, una donna di nobili origini tedesca, lo tratta con disprezzo e rancore. Ma lui ricomincia, sempre, si china sulle rovine e ricomincia. Finalmente la sua missione inizia  a prosperare e a dare frutti, ma il povero sacerdote viene considerato ormai troppo anziano e ammalato e dunque rispedito in patria, isolato, in povertà, con una sola richiesta che vogliono negargli: quella di poter occuparsi di un orfano segnato dalla tragedia. Una vita di fallimenti, dunque? Alla fine del racconto la sensazione, invece, è quella di aver incontrato una delle figure di sacerdote più riuscite della letteratura, così autentica da desiderare che egli sia realmente esistito.

Padre Francis Chisholm è il protagonista del romanzo “Le chiavi del Regno” di Archibald J.Cronin. Un romanzo ingiustamente finito nel dimenticatoio, un po' come il suo autore, che invece, fino agli anni Ottanta, è stato molto letto e amato, grazie  anche al cinema e agli sceneggiati (allora si chiamavano così le odierne fiction), che abbondantemente hanno attinto alle sue trame.  Anche “Le chiavi del Regno” è stato trasformato in un film di grande successo, soprattutto per l’interpretazione di Gregory Peck.

Dimenticati, oggi. O almeno, in gran parte ignorati, i libri di Cronin. Invece sono da riscoprire e da consigliare vivamente. Soprattutto in questi tempi stranianti in cui viviamo. In particolare proprio il romanzo dedicato a padre Chisholm: un valido “scudo” contro l’attacco quotidiano di cumuli di sciocchezze e banalità che quotidianamente ci troviamo davanti. Una lettura davvero confortante, dal punto di vista della qualità squisitamente letteraria molto valida, con l’acutezza delle descrizioni dei personaggi e la poesia della rievocazione di paesaggi e di situazioni.  Un reale viatico contro lo sconforto e il senso di inadeguatezza che costantemente ci perseguita. 

Attraverso le tribolazioni, ma anche le gioie profonde del padre missionario, traspare la volontà di accettare quello che misteriosamente viene posto lungo il cammino della vita, nella certezza che neppure un grammo d’amore andrà perduto. E di capire che non esiste una linea diritta da seguire, nella vita di ciascuno; si naviga tra secche e mare aperto, tra tempeste e vento buono, si tocca terra e poi si naufraga. Francis Chisholm è un uomo la cui fede non si nutre di dogmi e di abitudini, ma di una sorta di continua lotta, contro dubbi e prove. Sopra ogni cosa, come spiega il vescovo suo amico e ammiratore, unico fra le gerarchie, “piena di umane tenerezze. Tu avverti la differenza che corre tra pensare e dubitare”.

Cronin non mette certo in scena l’happy end, non vuole convincere del fatto che bisogna credere ciecamente in quello che si fa, il che permetterebbe di ottenere tutti i risultati sperati. Che “tu puoi fare quello che vuoi, i tuoi sogni, se ci credi, si avvereranno”, i mantra che ci vengono ammanniti dal pensiero dominante della nostra cultura contemporanea. Comportati bene e gli altri ti vorranno bene: neppure questo è sicuro, anzi, il più delle volte, il bene che fai si rivolterà contro di te. 

Allora, tutto è inutile? No, per niente. La “chiave del Regno” è nella croce, il segno tangibile della Grazia  il più delle volte è nascosto, arriverà quando ormai l’uomo si sente travolto e sconfitto, ma arriverà, come la mano di un bambino abbandonato che si aggrappa a quella del vecchio sacerdote tribolato, mentre insieme si avviano sereni verso il fiume e rendere grazie a Dio che “ha creato i pesci e ha mandato noi quaggiù a pescarli”.

 

ArchibALD j. Cronin, Le chiavi del Regno, Edizioni Bompiani, pp. 412, euro 8,50

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