Letture, la preghiera respiro dell'anima e della liturgia

Parazzoli e Marshall, due scrittori alle prese con la liturgia

Preghiera
Foto: Aci Group
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E’ scesa la notte, una notte silenziosa a Lourdes. Ferruccio Parazzoli, scrittore, saggista, una delle voci più limpide ed autorevoli della nostra letteratura contemporanea, si trova nella sua stanza, turbato, pieno di pensieri. Alza lo sguardo e in fondo alla stanza vede don Attilio, un sacerdote che aveva accompagnato la sua infanzia e adolescenza. Non è la prima volta che si trova in sua compagnia.

E’ morto da molto tempo, ma ha preso l’abitudine di venire in visita, di ascoltarlo, di parlargli, come faceva un tempo, da vivo. E’ una delle presenze abituali, che lo scrittore ritrova spesso lungo il suo cammino quotidiano. Don Attilio, questa vota, ha in mano una antica raccolta cistercense di inni. “E’ ora che venga a cantare anche tu”, gli spiega il sacerdote, “Cantare alimenta l’ossigenazione del cervello. Modulazione del respiro, vecchio trucco orientale: Ma noi siamo cattolici e diciamo soltanto che ci piace cantare. Abbiamo dei begli inni, perché non cantarli? Nessuno canta più nelle nostre chiese, l’hai notato? Lasciano fare al sagrestano, a qualche brava donna o al gruppetto di giovani con le chitarre. Una pena. Stanno in chiesa come se non avessero corpo. Lo lasciano lì, inerte, senza sapere che fare delle braccia e delle gambe. Se non glielo dicessero ogni volta, non saprebbero neppure se stare seduti o in piedi. Il fiato, poi, se lo fanno uscire a stento dalla bocca. Eppure si crede prima con il corpo che con la mente”. 

Questo incontro, e questo richiamo, sono il preludio ad una esperienza di preghiera e di liturgia talmente appaganti che l’autore si convince, in un certo senso, di non aver mai pregato veramente fino ad allora. Colpisce profondamente la narrazione di  Parazzoli nel suo ultimo libro, dal titolo “L’angelo, la mosca e l’anima”, uscito qualche mese fa per le edizioni Paoline. Il percorso è quello tracciato tra le amate presenze-assenze di due preti maestri, conosciuti e amati da ragazzo, di una bimba morta a pochi anni di vita, le giornate trascorse a Lourdes, i “profondi silenzi” vissuti accanto ai monaci cistercensi dell’abbazia di Piona, sul lago di Como. Ed è nel racconto di questi percorsi interiori e concreti che si rincorre il grande tema della preghiera e della bellezza della liturgia, un invito a riscoprirne non solo la grandezza e la bellezza, appunto, a confronto con la sciattezza e la banalizzazione a cui viene ormai sottoposta, ma la necessità, il bisogno estremo che ne ha l’uomo. Parazzoli descrive con limpidezza quel che accade quando comincia a cantare gli inni con i monaci di Piona: il ritmo che guida il corpo, il canto che di venta quasi naturale, il sentirsi parte di un Tutto dove ogni cosa ha senso senza dover trovare una spiegazione ad ogni costo, “ero consapevole per la prima volta di come il pensiero fosse un carro pesante che ci ostiniamo a trascinare”.

Proprio qualche giorno fa papa Francesco ha ricordato che senza liturgia, il cristianesimo “è senza Cristo”, intimistico, perché i riti liturgici, la Sacra Scrittura e i sacramenti sono “mediazioni concrete” per arrivare all’incontro con il Signore, “presente nello Spirito Santo attraverso i segni sacramentali”. Il cristiano quindi non può affidare solo alla preghiera personale e spontanea il suo rapporto con il Signore, attraverso una spiritualità che ignora le liturgie pubbliche. Perché proprio la liturgia è l’atto “che fonda l’esperienza cristiana tutta intera, e perciò, anche la preghiera”.

 Questo “filo rosso” sulla liturgia ci porta anche alle pagine di un altro autore, riletto di recente, ossia Bruce Marshall. In uno dei suoi romanzi più famosi, “Il mondo, la carne e padre Smith” -lettura che consigliamo caldamente proprio in questi giorni difficili – il protagonista, il modesto ma acuto padre Smith, parla con il suo vescovo della preghiera e della liturgia, mentre sono insieme in uno sgangherato tram ad Edimburgo, agli inizi del Novecento. Si discute della preghiera liturgica che spesso, già a quei tempi, viene criticata perché la ripetizione tende a renderla vuota di senso, una formula ripetuta a memoria… Ma il vescovo ribatte: “A me sembra che neppure il peccatore più incallito possa pronunziare la purissima poesia delle orazioni della Chiesa senza che la sua anima venga in qualche modo nobilitata da quella musica. (…) Io, ogni volta che contemplo la sfacciata bruttezza delle nostre città industriali, ringrazio dal profondo l’Onnipotente che ha dato alla sua Chiesa riti e cerimonie di tale squisita bellezza. La gente non vuole pane e circhi, vuole poesia e preghiera”.

 

 

Ferruccio Parazzoli, L’angelo, la mosca e l’anima, Edizioni Paoline, pp.98, euro 12

 

Bruce Marshall, Il mondo, la carne, e Padre Smith, Jaca Book, pp.268, euro 15

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